Intervista ad Achille Quadrini, a cura di Maurizio Vitiello.

0

Intervista di Maurizio Vitiello ad Achille Quadrini.  

 

MV – Ogni anno ti fa piacere incontrare pubblici diversi? 

AQ – Assolutamente, il riscontro popolare, le impressioni, le osservazioni personali di ciascun visitatore delle mie mostre, mi permettono di misurare il grado di comunicabilità del mio linguaggio stilistico e l’impatto che le mie opere hanno su di loro. Mi piace stare a contatto con le persone, viaggiare molto, scoprire i piccoli siti, assaporare i vicoli nascosti delle città, ma amo molto anche le metropoli dove si mescolano le etnie, dove i paesaggi di confondono con i profili dei palazzi e posso trarre ispirazione per le mie opere. 

MV – Metti su diverse mostre in posti geografici lontani?

AQ – Viaggio molto in Italia e in Europa, da poco sono rientrato da una rassegna d’arte contemporanea a Praga, ho esposto diverse volte nel Palazzo di Bratislava e in varie capitali europee. Ultimamente, ho partecipato alla rassegna ”L’arte non è cosa nostra” curata da Vittorio Sgarbi e promossa dal Padiglione Italia alla 54ª esposizione internazionale d’arte della Biennale di Venezia per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia – presso il Palazzo degli Alessandri di Viterbo. Tra le mie mostre recenti menziono “Vitalità Dinamiche” allestita presso il Melarancio in Via del Vantaggio a Roma, e le prime esposizioni del gruppo dei Post-Spazialisti, di cui sono membro costituente, presso la Galleria “Chie” di Milano.

 

MV- La tua nuova serie da quale motivazione nasce? 

AQ – Mi interessa l’anima degli oggetti, le molteplici possibilità di utilizzo che offrono e che tento di trasferire materialmente, per restituire la mia visuale sulla metamorfosi del paesaggio contemporaneo e sezionare, esaminare e riorganizzare le superfici e la tridimensionalità dell’opera seguendo i dettami della mia mutevole creatività. 

 

MV – Vuoi continuare a usare non più pennelli e colori? Ma quali elementi, in particolare? 

AQ – La preparazione tecnica è certamente fondamentale, ma secondo me con il tempo, nel corso di elaborazioni personali, il tecnicismo lascia il posto ad una sintesi personale. L’arte diviene figlia di chi la crea, assorbe le inevitabili passioni dell’artista, subisce i momenti negativi o quelli di massima espressività. Credo sia un racconto autobiografico, se guardo al passato posso identificarmi nelle mie opere e ripercorrere con loro i passaggi della mia vita. In questo momento sto utilizzando maggiormente materiali di recupero, come tappi, tasselli di legno, particelle in metallo che aggiungono sfumature al mio modo di comporre. Quando realizzo le mie opere entrano in relazione moltissime componenti diverse in sinergia tra loro che rispecchiano la mia analisi sulla realtà, in quel preciso istante. Per il futuro, non so.

 

MV – Con quali artisti-amici operi, in particolare? 

AQ – La recentissima mostra milanese alla quale ho partecipato è il prodotto di un movimento artistico che mi appartiene, quello dei Post-Spazialisti, che vede tra i componenti miei carissimi amici e colleghi, come lo scultore Umberto Esposti di Lodi, le pittrici Pietra Barrasso e Edda Carminucci, il critico Alfio Borghese e il poeta Domenico Mariani, con cui ho anche realizzato il calendario artistico “Tempo di Energie 2012”, un appuntamento annuale che congiunge la nostra espressività in pittura e poesia.

 

MV – Le tue prossime mostre in Italia e all’estero? 

AQ – Sono sempre attivo sul panorama artistico, ho in programma prossimamente personali  a Roma e Parigi e una collettiva in Belgio.