Eva abita la soffitta e Zakimort è il mio labirinto, di Pierfranco Bruni.

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Nota di Maurizio Vitiello – Riceviamo e, volentieri, pubblichiamo una nota curiosa e sapiente su Eva, figura di carta degli anni passati, di Pierfranco Bruni,  Consulente Culturale della Presidenza della Camera dei Deputati, Presidente Nazionale del Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi” e Coordinatore Progetto Minoranze Linguistiche del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

 

 

 

 

 

Eva abita la soffitta e Zakimort è il mio labirinto

 

 di Pierfranco Bruni

 

 

 

Perché mi sono innamorato di Eva? Sono passati anni lunghi e i capelli si sono intrecciati in un vento di salsedine. Era il tempo in cui il campo delle fragole aveva il rosso dei tramonti e il verde dei suoi occhi. In quella sua attrazione il suo sguardo ha colpito i miei sensi. Mi sono innamorato con i sensi e poi con le pause che hanno le formiche mentre in fila indiana camminano per ricostruire quella tenda sulla prateria del Nevada. Ma ho vissuto una attrazione fatale senza fare i conti con Diabolik.

Più volte mi sono domandato perché mai mi fossi innamorato di una donna che non appartiene al mio viaggio mediterraneo. Eppure quella bionda aveva il fascino irresistibile. E ho continuato a lasciarmi attraversare dal suo fascino anche quando è arrivata Marika.

 

Marika. Una donna araba. La mia donna del deserto. Fedele alla rivoluzione e devota alle mie infedeltà. Perché nella vita si cercano le donne che sono già lungo il viaggio? Perché si cercano gli sguardi che hanno già segnato l’orizzonte? Ha ragione la mia Lou: si vive nella infedeltà e nella devozione. Il tempo scava nelle verità sconfitte perché si resta sempre al di là del bene ma anche al di là del male.

 

Poi ho incontrato Tempesta di Luna. Una donna sciamana. Mi aveva parlato di lei Capitan Miki. Ci siamo incontrati mentre le onde sbattevano sulla roccia e ferivano la roccia. Mi parlò con il silenzio. Portava con sé il sorriso del delirio ed io portavo con me le macerie di una generazione. Non ho mai compreso i motivi che mi hanno stretto ad Eva.

 

Eva sapeva amare con la danza dell’intelligenza. Marika amava con la danza del deserto e Tempesta di Luna amava con la danza del mare. Io che sono rimasto un navigante di tempeste e di naufragi ho lasciato i porti e  ho sepolto tutti i ricordi e con i ricordi anche le macerie e le memorie. Ho indossato un impermeabile nero, una camicia viola, una sciarpa bianca e un basco verde e sono partito.

 

Ho portato con me solo le parole di Lou, ovvero Salomé, e continuano ad accompagnarmi. Non bisogna mai credere. Non bisogna mai giurare. Non bisogna mai accettare. Occorre essere infedele nella devozione. Una contraddizione?

 

La solitudine sarà la mia luce ed io che vivo da guerriero non ho più il senso della certezza. E non mi interessa più. Siamo ormai tutti teatranti in una recita in cui i teatri sono piazze di giochi perduti. E tra questi giochi io continuerò a rilanciare con un poker che non ho. Ma la partita vale una sfida e la sfida vale il rischio.

 

Nella soffitta Eva resterà a raccontarsi le fughe e le bellezze. Marika resterà una rivoluzione mancata. Tempeste di Luna ha nel suo silenzio la consapevolezza delle distanze.

 

Cosa mi resta? Il mio essere guerriero tra le strade scavate nelle solitudini e l’ironia. Non indosserò maschere ma vivrò il mio teatro. Così come sono. E cercherò di restare fedele a me stesso pur nelle costanti infedeltà. Troppe sono le finzioni che hanno voli di gabbiani ma io sono una aquila e non mi lascio incantare dalle colombe e neppure temo i corvi.

 

Ho incontrato questa notte Zakimort. Bella e penetrante. Misteriosa e nera. Ma questo è un altro destino che non racconterò.

 

Se mi chiedete ora il motivo per il quale Eva si è lasciata amare in quel lontano giorno di inverno non so cosa rispondere. Dico semplicemente che Eva abita la mia soffitta e Zakimort vive nei miei labirinti.

 

 

 

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