Meta. Vicenda Schettino- Lettera aperta

0

Meta – Vicenda Schettino – Lettera aperta

Egr. Direttore,

da semplice cittadino, mi sono sentito in dovere, non per protagonismo ma sconcertato dal disastro accaduto  nelle acque toscane, di fare una modesta ma sentita riflessione su come la società e gli organi informativi stiano vivendo questa immane tragedia.

Premetto che non conosco il comandante Francesco Schettino e soprattutto non giustifico, se saranno confermati, i suoi errori; ma pur immedesimandomi nel dolore che hanno subito le famiglie colpite in prima persona da questa sciagura mi è sembrato un poco eccessivo il trattamento a lui riservato sia da parte delle forze dell’ordine, sia dagli organi di informazione, sia dalla civile società.

Vedere una persona, che ha detta di  molti è stato per anni un comandante esemplare con un grande attaccamento al suo lavoro e soprattutto alla sua famiglia, essere trattato allo stesso modo di un comune delinquente, ammanettato e fatto uscire dal furgone come se fosse un mafioso o un camorrista, mi ha fatto riflettere.

Ormai la nostra società è abituata da anni ed ergersi a giudice supremo di una corte che valuta la colpevolezza o l’innocenza di una persona, non su dati reali oggetto di studio da parte delle autorità preposte, ma attraverso l’emozione che il caso suscita in essa.

Una telefonata, una dichiarazione, viene catturata dai mass media e data in pasto a noi, belve dell’arena, che lasciamo tutti i nostri problemi e diveniamo colpevolisti o innocentisti a seconda dell’umore che si respira in giro.

E tanti sono i casi che ritornano alla mia mente, da quelli più eclatanti di Tortora, al papà di Tommaso Onofri, al papà  dei fratellini Pappalardi di Gravina e tante altre storie che sono divenute argomentazioni da circolo, da piazza, da bar.

Ed allora prima di crocifiggere una persona, cerchiamo di capire da cosa sia scaturito, non l’omicidio, non la strage ma l’”Errore umano”, errore nel quale in maniera più o meno grave, potrebbe incorrere ognuno di noi.

Le uniche parole più sensate le ho sentite da un militare di alto grado della marina, che nella trasmissione “Matrix”. Egli ha detto, con un’umanità che in quel contesto sembrava fuori luogo, che bisognerà valutare con calma e con i tempi giusti le ragioni che hanno portato il comandante a quel tipo di comportamento.

Non le sembra esagerato dedicare tanto spazio a rotocalchi ed approfondimenti dedicati a questo argomento, non le sembra che si siano accentrati i riflettori più sull’arresto del comandante Schettino che su quello di Totò Riina o su quello di Michele Zagaria.

Non Le sembra strano il defilarsi di un sindaco, quello dell’Isola del Giglio, fino a quel momento felice di quel cosiddetto inchino, comunque non conforme, che si era verificato già in molte altre occasioni, pronto a scaricare subito un comportamento fino ad allora anche da lui avallato.

Per strada, al bar, in treno ormai questa persona viene identificata come assassino, delinquente, un cinico senza scrupoli, e questo mi ha fatto riflettere molto sul significato di queste parole, facendomi giungere alla deduzione che, in fondo, anche io potrei essere investito da questi termini.

Quante volte, infatti, la mia avidità non mi ha fatto salvare persone che muoiono ogni giorno e di cui conosco l’esistenza, non sono forse anche se in maniera marginale anch’io un assassino?

Quante volte non ho fatto la raccolta differenziata, quante volte ho buttato l’olio saturo nel lavandino consapevole che potevo essere partecipe di un piccolo disastro ambientale, non un delinquente?

Quante volte ho scelto una persona da votare, non per la stima che riponevo in lui ma dal favore che potevo avere in cambio, non sono un cinico senza scrupoli?

Sfruttiamo, allora, le nostre conversazioni non per denigrare, non per giudicare ma per cercare idee nuove per dare un futuro migliore a noi ma soprattutto ai nostri figli, facendoli crescere in una dimensione lontana dall’odio verso il prossimo.

Forse se in passato avessimo adottato questa filosofia questa nostra grande “Italia” non sarebbe in queste condizioni.

 

Marcello Aversa