STIPENDI ONOREVOLI RECORD: 16MILA EURO AL MESE. LA CAMERA: "SONO 5MILA NETTI"

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ROMA – Eccoli i privilegi dei parlamentari italiani, messi a nudo dalla Commissione Giovannini sul sito della Funzione Pubblica. Più di sedicimila euro lordi al mese, lo stipendio più alto d’Europa. Contro i 13.500 di un deputato francese, i 12mila di uno tedesco, i 10mila di un membro della Camera olandese. “Poveri” gli spagnoli, con uno stipendio di appena 4630 euro. Gli onorevoli italiani, dunque, guadagnano da un minimo del 20 a un massimo del 400% in più rispetto ai colleghi europei.

UFFICIO STAMPA DELLA CAMERA: “5MILA NETTI” 
L’indennità parlamentare dei deputati italiani «è pari mediamente a 5.000 euro». Lo precisa l’ufficio stampa della Camera. La cifra di 11.283,28 euro mensili è riferita infatti al lordo. Il netto «risulta inferiore rispetto a quello percepito dai componenti di altri Parlamenti presi a riferimento».

«Nella giornata di ieri – si legge nella nota dell’ufficio stampa – è stata trasmessa al Presidente della Camera dei deputati dal Presidente della Commissione governativa sul livellamento retributivo Italia-Europa, professor Enrico Giovannini, la Relazione sull’attività e i risultati della Commissione medesima al 31 dicembre 2011. Come correttamente precisato nel documento, a pag. 15, i dati contenuti nella Relazione sono del tutto provvisori e di qualità insufficiente per una loro utilizzazione ai fini indicati dalla legge. Sicchè con riguardo alle notizie diffuse in merito dagli organi di stampa alcune precisazioni si impongono ai fini di una compiuta informazione dell’opinione pubblica». «Va, innanzitutto, sottolineato che dalla tabella di comparazione contenuta nella Relazione della Commissione – che conferma quanto emerso dallo studio effettuato dagli Uffici della Camera – si ricava che il costo complessivo sostenuto per i deputati italiani in carica è inferiore rispetto a quello sostenuto dalle Assemblee dei Paesi europei con il PIL più elevato». «Va chiarito, inoltre, che nel documento l’importo dell’indennità spettante ai deputati italiani (pari a 11.283,28 euro) è indicato al lordo delle ritenute previdenziali, fiscali e assistenziali. Invece, al netto di tali ritenute – ivi comprese le addizionali regionali e comunali la cui misura varia in relazione al domicilio fiscale del deputato – l’importo dell’indennità parlamentare, che è corrisposta per dodici mensilità, è pari mediamente a 5.000 euro. Tale somma si riduce ulteriormente per i deputati che svolgono un’attività lavorativa per la quale percepiscono un reddito uguale o superiore al 15% dell’indennità parlamentare. Sono queste, dunque, le cifre cui bisogna guardare per individuare quanto effettivamente viene posto a disposizione dei deputati a titolo di indennità parlamentare. Comparando tale dato con quello degli altri Paesi europei, tenendo conto dei differenti regimi fiscali, l’ammontare netto dell’indennità parlamentare erogato ai nostri deputati risulta inferiore rispetto a quello percepito dai componenti di altri Parlamenti presi a riferimento. I dati forniti nella Relazione – nella loro dichiarata provvisorietà e incompletezza – potranno comunque rappresentare un utile elemento di riferimento per le prossime autonome iniziative dei competenti organi parlamentari, volte a rideterminare costi ed emolumenti sostenuti per i deputati italiani, anche con riferimento al regime dei collaboratori». 

IL RAPPORTO TRASMESSO IERI A FINI 
«Nella giornata di ieri è stata trasmessa al presidente della Camera dei deputati dal presidente della commissione governativa sul livellamento retributivo Italia-Europa, professor Enrico Giovannini, la Relazione sull’attività e i risultati della Commissione medesima al 31 dicembre 2011». Si legge in una nota dell’ufficio stampa della Camera.

LA PROTESTA DI SCHIFANI Il presidente del Senato Renato Schifani, in una lettera ai gruppi di Palazzo Madama, lamenta il fatto che il documento della commissione Giovannini è stato «provvisoriamente acquisito dal sito del Dipartimento della funzione pubblica, in assenza di una tempestiva e opportuna trasmissione ufficiale» al Senato da parte del governo.

LA LETTERA Questo il testo della lettera indirizzata dalla presidenza del Senato a presidenti dei gruppi parlamentari: «Onorevole presidente, per incarico del Presidente del Senato, Le trasmetto copia del documento recante ‘Attività e risultati sul livellamento retributivo Italia-Europa’, elaborato dalla Commissione governativa presieduta dal Presidente dell’Istat, provvisoriamente acquisito dal sito del Dipartimento della funzione pubblica, in assenza di una tempestiva e opportuna trasmissione ufficiale alla Presidenza del Senato da parte del Governo».
«Il Presidente Schifani – prosegue la lettera – fa presente (citando le parole del rapporto Giovannini, ndr) che la Commissione considera i dati contenuti nella relazione ‘del tutto provvisori e di qualità insufficiente per una loro utilizzazione ai fini indicati dalla legge e che tutti gli utilizzatori vengono invitati ‘a leggere attentamente le note esplicative, sconsigliando ai mezzi di comunicazione la diffusione di tali dati senza queste ultimè. Tali dati, ancorchè‚ di carattere generale, oltre a segnalare come il vigente ‘trattamento economico omnicomprensivo’ dei parlamentari italiani non li ponga al primo posto in Europa, possono comunque costituire un primo spunto di riflessione all’interno dei Gruppi. Il Presidente del Senato auspica, pertanto, che i Capigruppo promuovano momenti di dibattito all’interno dei rispettivi Gruppi, trasmettendo, eventualmente, le proprie note di sintesi alla Presidenza che le sottoporrà al Consiglio di Presidenza, unico organo deputato a discutere in tema di status del parlamentare».

