AL SENATO I LEGHISTI COI FISCHIETTI.MENO TASSE O SI VA AL VOTO

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ROMA – Ribadisce ancora una volta al premier Mario Monti la sua «lealtà» e quella del Pdl ma, nel lungo incontro a palazzo Chigi con il Professore, Silvio Berlusconi mette in chiaro che le decisioni che il governo dovrà assumere devono essere prese in sintonia con le forze politiche che lo sostengono. Più collegialità, insomma, da tradursi anche in un ‘cabina di regià a cui prendono parte, oltre agli esponenti dell’esecutivo, i segretari dei partiti della maggioranza e magari anche i capigruppo. Poi in serata, parlando in libertà con i senatori del Pdl nel corso di una cena, Berlusconi fa capire che non farà sconti al governo. Se Monti non ci consulta prima di prendere i provvedimenti, dice l’ex premier, non ci stiamo più. Berlusconi pretende da Monti un coinvolgimento attivo, ma soprattutto non è più disposto a tollerare nuove strette sul fisco. Se il governo dovesse procedere su quella strada, aggiunge, si andrà al voto. Siamo noi gli arbitri di questa situazione, lo faremo capire, aggiunge il Cavaliere, che si dice sicuro di una vittoria elettorale se il pdl riuscirà a stringere un’alleanza con l’Udc. I dettagli della colazione di lavoro tra Berlusconi ed il capo del governo (riunione a cui ha preso parte anche Gianni Letta) il Cavaliere li racconta agli eurodeputati del Pdl incontrati per il tradizionale scambio degli auguri. Dettagli che non comprendono, ufficialmente, il tema dell’asta sulle frequente televisive. L’argomento, su cui Berlusconi più volte ha espresso la sua contrarietà, sarebbe però stato affrontato: a quanto raccontano dal Pdl a porre il tema sul tavolo sarebbe stato lo stesso Cavaliere che avrebbe chiesto delle garanzie. Nel corso del suo ‘tour nataliziò – che si conclude, dopo un brindisi nella sede del Pdl a via dell’Umiltà, con la cena con i senatori pidiellini – l’ex capo del governo si mostra soddisfatto per il faccia a faccia avuto con Monti: «l’incontro è andato bene», assicura aggiungendo che «con il premier ci sarà una proficua collaborazione». L’ex presidente del Consiglio ha spiegato di condividere con Monti la preoccupazione per la situazione dell’Europa e soprattutto per l’atteggiamento di Francia e Germania: «Il direttorio a due è inaccettabile» è il ragionamento di Berlusconi. Il ‘cuorè dell’incontro con il Professore è ruotato, a detta del Cavaliere, sull’agenda di misure che il governo dovrà mettere in campo a favore «della crescita, del rilancio dell’economia e dello sviluppo». Una serie di provvedimenti che l’esecutivo dovrà discutere in prima battuta proprio con le forze politiche interessate: «Troveremo gli spazi per discutere con questo governo in modo che le misure possano arrivare in Parlamento» dopo aver ricevuto il sì dei partiti. Ed una delle misure che l’ex premier attende di «vedere nei dettagli» riguarda la riforma del lavoro, al centro delle tensioni tra le forze politiche: «Si tratta di un capitolo importante su cui questo governo deve esercitarsi» è l’opinione dell’ex premier che però fa sapere di non aver discusso l’argomento con il Professore. Al capo del governo invece il Cavaliere avrebbe chiesto di mettere mano alle riforme a partire da quelle istituzionali «perchè non è possibile per un governo essere efficace se non ha i mezzi per poterlo essere». Anche agli eurodeputati l’ex capo del governo ha chiesto il massimo impegno a favore del Pdl «siamo già in campagna elettorale» ha ribadito Berlusconi che poi ha messo in chiaro come la priorità sia quella di ritrovare l’intesa con l’Udc. Un accordo solo con Pier Ferdinando Casini anche senza il Fli non preoccupa il premier che anzi fa capire bene quali siano le sue preferenze: «Abbiamo a cuore l’intesa con i centristi ed è in quella direzione che concentriamo gli sforzi».

