Frana di Sarno, Basile condannato a cinque anni

0

L’ex sindaco riconosciuto colpevole del mancato sgombero della popolazione Sarno. Cinque anni di reclusione per l’ex sindaco Gerardo Basile, riconosciuto colpevole di non aver sgomberato la popolazione di Sarno nella notte tra il 5 e il 6 maggio del 1998, quando una frana provocò la morte di 137 persone. • Tredici anni dopo i giudici della Corte d’Appello di Napoli dicono che la condotta dell’allora primo cittadino sarnese fu negligente. A mezzanotte e mezzo la lettura della sentenza di condanna, che ribalta completamente le due precedenti che lo assolvevano dal reato di omicidio colposo plurimo. Per lui i giudici hanno disposto una pena di cinque anni, oltre l’i nterdizione perpetua dai pubblici uffici. Condannati, inoltre, la presidenza del Consiglio dei ministri, il ministero dell’Interno e il Comune di Sarno – oltre al pagamento di una provvisionale di 30mila euro immediatamente esecutiva – al pagamento dei risarcimenti per i familiari delle vittime costituiti parte civile, la cui entitá sará stabilita in sede civile. Una pena che va anche al di lá della richiesta del procuratore generale che aveva chiesto una condanna a tre anni. La tesi di colpevolezza era sostenuta anche dalle parti civili (rappresentate tra gli altri gli avvocati Antonio Carrella, Marina Ciniglia e Francesco Paolo Laudisio), alla quale ovviamente si era contrapposta l’arringa difensiva dell’a vvocato Silverio Sica che riteneva Basile assolutamente non colpevole e dunque da assolvere, così com’era giá stato stabilito nei due precedenti gradi di giudizio. Ora si attendono le motivazioni dei giudici napoletani, attese fra novanta giorni, per conoscere i dettagli della decisione. • Una lunghissima camera di consiglio, quella dei giudici di Napoli, che dopo tredici anni scrivono la parola fine sul lunghissimo iter giudiziario che aveva visto Basile assolto in primo grado e in appello, per poi essere ricacciato sul banco degli imputati dopo l’annullamento disposto dai supremi giudici di Cassazione. Lo scorso anno, infatti, gli ermellini annullarono con rinvio l’assoluzione bollando come “passiva” la condotta del sindaco di Sarno, cancellando la sentenza con cui la Corte d’A ppello di Salerno aveva escluso la responsabilitá del primo cittadino nel fronteggiare l’emergenza il 5 maggio. Gli ermellini rinviano il procedimento alla Corte d’Appello di Napoli per un nuovo giudizio, fornendo al collegio i principi di diritto su cui basare il nuovo verdetto. La Cassazione si era discosta dalla decisione dei giudici di merito che avevano assolto il sindaco soprattutto per l’asserita imprevedibilitá dell’evento. I giudici di piazza Cavour specificano che non si era tenuto conto del fatto che lo stesso piano comunale di protezione civile del 1995 qualificava come “alto” il rischio di frane e valanghe nel comune di Sarno. Inoltre – specificò la suprema corte – entrambe le sentenze fissavano alle 20 l’ora in cui era apparso chiaro che il fenomeno non aveva le dimensioni delle colate che si erano verificate in anni precedenti, mentre a quell’ora la situazione aveva giá assunto una dimensione catastrofica. Giá alle 16.15, infatti, un’abitazione era stata sommersa da un’ondata di fango di 4 o 5 metri: quanto bastava, si sostenne, per far apparire gli eventi decisamente più gravi rispetto al passato.

di Luigi Colombo FONTE LA CITTA