GASPARRI: “PROSEGUIAMO OPERA DI RISPARMIO” «Assumeremo rapidamente le iniziative che il presidente Schifani sollecita opportunamente ai gruppi parlamentari affinchè il consiglio di presidenza del Senato prenda ulteriori decisioni sui trattamenti economici dei parlamentari». Lo afferma il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri. «Nonostante le modalità di divulgazione e le montagne di inesattezze che emergono dai commenti giornalistici, la commissione guidata dal presidente dell’Istat cancella molti luoghi comuni e consente valutazioni obiettive. E il Senato proseguirà l’opera di risparmio avviata da Schifani», conclude.

BERSANI: “PARLAMENTARI NON SONO LA CAUSA DI TUTTI I MALI” Pier Luigi Bersani a Sky Tg24 rivendica di chiedere da tempo l’equiparazione dei costi della poltiica a quelli europei. Ben vengano altri tagli, dice il segretario del Pd, ma «evitiamo titoli che non rendono giustizia alla condizione reale, altrimenti sembra che i parlamentari siano la causa di tutti i mali…». 

“MODELLO UE UNICA STRADA” «I dati resi noti dalla commissione Giovannini sono certamente parziali, ma chiara è invece una prima conclusione che se ne ricava: la razionalizzazione e la trasparenza dei costi della rappresentanza passano per l’applicazione del modello europeo ai collaboratori parlamentari». È quanto dichiarano in una nota i collaboratori parlamentari di Camera e Senato. «Al di la del peso della diverse voci di spesa, infatti, ciò che differenzia il nostro Parlamento dal resto d’Europa -si spiega- è il carattere forfettario di molte di esse, e del fondo per i collaboratori in particolare. Si tratta di circa 4000 euro mensili (3.690 per la Camera, 4.180 per il Senato) che il parlamentare non è attualmente tenuto a rendicontare e che invece diverrebbero vincolati all’effettivo instaurarsi di un rapporto di lavoro regolare con i collaboratori, che pur restando di natura esclusivamente fiduciaria, sarebbe amministrato direttamente dal Parlamento». «La strada verso il modello europeo sembra finalmente tracciata: siamo certi che i Presidenti Fini e Schifani la percorreranno fino in fondo senza consentire che rientri dalla finestra ciò che si vuol fare uscire dalla porta: è necessario infatti, come avviene nel resto d’Europa, che il fondo per lo staff sia destinato esclusivamente alla contrattualizzazione dei collaboratori. Solo in questo modo può essere garantito un immediato impatto sui costi, un innegabile vantaggio in termini di trasparenza, oltre a rimuovere alla radice il dubbio che, proprio nel cuore delle istituzioni, possano sussistere rapporti lavorativi – si conclude- poco nitidi e poco equi».

MISANi (PD): “VIA I PRIVILEGI”  «In una fase di duri sacrifici richiesti ai cittadini chi è eletto nelle istituzioni deve essere in prima fila nel dare l’esempio: i privilegi vanno eliminati a tutti i livelli e l’obiettivo di allineare il trattamento economico dei deputati e dei senatori italiani al livello del resto d’Europa va esattamente in questa direzione». Ad affermarlo è il deputato del Pd Antonio Misiani. «Ma va perseguito -aggiunge- evitando di inseguire l’antipolitica di alcuni titoli di giornale, basandosi sui dati reali e ricordando che non si parte da zero. Negli anni più recenti indennità e rimborsi sono stati ridotti e i vitalizi sono stati eliminati, con il passaggio al contributivo per tutti. I numeri della Commissione Giovannini hanno il merito di riportare tutti alla realtà, fornendo , pur con tutte le cautele evidenziate nella relazione, elementi utili per decidere in modo serio, rigoroso e razionale».

MALAN (PDL): “LETTERA RISPOSTA ALLE MENZOGNE” «La lettera del presidente Schifani ai capigruppo è il modo migliore per rispondere alla relazione provvisoria della commissione Giovannini, e anche alle letture parziali e false che ne sono state fatte». Lo afferma Lucio Malan del Pdl. «Coinvolgere i gruppi e dunque tutti i senatori, senza scomposte iniziative demagogiche e fuorvianti, è la via maestra di un organo democratico per eccellenza e il lavoro fatto in questi tre anni e mezzo di legislatura lo conferma, arrivando portare il trattamento economico a livelli inferiori di circa un quarto, in termini reali, rispetto a sette anni fa, oltre al passaggio immediato al sistema contributivo per i vitalizi», sottolinea. «Se l’intera spesa pubblica avesse avuto lo stesso andamento oggi parleremmo di come usare il surplus di bilancio e non dei sacrifici per arrivare faticosamente al pareggio. I provvedimenti che prenderemo non hanno nulla a che fare con la menzogna secondo la quale i parlamentari italiani prenderebbero più di tutti gli altri colleghi europei, menzogna palesemente sbugiardata dalla relazione Giovannini», conclude Malan. 

fonte:leggo