Governo Monti.Partono le liberalizzazioni degli ordini professionali, si prospettano rivoluzioni anche per i giornalisti

0

 

Dopo l’approvazione della contestata manovra ‘Salva- Italia’, il governo ha dato avvio alla fase della crescita economica. Il primo passo, che è anche lo scoglio più arduo da superare è proprio quello della liberalizzazione degli ordini e delle categorie professionali, invocata da anni e sempre oggetto di aspre polemiche, dibattiti e resistenze. In questi giorni il Presidente Monti sta incontrando i rappresentanti delle categorie allo scopo di divenire ad un accordo bilaterale che venga incontro il più possibile alle esigenze di tutti. (Pier Francesco Bello)

Come ben si ricorderà,  si tentò già nel 2006,  con un pacchetto di misure ad hoc,  di liberalizzare gli ordini professionali, anche se il provvedimento poi approvato in sostanza risultò nettamente diverso rispetto al progetto iniziale proprio per le resistenze incontrate. Le liberalizzazioni che il governo vuol proporre riguardano svariate categorie professionali: notai, farmacisti, tassisti, benzinai, avvocati e non da ultimo anche i giornalisti. Liberalizzare vorrebbe dire innanzitutto aumentare il numero di coloro che esercitano una determinata professione, rendere più facilmente accessibili le relative abilitazioni e licenze per esercitare, rivedere le modalità di retribuzione dei singoli professionisti, consentire ad alcune categorie(esempio i benzinai) di vendere altre tipologie di prodotti che non siano quelli strettamente legati all’attività che svolgono.

L’idea della liberalizzazione come volàno per rilanciare l’economia parte dalla constatazione che alcune categorie sono nettamente privilegiate soprattutto nel trattamento retributivo e godono di svariati privilegi. Se questo è vero per alcuni, come notai e farmacisti i quali ottengono forti introiti in virtù del numero ridotto di esercenti, il problema è più complesso per altri ordini professionali come i giornalisti.

 

Il problema delle liberalizzazioni,  soprattutto quella dell’Ordine dei gGornalisti è stato affrontato con taglio estremamente scientifico e giuridico da Franco Abruzzo, ex Presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia e autore di svariati contributi bibliografici sulla tecnica giornalistica. In alcuni articoli da lui pubblicati sul ‘Sole 24 Ore’ e sul suo sito personale, Abruzzo ha spiegato con estrema chiarezza il problema, mostrando come in realtà gli ordini professionali siano stati già in parte colpiti dalla legge 138 e 148/2011 che ha introdotto ‘i consigli di disciplina’ e la formazione continua per gli esercenti. Nell’ordine dei giornalisti le novità più clamorose riguardano la perdita del potere disciplinare e la cancellazione dell’albo dei pubblicisti.
 
Dopo 83 anni (i pubblicisti naquero con un Regio Decreto del 1928) questa categoria che tanto contributo ha dato al giornalismo italiano, come ha affermato la sentenza 11/1968 della Corte Costituzionale– ‘ Il giornalismo vive soprattutto attraverso l’opera quotidiana dei professionisti e si alimenta anche del contributo di chi ad esso non si dedica professionalmente’– viene cancellata, tagliata come un ramo secco!

 

Purtroppo negli ultimi anni si sta enormemente diffondendo la malsana opinione, che sta diventando sempre più vasta, per la quale tutto ciò che non produce in modo immediato, continuo e abbondante grossi proventi e risultati deve essere eliminato perché inutile e costoso. Eliminando la figura del pubblicista o assimilandola ad un professionista, il giornalismo italiano sarà più povero di contenuti e contributi.
 
Le liberalizzazioni, se da un lato mirano a rendere più fluida la ‘macchina’ delle categorie al fine di adeguarle ai tempi, dall’altro rischiano di far perdere di vista il ruolo fondamentale che gli Ordini ricoprono, cioè quello di garantire serietà e deontologia professionale a tutto vantaggio degli utenti.