"COSTA, INDIVIDUATI ALTRI 5 CADAVERI". BILANCIO: 11 MORTI E 24 DISPERSI

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ROMA – Si aggrava il bilancio del naufragio della Costa Concordia, portando di fatto a 11 il numero dei morti. I sommozzatori della Guardia Costiera hanno appena individuato nel relitto della nave Concordia cinque cadaveri. I cinque corpi, secondo quanto si apprende, sono stati trovati nei pressi di un punto di raccolta a poppa della nave. Un punto completamente sommerso vicino a quello dove l’altro ieri erano stati recuperati altri due cadaveri. I cinque corpi indossavano tutti i giubbotti salvagente. PASSERA: «DRAMMATICO ERRORE UMANO» Il naufragio della Costa Concordia è «un caso drammatico clamoroso errore umano o quantomeno di non rispetto di policy e regole». Lo ha detto il ministro dello Sviluppo economico e delle Infrastrutture e Trasporti, Corrado Passera, in audizione del Senato. PM CHIEDE IL CARCERE PER SCHETTINO Il gip di Grosseto Valeria Montesarchio si è riservata di decidere sulla misura della custodia cautelare in carcere a carico del comandante della Costa Concordia Francesco Schettino, chiesta dalla procura. QUATTRO UOMINI E UNA DONNA Sono di quattro uomini e di una donna i cadaveri individuati dai sub della Guardia Costiera poco fa nella nave Concordia. I cinque morti, forse passeggeri, hanno un’età compresa tra i 50 e i 60 anni. Guardia Costiera, Vigili del Fuoco e Marina hanno iniziato il recupero dei corpi. CLINI: “RISCHI AMBIENTALI” «Bisogna fare in fretta perchè le condizioni meteoclimatiche stanno per cambiare e anche per evitare e per prevenire rischi ambientali, perchè l’eventuale rottura di serbatoi avrebbe effetti difficilmente valutabili». Così il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, nel corso della ‘Telefonata’ di Maurizio Belpietro su Canale 5, riferendosi alla Costa Concordia. «C’è il rischio che la nave vada più in giù e non esistono mezzi meccanici per trattenerla – continua -. Stiamo operando in una situazione veramente al limite». CARICHE DI ESPLOSIVO È in corso l’esplosione di una serie di microcariche piazzate dagli incursori della Marina sul relitto della Costa Concordia incagliato all’Isola del Giglio. L’area è stata messa in sicurezza e le microcariche sono state fatte brillare: servono ad aprire dei varchi per i sommozzatori che dovranno ispezionare parti della nave finora mai raggiunte dai soccorritori. DIFFICILE IDENTIFICAZIONE A distanza di un giorno dal ritrovamento sta risultando difficile l’identificazione di cadavere di una vittima ritrovato dai vigili del fuoco dentro il relitto dalla nave Costa Concordia sfracellatasi sugli scogli dell’Isola del Giglio il 13 gennaio. Si tratta di un uomo, un passeggero, rimasto intrappolato nel ponte 2. I carabinieri sperano di risalire all’identità tramite qualche indicazione presente sul giubbotto salvagente da confrontare con i dati della Costa Crociere DOMANI LE AUTOPSIE Sono state fissate per domani all’ospedale di Orbetello le autopsie su cinque delle undici vittime del naufragio della Costa Concordia avvenuto davanti all’isola del Giglio. Gli esami saranno compiuti da esperti del dipartimento di medicina legale di Siena. MEDIA TEDESCHI SULLE TRACCE DEI DISPERSI Rimane in primissimo piano sui telegiornali, sui quotidiani e sui siti di informazione tedeschi la vicenda del naufragio della Costa Concordia, in cui sono coinvolti tra i 12 e 14 dispersi tedeschi. Sulle responsabilità di Francesco Schettino punta la Frankfurter Allgemeine Zeitung: «Sempre più accuse contro il capitano della Costa Concordia», titola il quotidiano. La Sueddeutsche Zeitung (Sz) ricorda invece in prima pagina gli «almeno 12 tedeschi» ancora dispersi (14 stando alla lista attuale dell’Unità di crisi italiana). Per le autorità della Baviera, ha scritto la Sz, molti passeggeri tedeschi avrebbero lasciato l’Italia per conto proprio, senza prima registrarsi. Secondo il quotidiano berlinese Tagesspiegel tra gli scomparsi ci sono una coppia di Berlino con problemi motori, cinque persone del Land dell’Assia, due coppie rispettivamente del Baden-Wuerttemberg e del Nordreno-Vestfalia e una donna bavarese. ALLARME METEO Le condizioni meteo nella zona dell’ isola del Giglio rimarranno buone fino a giovedì, mentre nei giorni