VIOLENTATA PER 30 ANNI DAL PADRE: "TUTTO INIZIÒ A 11 ANNI. A CASA SAPEVANO"

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ROMA – «Siccome noi l’acqua calda ce l’abbiamo solo in bagno, io in bagno stavo lavando i piatti. È cominciato tutto lì. Papà è entrato e ha iniziato a toccarmi. Io avevo undici anni ma certe cose le sapevo già. Ho gridato smettila, no no e lui dopo un po’ se n’è andato». Comncia così l’agghiacciante racconto, pubblicato ieri dall’Unione Sarda, della ragazza di Nuxis (provincia di Iglesias), stuprata per trent’anni dal padre, adesso in carcere con l’accusa di violenza sessuale e infanticidio. Perché da quei rapporti incestuosi è nato, dopo un primo aborto, un bimbo, che, secondo il racconto della ragazza, il padre ha ucciso dopo che lei l’aveva partorito in bagno. “TUTTI SAPEVANO” “Non è accorso nessuno?”, chiede l’intervistatore. “No, eppure c’erano tutti: mamma, le mie quattro sorelle e mio fratellino che allora era proprio piccolo e non poteva capire. Avevano capito tutti. Anche perché papà non ha smesso. Di toccarmi, voglio dire». Il padre sostiene di non aver mai toccato la figlia e tantomeno d’aver soffocato e scaraventato sotto un viadotto il bimbo nato dal loro rapporto. Eppure la ragazza è convinta di quello che ha denunciato, dei gli abusi di quel “padre-padrone”, che abusava di lei, con la connivenza, denuncia, della madre, che “sapeva”, ma è “rimasta…rimasta zitta. Poi se l’è presa con me. Dice che era colpa mia. Dopopranzo certe volte mi faceva la ramanzina di fronte alle sorelle: anziché odiare il marito, odiava me”. Sapevano anche le sorelle, che, parole della ragazza, “se ne fregavano”. “Papà, perché io l’ho sempre chiamato papà e non babbo, mi scocciava sempre – continua la giovane -. Un giorno è venuto in camera da letto. Nel letto a fianco c’era mia sorella. Era tutto nudo, voleva entrare sotto le coperte ma io mi sono ribellata. Gli davo calci. Alla fine si è arreso e se n’è andato”. I PRIMI RAPPORTI A 14 ANNI, “POI NON HA PIÙ FINITO” “Quanti anni aveva quando la situazione è precipitata?”, chiede l’intervistatore. «Rapporto completo, vuol dire? – è la risposta che dà i brividi -. Quattordici o quindici anni. Nel lettino della mia camera. Ha accompagnato mia mamma da parenti a Santadi, poi è tornato a casa con una scusa perché sapeva che ero sola. Non me l’aspettavo. Era mattino, questo lo ricordo bene. Da quel momento non ha mai finito: in camera, in macchina, nel locale che abbiamo in campagna. Dovunque ci fosse la possibilità, mi ha violentato. Nei mesi freddi, meno; d’estate, di più». I FIGLI La ragazza racconta di aver abortito una volta. “Papà mi diceva: tienilo, diremo che t’ha fregato un ragazzo di paese. È antiabortista, papà. La prima volta avevo ventidue anni. Ho abortito all’ospedale san Giovanni di Dio a Cagliari. Quando sono rientrata a casa, papà non mi ha chiesto niente, mamma forse era all’oscuro, mia sorella maggiore ha scelto la via più comoda: silenzio». Da quei rapporti prolungati è nato un secondo bambino. “Avevo un pancino da niente, non sembravo incinta. Un giorno sono andata all’ospedale di Carbonia: c’era mia madre ricoverata. Mi sono arrivati dolori piano piano e poi sempre più forti. La notte c’era da impazzire. Di mattina torno in ospedale e mi accorgo che mi si erano rotte le acque. Sono andata nel bagno della camera di mia madre. Mi mordevo le labbra per non gridare. Cercavo una posizione. A un certo punto mi sono piazzata a gambe larghe, in piedi: il bambino è venuto fuori e ha battuto la testa sul water. Non so come, il cordone ombelicale s’è staccato da solo. A quel punto papà ha bussato. Io ero in un mare di sangue. Il bambino l’avevo steso sul pavimento. Lui mi ha detto: dammelo, ci penso io. Ed è andato via. Mi è dispiaciuto per mio figlio. Tre giorni dopo ho chiesto a mio padre che fine avesse fatto il bambino. L’ho buttato a mare, mi ha risposto. Da quel momento non ne abbiamo più parlato».

FONTE LEGGO.IT