Gianni Cuomo – Il luogo dove esistere

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Il modus operandi di Gianni Cuomo è sempre stato caratterizzato dalla sperimentazione tecnica indirizzata alla realizzazione di opere orientate verso un certo tipo di “critica sociale”. L’indagine concettuale si concentra sull’individuo nel proprio contesto psicologico e in rapporto con la realtà circostante, utilizzando esclusivamente il bianco e il nero.

Gianni Cuomo realizza omunculi che sembrano il risultato di esperimenti genetici o possibili metamorfosi umane perché all’individuo oggi è richiesto di essere pronto a qualsiasi sacrificio performativo, oltre ogni immaginazione. Non c’è più tempo per la contemplazione, ma solo per l’azione. La società contemporanea pretende prestazioni umane simili a quelle delle macchine che ha costruito, dimenticando troppo spesso l’essenza di cui siamo veramente fatti.

 

La nascita degli “ominidi” chiamati così per definire una “specie” di umanoidi allo stato post-umano, è stata necessaria anche se casuale, per dar forma ad un’idea (forse visionaria) di come potremo apparire e immaginarci oltre domani.

Queste presenze scultoree, spesso meditative e solitarie, sono specchi di noi stessi, dei nostri processi mentali consci ed inconsci, sembrano attendere domande a cui non seguiranno risposte, perché in realtà rivolte a noi.

 

Nella personale allestita alla Galleria Marelia vi sono anche disegni e installazioni di volti deformati da stratificazioni di parti di altri volti, sono legate alla nostra storia individuale raccontata attraverso gli altri. Noi cerchiamo il contatto coi nostri simili, l’abbiamo sempre fatto, perché noi siamo il “Luogo dove esistere”; appunto i luoghi, indagati come spazi in cui l’individuo realizza se stesso e la propria dimensione. Tra i cementi delle metropoli oppure tra gli alberi, l’uomo si pone e si contrappone alla ricerca di se stesso e del proprio fine. 

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