Oltre un anno per operarsi A Ginecologia ora è fuga

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Il primario Tinelli:«Le pazienti vanno al Nord» L’Asl:«Affronteremo presto il problema» LECCE – Mille donne aspettano di essere operate. Gonfiano all’inverosimile una lista d’attesa che viaggia su medie da Paese sottosviluppato: da 1 anno e mezzo a un anno e otto mesi. Non siamo nel terzo mondo, ma a Lecce, nel reparto di Ginecologia dell’ospedale «Vito Fazzi», dove, ironia della sorte, si riesce a operare con tecniche all’avanguardia nel segno di quell’eccellenza tanto predicata dalle autorità sanitarie. Qui si operano i tumori e si fa largo uso della laparoscopia, ma le sale operatorie sono in funzione dalle quattro alle otto ore settimanali. Davvero troppo poco tenuto conto del massiccio afflusso di pazienti nell’Unità operativa diretta dal dottor Francesco Tinelli che stringe le spalle davanti ad una situazione che non è riuscito a raddrizzare malgrado lettere e proteste indirizzate ai vertici dell’Asl. La denuncia «Chi aspetta quasi due anni per sottoporsi a un intervento chirurgico? Nessuno. E allora molti partono per il Nord», si sfoga il primario. Siamo sempre alle solite: i viaggi della speranza non finiscono mai nonostante il Salento disponga di uomini e mezzi per garantire cure all’altezza dei migliori ospedali d’Italia. Ma perché accade questo? «Dicono che ci sono pochi anestesisti – spiega il dottor Tinelli – ma al Fazzi ne abbiamo 51, quindi non è vero. Non ci prende in considerazione nessuno: ho avuto degli incontri anche con i nuovi dirigenti, ma al momento la situazione non è cambiata. Noi operiamo il cancro in laparoscopia e dopo due giorni la paziente sta a casa. Mi sento sfiduciato perché sembra di parlare al vento». LA SITUAZIONE – Sono ormai almeno nove mesi che a Ginecologia le cose vanno così. Prima si riusciva ad assorbire la domanda di cure al massimo nell’arco di un anno. Oggi solo i casi di tumore hanno la precedenza e vengono trattati in tempi abbastanza ristretti. Per tutte le altre patologie o si aspetta fino a venti mesi o si prendono altre strade. Il reparto ha 52 posti letto, 19 medici, 18 ostetriche, una cinquantina di infermieri, 18 operatori tecnici addetti all’assistenza (Ota), ma non può esprimere tutte le sue potenzialità. La replica dell’Asl Del caso si sta occupando Alessandro Finisguerra, responsabile del Tribunale dei diritti del malato al «Fazzi», che afferma: «Bisognerebbe sbloccare questa situazione perché è ormai insostenibile. Abbiamo ricevuto tante segnalazioni di donne che lamentano attese di un anno o due e questo fatto, francamente, non mi sembra normale. La questione della mancanza degli anestesisti è da approfondire. Ma c’è un altro caso da segnalare e riguarda l’Unità di terapia intensiva neonatale che ha solo sei posti e deve servire tutta la provincia. Insomma, direi che bisognerebbe intervenire con decisione per evitare disagi così gravi per gli utenti». Il direttore sanitario dell’Asl, Ottavio Narracci, assicura che il problema non è sottovalutato. Dice: «Conosciamo le criticità di Ginecologia, ma stiamo lavorando per risolverle. Non è facile, ma ci stiamo impegnando. C’è il problema della carenza di anestesisti a cui dobbiamo far fronte e inoltre stiamo riorganizzando l’attività del blocco operatorio. Non è una cosa semplice. Ma devo anche dire che ad Ostetricia sono dedicati già due – tre anestesisti, quindi non è che non ci siano risorse umane destinate a questa specifica funzione».

FONTE CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

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