BAGARRE AL SENATO Il governo, tra i fischi della Lega, pone la fiducia sulla manovra anche in Senato. Il decreto «salva-Italia» domani sarà convertito definitivamente in legge e consentirà di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013. Durante la giornata, nell’aula di Palazzo Madama, la Lega ha dato battaglia ricorrendo ai toni forti, ma anche facendo baccano a suon di fischietti quando il ministro per i rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, ha chiesto la fiducia sul testo. La colorita protesta dei leghisti ha provocato la dura reazione del Presidente di Palazzo Madama, Renato Schifani: «Questa non è un’arena. È l’aula del Senato. È uno scempio al Parlamento», ha detto cercando di riportare la calma in aula. Per poi aggiungere, dopo la riunione dei capigruppo, che domani arriverà la censura ai «singoli soggetti che si sono resi protagonisti» esprimendo anche «amarezza» per l’accaduto. Nel frattempo, in un altro Palazzo, a poche centinaia di metri dal Senato, il Governo ha incassato l’assenso alla manovra da parte delle Regioni, dopo una intesa sul Trasporto Pubblico Locale, che troverà concreta attuazione forse già nel decreto milleproroghe di fine anno. Sin dall’apertura della seduta del Senato, il Carroccio è andato all’attacco, iscrivendosi in massa alla discussione generale che poi ha impegnato l’aula per tutta la giornata. Prima che iniziasse il dibattito Roberto Calderoli ha presentato una pregiudiziale di costituzionalità contro il decreto: secondo i leghisti il decreto non sarebbe costituzionale perchè «figlio di un governo non legittimo» non uscito dalle urne. Tesi respinta dal Pd, che con Stefano Ceccanti ha ricordato l’appoggio della Lega al governo Dini (quello del ribaltone del 1996) e la disponibilità a sostenere un eventuale governo Alfano. Il clima si è fatto teso e sono volate parole forti, come la quasi minaccia di Calderoli al premier, chiamato «ragionier Monti» da tutti i parlamentari leghisti: «Presidente Monti – ha detto l’ex ministro leghista – si ritiri, dia le dimissioni, perchè diversamente ci sarà tanta gente, operai, pensionati, piccoli imprenditori, che la verranno a prendere a casa». Ma un pò tutti i senatori della Lega sono ricorsi a parole pesanti contro il decreto, definito da Giuseppe Leoni «olio di ricino» per i cittadini mentre Rosi Mauro ha più volte tuonato «vergogna, vergogna». Calderoli, poi, contestando le parole di Napolitano sulla democrazia non sospesa dal governo dei tecnici, ha affermato che il governo Monti «è un colpo di Stato». «Hanno bisogno di rifarsi una verginità – ha risposto sarcastica Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd – per far dimenticare che erano al governo fino a 20 giorni fa». Ma intanto a Palazzo Cornaro, a pochi passi da Palazzo Madama, il ministro Piero Gnudi incassava l’importante accordo con i presidenti delle Regioni. Il finanziamento al trasporto pubblico locale salirà da 1,2 a 1,6 miliardi, con l’integrazione che potrebbe arrivare con il decreto milleproroghe o in un altro provvedimento imminente. Subito dopo è arrivato anche il parere positivo delle Regioni alla manovra. La prima volta dopo che nelle precedenti manovre di Tremonti il giudizio era stato sempre negativo. Insomma l’ennesima giornata convulsa e di contestazioni in vista del varo definitivo della manovra, che arriverà domani intorno alle 15 dopo l’intervento in aula del premier, Mario Monti. ‘Fischì della Lega permettendo.

