Giglio, aperti varchi con l´esplosivo I dispersi ora sono 29

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L’ammutinamento dell’equipaggio per salvare i passeggeri. Giallo sui turisti tedeschi scomparsi nel nulla. Il prefetto di Grosseto: ci sono ancora speranze. Rischio sciacallaggio

ISOLA DEL GIGLIO – Riprendono all’alba le ricerche dei dispersi a bordo della nave Concordia, naufragata venerdì davanti all’isola del Giglio. Per la prima volta questa notte le operazioni sono state sospese: i leggeri movimenti della nave di ieri hanno infatti convinto i soccorritori a interrompere le ricerche notturne. E’ una corsa contro il tempo, quella degli uomini della Marina Militare, che stanno utilizzando delle microcariche esplosive per aprire dei varchi sulla chiglia della nave per riuscire ad accedere in maniera più rapida alle parti sommerse. L’ammutinamento. Le operazioni per evacuare la nave Concordia sarebbero iniziate almeno un quarto d’ora prima della comunicazione di “abbandono nave” data dal comandante. Sarebbe stato una sorta di “ammutinamento” condotto in alcune parti della nave Costa da parte dell’equipaggio. I membri dell’equipaggio, secondo le prime indagini della Guardia Costiera, dopo che la nave si è inclinata ed è rimasta al buio avrebbero capito che non c’era altro tempo da attendere e hanno deciso di preparare i passeggeri e le scialuppe per lasciare la Concordia. Questo sarebbe iniziato già intorno alle 22,45, quando la comunicazione di ‘abbandono navè del comandante Francesco Schettino alla guardia costiera è fissata dai sistemi di registrazione alle 22.58. I dispersi. Non lo sappiamo ancora, e preghiamo di non doverlo sapere mai, ma quella balena di lamiera accovacciata sul fondale potrebbe rivelarsi la tomba di almeno 30 morti. È sconvolgente, speriamo con non sia così, ma c’è un funzionario del ministero degli Esteri di Berlino, un portavoce del ministro Westerwelle, che ci ha già messo un timbro, un gelido timbro diplomatico: «Situazione poco chiara». Tradotta quaggiù, in una sera di mare grosso che ha convinto perfino i sommozzatori a rimanere al sicuro, vuol dire che 18 cittadini tedeschi mancano all’appello dei passeggeri della Costa Concordia. Il tedeschi scomparsi nel nulla. Diciotto crocieristi che la sera di venerdì 13, dopo il naufragio, sono scomparsi nel nulla. Hanno fatto i loro passi ufficiali anche l’ambasciata americana a Roma e il ministero degli esteri francese, attraverso il suo portavoce, ma almeno a loro si può rispondere: a Parigi si può dire che i loro quattro connazionali erano già compresi nella prima lista dei dispersi, così come i due cittadini di cui Washington reclama notizie. Gli italiani. Tutti scomparsi nel nulla, insieme a William di Rimini e alla sua piccola Daiana, alle due signore siciliane, alla peruviana Erika Soria e alla mamma biellese, anche lei inserita all’ultimo in questa tristissima lista. E con loro quattro membri dell’equipaggio -perché finalmente si è saputo che sono soltanto quattro- che il disastro ha sorpreso chissà dove, sicuramente nelle stanze più lontane e piu profonde della nave. Trentaquattro, sono trentaquattro le vite umane che solo l’umana speranza permette di considerare ancora in gioco. E’ pazzesco che siano passate già 72 ore ore dal disastro e si continui a giocare ancora con i numeri, in assenza assoluta di cifre ufficiali. E’ incredibile che nessuno si fermi ad arginare queste indiscrezioni, a smentire queste congetture. Ci ha provato in tv, ieri sera a Porta a Porta, il comandate della Guardia costiera Marco Brusco, sostenendo che «sulla base di una rapporto della prefettura di Grosseto» i dispersi sarebbero 