successivi il tempo peggiorerà e arriveranno venti molto forti. Lo afferma Antonio Sanò, meteorologo de ilmeteo.it. «Almeno fino a giovedì mattina il tempo si manterrà buono e il mare poco mosso con venti deboli – spiega l’esperto – mentre da giovedì sera ci sarà un aumento del moto ondoso. Per venerdì è previsto invece mare mosso o molto mosso, con venti da ovest sud-ovest». Le condizioni peggiori per i soccorritori della nave Costa Concordia si avranno però sabato: «Nella serata di venerdì ci sarà un ulteriore peggioramento con forte maestrale che potrà arrivare a 60 chilometri orari, e verrà seguito da tramontana – conferma Sanò – Le temperature saranno stabili, intorno a 3 gradi di minima e 10 di massima, fino a giovedì, mentre venerdì saliranno di qualche grado per poi tornare ad abbassarsi sabato». IL DISASTRO AMBIENTALE (di Claudio Fabretti) Una bomba ambientale. Le 2.400 tonnellate di carburante contenute nelle cisterne della Costa Concordia minacciano l’intero arcipelago, forse anche la costa. «Dipende da come si muove il mare» ha spiegato il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini. Fino a giovedì-venerdì il moto ondoso nella zona «sarà debole o moderato», fa sapere l’istituto di biometeorologia Ibimet del Cnr. Ma per 36 ore la visibilità non sarà al massimo. Qualche chiazza oleosa è già stata rilevata attorno alla nave, ma si tratterebbe di combustibile «leggero», da attribuire a diesel o ad acque reflue di sentina, in grado di evaporare. Intanto però Clini ha annunciato che il Consiglio dei ministri dichiarerà lo stato di emergenza per l’area interessata al disastro. Il lavoro dei sommozzatori è stato interrotto in mattinata per il maltempo, ma poi è ripartito. Anche se «la speranza di trovare in vita i dispersi è ormai ridotta al minimo», come ha spiegato il sindaco dell’Isola del Giglio, Sergio Ortelli. Preoccupa anche la posizione della Concordia, che poggia su un fondale basso ma dista solo 20 metri da un gradone profondo 90 metri. Si teme che con la mareggiata la nave possa perdere la stabilità provvisoria che finora ha consentito i soccorsi. E sul numero dei dispersi è giallo. In serata le Capitanerie riferiscono che, secondo la Prefettura di Grosseto, i mancanti all’appello sono 29, 4 membri dell’equipaggio e 25 passeggeri». Tra questi potrebbero esserci 12 tedeschi. Dall’inchiesta della Capitaneria di porto di Livorno emerge intanto che la manovra di accostamento della Concordia al porto del Giglio non è stata voluta dal comandante Francesco Schettino, ma casuale. I locali motore, infatti, erano invasi dall’acqua e la nave in balia delle correnti. Si indaga anche sul presunto «inchino al Giglio», l’omaggio che il maitre avrebbe concordato con il comandante della nave per salutare l’isola. Le operazioni per evacuare la nave Concordia, inoltre, sarebbero iniziate almeno un quarto d’ora prima della comunicazione di «abbandono nave» data dal comandante. Si sarebbe trattato di una sorta di «ammutinamento» condotto in alcune parti della nave da parte dell’equipaggio. L’INTERVISTA di Marco Pasciuti Mario Tozzi, geologo ed ex presidente del Parco dell’Arcipelago Toscano, qual è il rischio adesso? «Il rischio è che se anche una minima parte del carburante che ora si trova intrappolato nella nave dovesse fuoriuscire, dovremmo parlare di disastro ambientale. Per distruggere la costa e il tratto di mare basterebbero davvero poche tonnellate, altro che le 2.400 che si trovano nella nave». Cosa accadrebbe? «Una tragedia. Il carburante ucciderebbe il 90% delle specie e le possibilità di riproduzione degli animali che popolano l’ecosistema del Tirreno centrale, un tipo di ambiente delicatissimo che non esiste più in nessuna parte del Mediterraneo». Qual è ora la prima cosa da fare? «Bisogna aspirare il carburante il prima possibile. Il problema è che se il mare è mosso, e le condizioni meteo stanno peggiorando, sarà molto difficile portare a termine l’operazione. Se poi la nave, che è in balia delle correnti, affondasse, farlo diventerebbe quasi impossibile». Qual è un precedente analogo? «Mi vengono in mente le 40 tonnellate di petrolio che lo scorso gennaio finirono in mare nel Golfo dell’Asinara. Bisogna evitare che accada di nuovo».

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