ROMA. Pronto soccorso in tilt: pazienti sulle sedie per decine di ore in attesa della visita

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ROMA – I più fortunati sono i pazienti sistemati sulle barelle ma ci sono anche decine di malati costretti a rimanere per ore sulle sedie in attesa di una visita, di conoscere l’esito delle analisi o per una diagnosi. Dopo il caso dell’anziano di 91 anni rimasto per ore su una sedia al pronto soccorso di Tor Vergata, oggi arrivano le proteste anche dal San Camillo. Non va meglio al Pertini, al pronto soccorso dell’Umberto primo. Ore di attesa con medici e infermieri, sempre di meno, in prima linea e con le armi spuntate per dare risposte celeri ai pazienti e ai loro familiari. Il caso di Tor Vergata. Decine di ore su una sedia a rotelle e poi in barella. E’ quanto è accaduto a una donna di 91 anni. «Per 13 ore su una sedia a rotella anche senza mangiare – racconta la nipote -. Dopo 24 ore è stata visitata da un urologo. Ho minacciato di denunciare ai carabinieri quanto è accaduto e poi sono arrivati i primi accertamenti. Cosa farà la Regione per evitare che si verificano situazioni del genere. Ora mia nonna sta su una barella ma è allucinante che ci sia così poco personale. All’inizio c’era un solo medico per 99 malati». La crisi del San Camillo. «Bisogna potenziare con strutture e personale i pronto soccorso della capitale anche perché tra breve ci troveremo in mezzo ai momenti più critici dell’epidemia influenzale. Per fortuna l’influenza quest’anno dovrebbe essere meno cattiva del passato – sostiene Giuseppe Scaramuzza, segretario regionale di Cittadinanzattiva-tribunale per i diritti nel malato -. Stiamo ricevendo continue lamentele di persone malate e dai loro familiari per le lunghe attese nei reparti di emergenza e in particolare dall’ospedale San Camillo sul quale si scaricano molte richieste». «Non c’è nessuna situazione esplosiva, il nostro Pronto Soccorso sta funzionando a pieno ritmo, come sempre». Così in una nota il direttore generale dell’azienda ospedaliera San Camillo-Forlanini, Aldo Morrone. Dal 26 dicembre al 2 gennaio – precisa Morrone – ci sono stati 80 codici rossi, 334 gialli, 913 verdi e 37 bianchi, contro i 46 codici rossi e 251 gialli della stessa settimana nel 2011. Forse è l’effetto Sant’Eugenio. La carenza di personale. Il personale nei pronto soccorso è da sempre poco e sottoposto a turni stressanti. «Chiediamo interventi immediati come il potenziamento del personale a tutela dei malati ma anche degli operatori stessi – aggiunge Scaramuzza – Avanziamo anche una proposta: da qualche settimana è stato chiuso parzialmente il Pronto soccorso del Sant’Eugenio per ristrutturazione. Il personale di quel nosocomio dovrebbe andare a supportare le situazioni più in crisi come il San Camillo. È urgente che venga presa una decisione in merito». Codici rossi al Sant’Eugenio. Nell’ospedale dell’Eur sono in corso i lavori di ristrutturazione completo del pronto soccorso, lavori che dureranno altri 4 mesi. Il pronto soccorso è aperto per i codici rossi e i gialli “evolutivi” che trasporta il 118, e tutto il resto dei pazienti che si recano al pronto soccorso con i propri mezzi – sostiene Antonio Paone, direttore generale della Asl C dalla quale dipende l’ospedale Sant’Eugenio -. Il lavoro è diminuito del 10-15% e questa piccola flessione compensa i disagi per i lavori. Impensabili anche per questione burocratiche il trasferimento del personale. Al pronto soccorso mancano comunque, rispetto alla pianta organica, 4 medici. Nei prossimi giorni avremo l’emodinamica in emergenza, l’angioplastica primaria per gli infartuati, in ogni momento del giorno e della notte. Anche questo significa che il pronto soccorso non è chiuso ma funziona in pieno» .

FONTE IL MESSAGGERO