29, quattro membri dell’equipaggio, appunto, e 25 passeggeri. Dati ufficiali. Ma solo oggi, probabilmente, si avrà un dato ufficiale. Questa è la tragedia del Giglio: una trappola galleggiante per quattromila persone, l’inchino all’isola con la nave si si avvicina inspiegabilmente troppo alla costa – e chissà come è davvero andata -, uno sperone di roccia che apre la nave come una scatola di sardine eppoi il buio, i soccorsi generosi ed esemplari nella notte e quindi il caos, il caos di queste ore. «Non bisogna disperare», ha detto il prefetto di Grosseto, Giuseppe Linardi a TgCom24, a 4 giorni di distanza dal naufragio della Costa Concordia. Per Linardi il numero dei dispersi potrebbe essere «inferiore a 29». Le ricerche. Due notti fa i sommozzatori alpino-fluviali del vigili del Fico avevano individuato il sesto corpo senza vita, un altro anziano, al ponte due, in una zona sommersa dall’acqua. Sarebbero riusciti a recuperarlo soltanto sedici ore dopo, ormai a sera, alla fine di una giornata infernale, per trasportarlo in elicottero all’obitorio di Orbetello. Un uomo di cui stranamente non si conosce ancora l’identità, forse un italiano con una famiglia ancora all’oscuro di tutto. La nave scivola. Alle prime luci del giorno è diventato tutto molto più complicato: il mare s’è alzato di due metri, ha cominciato a soffiare un odioso libeccio, il cielo s’è coperto di nuvole. Era l’anticipo del peggio. E’ stato alle 11.38 che è scattato l’allarme: la Costa Concordia si sta muovendo, sta scivolando verso quel maledetto scalone che potrebbe farla sprofondare, se solo il mare lo volesse, al doppio del punto in cui si trova, e cioè a 70 metri. Ordine di evacuazione immediato per i dodici sommozzatori dei Vigili del fuoco che in quel momento stavano esplorando le sale e i corridoi invasi dall’acqua, le viscere della nave. Nove centimetri in orizzontale un centimetro e mezzo in verticale, di tanto si era spostata: quei sub stavano rischiando la vita. Le operazioni. Lo sapeva bene il comandante Gioino Di Rocco, 44 anni, di Tivoli, che s’è alzato in volo con il suo Drago 57, l’elicottero dei Vigili del fuoco pronto sulla banchina. E’ stata un’operazione da manuale: ha fatto calare sei verricelli e poi altri sei, e nello spazio di cinque minuti cinque tutti e dodici i sommozzatori che l’aspettavano già posizionati a poppa sono stati portati al sicuro. Con quel mare così, con la Costa Concordia che sembrava disposta ad assecondarlo, sono stati i momenti più difficili. Quando al comandante generale dei Vigili del fuoco Alfio Pini, arrivato da Roma a rendersi conto della situazione, è stato chiesto se davvero il peggio poteva accadere, lui sinceramente ha risposto: «Sì, c’è anche il rischio di perdere la nave». Pericolo sciacallaggio. Sono ore terribili quelle che ancora ci aspettano. Lo si può capire anche dal fatto che sono arrivati i Gis, le teste di cuoio dei carabinieri, uomini specializzati, pronti a tutto. Lo si può immaginare anche dall’ultimo allarme che è stato lanciato, quello sul tesoro che comunque la Concordia ancora custodisce: una banca, una gioielliera, le casse dei negozi, le casseforti nelle cabine e tutti i contanti che i naufraghi non sono riusciti a portar via. Per scoraggiare qualsiasi spericolato sciacallo la Guardia di Finanza -il comandante Italo Spalvieri del gruppo di Grosseto- ha organizzato un pattugliamento speciale. Eppoi la nafta, il rischio anche lontano che le 2.380 tonnellate di carburante della Concordia possano finire in questo mare. Chiazze oleose sono state avvistate ieri mattina ed è scattato l’allarme. Ma sembra escluso per ora che vengano proprio dalla Concordia.

IL MATTINO.IT