SEQUESTRO ENRICO IEVOLI

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Inutile far finta che si tratti di un caso. Il sequestro della petroliera Enrico Ievoli a pochi giomi dalla liberazione della Savina Caylyn (rilasciata dopo il pagamento di un riscatto di 11,5 milioni di dollari annunciato dai pirati stessi) conferma come le navi italiane siano un bersaglio appetibile e allo stesso tempo facile per i criminali somali. Appetibile perche i nostri armatori hanno buone assicurazioni e pagano riscatti superiori ai 10 milioni di dollari, facile perche non imbarcano guardie armate e solo in rari casi hanno a bordo uno dei dieci team di militari messi a disposizione dalla Marina militare.

Trattandosi di un servizio di scorta autorizzato dalla legge ma disponibile solo a richiesta (è a pagamento) da parte degli armatori e non tutte le navi che attraversano l’Oceano indiano ne usufruiscono mentre la legge che autorizza l’impiego di guardie private è ancora in alto mare (è proprio il caso di dirlo) nella messa a punto dei decreti attuativi.

Per farla breve, i pirati somali sanno, e lo hanno imparato a proprie spese, che attaccare navi britanniche, statunitensi, francesi, spagnole e di altri paesi occidentali significa quasi sempre fallire l’abbordaggio e riportare alle tortughe in Somalia i cadaveri di alcuni pirati colpiti dai tiratori scelti posti a difesa dei cargo. Rischi quasi inesistenti con le navi italiane anche perché è possibile che i pirati, dotati di molti informatori prezzolati attivi in diversi porti, vengano a sapere con precisione quali navi hanno la scorta armata e quali no.

Il sequestro della Enrico Ievoli (che trasportava 15.750 tonnellate di soda caustica tra gli Emirati Arabi e il Mediterraneo) stà seguendo il solito copione. La Marina non è autorizzata a fornire informazioni, la Farnesina come sempre tace, anzi mantiene “il più stretto riserbo”, il comandante ha fatto sapere che l’equipaggio (6 italiani, 5 ucraini e 7 indiani) stanno bene e i pirati puntano a raggiungere il più presto possibile la loro tortuga, situata probabilmente nella zona di Eyl, in Puntland.

La nave è stata sequestrata a 30 miglia dalle coste dell’Oman e finche resterà in alto mare un blitz delle forze speciali è sempre attuabile con buone possibilità di successo.La Marina italiana schiera nell’Oceano Indiano la sola fregata Grecale, impegnata a scortare la Savina Caylyn e al momento distante dalle Enrico Ievoli ma non è escluso che azioni tese a liberare l’equipaggio e la nave possano essere effettuate da forze alleate (se autorizzate da Roma) come accadde per la motonave Montecristo liberata da marines britannici nell’ottobre scorso.

Una volta arrivata nel covo dei pirati la nave puo essere liberata solo pagando il riscatto anche perché finora lo schieramento internazionale composta da due o tre dozzine di navi da guerra si è . limitato al pattugliamento ma non ha mai attaccato le tortughe e le imbarcazioni dei pirati sulla costa. Un’operazione che in 24 ore annienterebbe i pirati ma che nessuno finora ha avuto il coraggio di ordinare.

Firmato: Associazione Nazionale Gente di Mare

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