Comandante non mollare. Meta continua a difendere Schettino

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In paese glielo hanno sempre detto: «Franco sei il più bravo di noi, sei il migliore, sei il top». E poi «Franco, tu sì che puoi fare carriera, vai a lavorare alla Costa». E alla Costa Francesco Schettino c’è andato davvero. È diventato comandante, «ha sfidato i mari del Nord». E ora che a Meta Schettino è tornato piegato dall’accusa peggiore per un uomo di mare, e cioè aver causato un naufragio, aver abbandonato la nave, aver provocato la morte di persone, in paese a tutti sembra quasi mancare il fiato. Soprattutto, Meta non ci sta ad accusare il suo comandante. Che ieri, non a caso, è stato definito così: un eroe. A difendere la sua casa e la sua famiglia ieri mattina in via San Cristoforo è arrivato pure un assessore, quello al Bilancio, Giuseppe Tito, che in paese chiamano l’imperatore. Si è piazzato davanti a casa: «Schettino è persona degnissima», ha detto fermo. E poi, «tutti lo hanno già condannato ma nessuno dice che ha salvato 4200 persone». E poi ancora: «Lui è un eroe». In serata, invece, sono arrivati tre 19enni. Hanno affisso, proprio davanti al portone, uno striscione con la scritta «Comandante non mollare», perchè, hanno spiegato, «deve sapere che noi siamo con lui». Chi lo ha visto, nel cuore della scorsa notte, Francesco Schettino lo ha descritto così: «Provato, certo, ma sereno, perchè lui ci ha detto che ha fatto il suo dovere», racconta un vicino di casa. Ai suoi amici ha ripetuto che ha «fatto un errore nella manovra ma che non è scappato dalla nave». E poco dopo, la stessa storia è stata raccontata anche dal cognato, Maurilio Russo. «Lui è sceso dalla nave per controllare i danni, altro che fuga», premette. E nel caso qualcuno non avesse capito il concetto, aggiunge: «Ha evitato una tragedia, poteva andare molto peggio».