La Camera: no all´arresto di Cosentino Bossi non vota, decisivi i radicali

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L’Aula di Montecitorio ribalta il risultato della giunta per le autorizzazioni. Contro la carcerazione 309 deputati Il deputato Papa: pagina nobile del Parlamento

 

Il deputato e coordinatore del Pdl Nicola Cosentino non andrà in carcere, come avevano chiesto i magistrati di Napoli. La Camera dice «no» all’arresto nel corso di una votazione «segreta» chiesta dal gruppo Pdl alla Camera. L’Aula di Montecitorio ha negato l’arresto con undici voti di scarto. Contro l’arresto si sono espressi 309 deputati, a favore 298. Nessuno si è astenuto. Il leader della Lega Umberto Bossi non ha partecipato al voto sull’arresto per Cosentino. In tutto, in base ai tabulati, sono stati 18 i deputati che non hanno votato (8 Pdl, 2 Pd, 2 Lega, 1 Udc). Nel voto finale è stato determinante il voto contro l’arresto dei 6 deputati radicali.

IL CARROCCIO – Decisiva – oltre ai radicali – è stata la Lega Nord: dopo che aveva votato a favore dell’arresto in giunta per le autorizzazioni, il leader Umberto Bossi aveva promesso libertà di coscienza nell’Aula di Montecitorio. Un nuovo atteggiamento manifestato in maniera plastica proprio da Luca Paolini che aveva votato per l’arresto in giunta, manifestando poi perplessità (cosa che lo aveva portato quasi allo scontro con i maroniani). Paolini difende alla Camera Nicola Cosentino e il suo intervento strappa l’applauso del Pdl. Il leghista ha associato l’ex sottosegretario a Strauss Khan e Enzo Tortora, «vittime di errori giudiziari» e ha ricordato che «il nome di Cosentino non compare in nessuno de tre processi di camorra Spartacus I e II e Cassiopea. Nonostante ciò oggi ci viene invece presentato come referente politico nazionale dei casalesi». Dunque «non ci sono elementi che valutiamo a favore della richiesta di arresto ma non possiamo essere certi che da parte della procura di sia intento persecutorio. Quindi pur esprimendo posizioni a favore del sì all’arresto la Lega lascia ai suoi deputati libertà coscienza». BOSSI – «Maroni e’ scontento? Non èche piangiamo per questo …». Umberto Bossi minimizza lo scontro con l’ex ministro dell’Interno sul caso Cosentino e sostiene di non essere stato influenzato da Berlusconi sul dietrofront fatto sulle indicazioni di voto. «Non ho parlato con Berlusconi né prima né dopo». L’EX PREMIER – Silvio Berlusconi è arrivato in Aula a Montecitorio durante le dichiarazioni di voto. Cosentino in Aula fin dall’inizio della seduta è rimasto sempre al suo posto, ricevendo manifestazioni di solidarietà da alcuni parlamentari del centrodestra, tra i quali il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto, l’ex ministro Claudio Scajola, il deputato napoletano Amedeo Laboccetta. COSENTINO: MI DIMETTO DA COORDINATORE – Poco prima del voto, il deputato sott’incheista aveva dichiarato: «Comunque vada, mi dimetterò da coordinatore del Pdl». Una mossa che aveva compattato il fronte del Pdl anche se al momento del voto ben otto di loro non erano presenti in Aula. Dopo il voto della Camera, il deputato ritorna sul tema: «Le dimissioni da coordinatore regionale del Pdl? Sentirò nelle prossime ore i vertici del partito a livello locale e nazionale». «È mia intenzione liberarmi di questa responsabilità politica e difendermi nel processo dalle accuse infamanti che mi sono rivolte».

«IO VITTIMA DI UN INGIUSTO TRATTAMENTO» – «Non posso essere il presunto colpevole. La mia storia personale e politica – aggiunge – non può essere scritta da qualche pentito che ha da far perdonare a se stesso qualche ergastolo e ingenti patrimoni». «Ho chiesto ai miei accusatori – sottolinea il deputato del Pdl – di andare presso un giudice terzo che è il tribunale al quale mi sto sottoponendo per fare accertare la verità». Alla domanda se si senta privilegiato rispetto ad altri cittadini, Cosentino risponde: «Non mi sento privilegiato perché il cittadino come il parlamentare dovrebbe essere incarcerato almeno aspettando la sentenza di un giudice. Fino ad ora abbiamo ascoltato una sola campana, quella dell’accusa. Le argomentazioni dell’accusa devono essere vagliate da giudice terzo, il tribunale». «Non ho ancora trovato un luogo dove difendermi – afferma Cosentino – lo troverò in tribunale, che sara’ l’unico a stabilire la verità, perché la verità non la stabiliscono i pm, ma i giudici. Se dovessi essere condannato anche solo in primo grado scomparirò dalla politica, ma fino ad allora, le accuse non possono valere come sentenza di condanna». «Sono vittima di un trattamento ingiusto – conclude – e sono vittima di un’aggressione mediatica e politica e sotto certi aspetti giudiziaria già da diverso tempo».

«NON C’È STATA MANOVRA POLITICA» – Secondo Cosentino “sbagliano” coloro che vedono nel voto odierno una manovra politica, «perché quando si tratta della libertà di un cittadino, in questo caso di un parlamentare, c’è una coscienza individuale che è indipendente dalle forze politiche. Penso che i parlamentari abbiano approfondito rispetto alle accuse che mi vengono mosse, che sono accuse un po’ forzate. Il Parlamento comunque ha deciso nella piena autonomia. E’ evidente che se i parlamentari avessero voluto seguire le indicazioni dei rispettivi partiti, l’esito sarebbe stato diverso». Nelle ultime 48 ore, per Cosentino, i deputati «si sono letti tutti gli atti e si è capito che era la riedizione della precedente richiesta traslata in quella attuale. Il Parlamento è stato libero. Ha fatto una approfondito dibattito alla luce del quale è venuto fuori il risultato, che è positivo per me ma penso positivo per il Parlamento». Tampinato dai cronisti, Cosentino ha ribadito lo stesso concetto sia a chi gli domandava da dove pensi che siano venuti i voti in più rispetto alle iniziali previsioni più pessimistiche, sia a chi chiedeva se Berlusconi avesse mediato con Bossi: «Io penso che il Parlamento si sia convinto sulla base di un dibattito che è stato assai proficuo e approfondito e ha ritenuto che c’era il fumus persecutionis».

PAPA -«Oggi è stata scritta una pagina nobile del Parlamento. Si riafferma il diritto sancito dalla Costituzione di affrontare il processo da uomini liberi; un diritto messo in crisi dal clima giustizialista e forcaiolo di questi giorni». E’ quanto ha dichiarato in una nota Alfonso Papa, il deputato per il quale la Camera votò per l’arresto. «Affronti Cosentino il processo senza ferri ai polsi e si impegni la democrazia italiana – ha osservato – affinché ciò possa accadere per le migliaia di persone dimenticate, che languono nelle celle mortifere delle carceri italiane espiando una pena che nessun giudice ha ancora comminato e che nella metà dei casi li vedrà assolti».

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