MONTI: NO A VETI Due lunghi incontri, per preparare la ‘fase duè e sminare il terreno da possibili ostacoli e inconvenienti in Parlamento, confermando piena disponibilità al confronto con i partiti e le parti sociali, ma ribadendo al contempo che ciò non deve tradursi in immobilismo per il governo e per la sua azione riformatrice. Insomma, i paletti fissati dai partiti, ad esempio dal Pdl sulle liberalizzazioni e lo stop di Bersani alla riforma dell’articolo 18, non possono impedire all’Esecutivo di agire. Ma il Cavaliere in serata rincara la dose e, parlando con i senatori del suo partito, lancia un monito al governo: «Ci deve essere una consultazione preventiva prima di decidere i provvedimenti o non ci stiamo. Siamo noi gli arbitri di questa situazione e lo faremo capire». L’ex premier bacchetta i ‘professorì anche sulla ‘imposizione fiscalè e dice sempre ai suoi, se continua così si va al voto. L’intento del presidente del Consiglio è quello di consolidare la base parlamentare che sorregge l’esecutivo. Per farlo il professore incontra personalmente i leader dei partiti che lo sostengono (giovedì dovrebbe essere la volta di Pier Ferdinando Casini) e prova così a stemperare sul nascere possibili tensioni, nel tentativo di superare le incomprensioni (in particolare dentro Pdl e Pd) di queste settimane, ma anche a stabilire un ‘modus vivendì con le forze politiche che consenta al governo di evitare grane in Aula. I colloqui, visti da palazzo Chigi, sono stati comunque proficui. Con Berlusconi Monti si è tenuto alla larga da temi spinosi, come l’asta per le frequenze televisive (nonostante il Cavaliere, si riferisce in ambienti del Pdl, abbia fatto un accenno alla questione), e ne ha ricavato la netta impressione che il Pdl continuerà, nonostante alcune prese di posizione, a sostenere lealmente l’Esecutivo. Il premier intende mantenere e laddove possibile migliorare il ‘sistemà usato per la manovra: il governo individua i campi di intervento e le misure, poi si confronta in modo aperto con le forze politiche e sociali, ma senza farsi ‘ingabbiarè da estenuanti trattative o veti incrociati. Una metodologia che sembra distante da quella ‘cabina di regià ventilata da qualcuno e che, tra l’altro, non piace al Pd, timoroso di eccessiva continguità con il Pdl berlusconiano. Ciò non significa che il dialogo non possa essere migliorato. Tutt’altro: Monti ha chiarito che i «canali di collegamento» con le forze politiche devono restare sempre aperti e, ove possibile, rafforzati. Solo così potranno evitarsi ‘incomprensionì, come avvenuto sulla manovra. A palazzo Chigi non sono passate inosservate le tante assenze nel voto alla Camera sulla, soprattutto nei banchi del Pdl. Malumori che Monti imputa alla fretta con cui il decreto è stato confezionato a causa della crisi. Ma ora, con la seconda fase, quella della crescita, sarà diverso: avremo più tempo e ci saranno maggiori opportunità di confronto; non solo con i partiti, ma anche con le parti sociali. Il problema è che i partiti sembrano intenzionati ad avere maggiore voce in capitolo nelle misure del governo. Come dimostra il monito serale di Berlusconi («ci consulti prima o non ci stiamo») o quello di Bersani sull’articolo 18. E Monti deve trovare il giusto equilibrio fra la necessità di dialogare con le forze politiche e quella, altrettanto fondamentale, di superare diktat e veti incrociati. A questo proposito, il tema ‘bollentè dell’articolo 18 è stato affrontato con Bersani. Il segretario del Pd ha dapprima preparato il terreno alzando le barricate contro qualsiasi modifica. Lasciando palazzo Chigi è apparse rincuorato, ma non troppo visto che ha dovuto nuovamente ammonire che sarebbe «assurdo» e «da matti» toccarlo ora. Il realtà, Monti ritiene che il tema dell’articolo 18 prima o poi vada affrontato, ma all’interno della più ampia riforma del lavoro. «Per noi è un argomento importante, ma non è nè l’unico nè quello centrale», spiega chi ha parlato col premier. Insomma, l’impressione è che il premier intenda rimandare la discussione, inserendola nel più ampio confronto sulla riforma del lavoro per la quale terà un occhio al modello nord-europeo che in cambio di maggiore flessibilità in uscita offre una rete di sicurezza al lavoratore.

LA MANOVRA Pensioni e fisco sono i due pilastri su cui si regge l’architettura della manovra del governo, che grazie ai risparmi e alle nuove entrate, anche a carico degli Enti Locali, garantiranno il pareggio di bilancio nel 2013 ed anche delle risorse per il terzo pilastro, vale a dire alcune misure per la crescita che dovrebbero contrastare il calo del Pil. Una manovra complessiva, dopo le modifiche della Camera, di 34,9 miliardi nel 2014, di cui 21,4 di correzione dei conti. Domani il Senato voterà la manovra, su cui il governo ha posto la fiducia, e il decreto sarà definitivamente legge.
– PENSIONI: È la grande voce di risparmio, 20 miliardi a regime nel 2018, con l’introduzione del metodo contributivo per tutti. In più viene accelerata l’equiparazione dell’eta della pensione delle donne a quella degli uomini: dal 2018 sarà di 66 anni. Stretta sulle pensioni di anzianità: ci vogliono almeno 42 anni di contributi, e a regime chi lascerà prima perderà il 2% del trattamento ogni anno. Cresceranno i contributi per gli autonomi, che arriveranno al 25% nel 2018, per garantire loro un assegno più pesante. Per le pensioni d’oro maxi-prelievo del 15% oltre i 200.000 euro. Per far cassa nei prossimi due anni viene bloccata l’indicizzazione delle pensioni oltre la soglia dei 1.400 euro, cioè tre volte la minima.
– FISCO: in questo grande capitolo, la voce di maggior impatto è l’anticipo di due anni, cioè dal 2012, dell’IMU, la vecchia Ici anche sulla prima casa. In più ci sarà una rivalutazione monetaria delle rendite catastale che renderà più pesante questo tributo per tutti gli immobili. Ci sarà una esenzione di 200 euro per tutti, che aumenta di 50 euro per ogni figlio, fino a un massimo di 400. Vengono anche tassate le auto di grossa cilindrata, le barche e gli aerei privati, con una imposta che calerà nel tempo e sarà compensata dall’incremento delle accise sulle sigarette fai da te. Per quanto riguarda i CAPITALI SCUDATI (182 miliardi) sono soggetti ad un’imposta di bollo speciale del 10 per mille negli anni 2012 e 13,5 per mille nel 2013, l’aliquota ordinaria è al 4 per mille. Il Fisco avrà un anno in più, fino al 31 dicembre 2013, per le attività di accertamento legate al recupero delle somme non riscosse con i condoni e le sanatorie previsti dalla legge finanziaria 2003. Una piccola patrimoniale sarà l’ IMPOSTA DI BOLLO su tutti i depositi titoli (es. Fondi di investimento o polizze vita) e non più solo sui conti correnti. I depositi bancari con meno di 5.000 euro non pagheranno più il bollo annuale di 34 euro; quelli delle società saliranno a 100 euro.
– EQUITALIA: I beni espropriati da Equitalia ai debitori verso il Fisco, non saranno più messi all’asta dall’Agenzia ma saranno venduti dal contribuente. Il debitore venderà il bene pignorato o ipotecato e consegnerà l’intera somma ad Equitalia, che restituirà al contribuente la somma che eccede il debito. Inoltre le aziende in difficoltà a causa della crisi che sono in ritardo nel pagamento delle cartelle ad potranno ottenere una ulteriore proroga di 72 mesi. Infine slitta di un anno (a fine 2012) l’uscita di Equitalia dalla riscossione dei Comuni.
– TAGLI A POLITICA E P.A.: Le Camere, con proprie delibere passeranno al metodo contributivo per le pensioni e taglieranno gli stipendi dei parlamentari. Le PROVINCE diverranno enti di secondo livello, ma solo alla loro scadenza naturale. Anche gli stipendi dei consiglieri circoscrizionali saranno sì aboliti ma solo dalla prossima consiliatura. Arriva un tetto agli stipendi dei manager delle società pubbliche non quotate e per quelli della pubblica amministrazione. Per questi ultimi però è possibile una deroga con un Dpcm. Nuovi tagli a comuni e Regioni: queste potranno aumentare l’addizionale Irpef dallo 0,9 all’1,23%
– SVILUPPO: Le imprese potranno scaricare dall’Ires l’Irap sul costo del lavoro. In più c’è uno sconto Irap per le assunzioni a tempo indeterminato di donne e giovani under 30. Per favorire la ricapitalizzazione arriva l’Ace, cioè un regime fiscale favorevole ai capitali reinvestiti in azienda.
– LIBERALIZZAZIONI: alla Camera sono saltate quelle sui farmaci di fascia C e quella dei taxi. Arriva una Authority per i trasporti dai quali però sono rimaste escluse le autostrade e le strade.
– LOTTA A EVASIONE: Scende da 2.500 a 1.000 la soglia dei pagamenti in contante. Anche la P.A. pagherà cash solo le somme sotto questa soglia, comprese le pensioni. La commissione massima dovuta dai negozi alle banche per i pagamenti con carte di credito non potrà essere superiore all’1,5%. Mentire al fisco diventa un reato, tranne che per chi ‘sbaglià (errori in dichiarazione). Le banche dovranno comunicare all’anagrafe tributaria periodicamente i movimenti dei conti correnti. Le aziende che avranno rapporti on line con l’Agenzia delle entrate riceveranno un occhio di riguardo.

BEFERA: NO GRANDE FRATELLO Nessun rischio che il Fisco diventi un ‘grande fratellò nè che tutti i contribuenti saranno ‘nudì davanti all’anagrafe tributaria quando, dal primo gennaio prossimo, partirà l’afflusso dei dati dei movimenti dei conti correnti bancari. Lo ha assicurato il direttore dell’Agenzia delle Entrate e presidente di Equitalia, Attilio Befera, ammettendo, tuttavia, che «saremo un pò svestiti, ma d’altra parte in Italia abbiamo 120 miliardi di euro di evasione». E questa somma potrebbe aumentare se il punto terminale della lotta all’evasione, cioè la società di riscossione Equitalia, venisse indebolita, «perchè verrebbe indebolita tutta la filiera», ha osservato Befera intervenendo a Radio 24. Su Equitalia «c’è una campagna di disinformazione fortissima», ha aggiunto, e alcune proposte di legge sono «fuori dal mondo dal punto di vista tecnico». Nel rilevare che l’avvio dei dati dei conti correnti all’anagrafe tributaria vuole essere un deterrente per eventuali evasori e serve per fare una preselezione dei soggetti per i quali c’è una grossa differenza fra reddito dichiarato, reddito speso e risparmio accumulato, Befera ha garantito che non c’è alcun rischio di diffusione di informazioni, perchè «i controlli potranno essere compiuti da un numero persone limitatissimo» e «solo per i soggetti a rischio di evasione. I criteri di riservatezza e sicurezza sono rafforzati». Quanto ai rischi di intromissione nel super computer ‘Serpicò – in grado di analizzare milioni di transazioni e movimenti finanziari – Befera ha spiegato che «sono visioni un pò apocalittiche che non hanno senso. Il computer è controllato direttamente dall’Agenzia delle Entrate. Nel sistema ci sono una serie di informazioni: redditi, immobili posseduti, contratti elettrici, spese sostenute dai soggetti, movimentazioni finanziarie. Ma tutto con rigorosissimi sistemi di sicurezza e protezione di norme penali. Chi accede all’Anagrafe Tributaria perchè vuole sapere quanto guadagna qualcuno è soggetto a norma penale». Il Garante della Privacy darà le indicazioni per tutelare al massimo la riservatezza delle informazioni. Tornando su Equitalia, Befera ha sottolineato che «c’è una campagna di disinformazione per rastrellare qualche voto o arricchire studi di avvocati o commercialisti. Si critica Equitalia perchè mette ipoteche o fermi sulle autovetture» e per «sanzioni pazzesche. Il tasso di interesse è del 5% annuo. In altri Paesi si va direttamente sul conto bancario e si preleva o si prende un quinto dello stipendio». Befera ha poi ricordato la norma che introduce «un regime premiale per favorire la trasparenza e premiare i contribuenti onesti», e infine ha spiegato che l’Agenzia delle Entrate punta ai servizi telematici di Fisconline a cui si accede con un codice. Obiettivo, «ridurre e razionalizzare l’afflusso di contribuenti negli uffici» e semplificare la vita del contribuente per pagare imposte, inviare la dichiarazione, registrare un contratto di affitto, visualizzare versamenti.

fonte:leggo