SANT’AGNELLO : LA TRADIZIONE HA VINTO

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SANT’AGNELLO :  LA TRADIZIONE HA VINTO

Il 14 dicembre è il giorno della festa di S. Agnello, il patrono del Comune omonimo della Penisola Sorrentina.

 La gente vive un giorno particolare e tutti, o quasi, si recano in chiesa per rendere omaggio al Santo ,ma soprattutto tantissime donne incinte; secondo la tradizione le donne in attesa dei bambini vengono in pellegrinaggio per devozione al Santo posto sul trono, da tutte le zone limitrofe, da Capri, dalla costiera Amalfitana e da Castellammare ; è una devozione che assicura al futuro nascituro di venire al mondo privo di qualsiasi malattia o deformazione.

Il tutto nasce da due antichi proverbi campani tuttora in uso riguardanti Sant’Aniello: ‘A Sant’Aniello nun tucca’ ne forbice ‘e ne curtiello e A Santa Lucia nu passe ‘e gallina, a Sant’Aniello nu passe ‘e pecuriello. Il primo si riferisce ad un’usanza della zona secondo cui le donne incinte non debbono adoperare coltelli o forbici, perché il nascituro potrebbe nascere mutilato di un arto. Il secondo è riferito alla durata del tempo, secondo la tradizione il giorno 13 dicembre (si festeggia santa Lucia) la giornata si allunga di un po’, come un passo di gallina, il giorno successivo (si festeggia sant’Aniello) il giorno avanza ancora di più, come un passo di pecora.

Il giorno di S. Aniello (S. Agnello 14 dic., protettore dell’ano) deve assolutamente astenersi dall’otturare il buco del pilone, altrimenti il nascituro avrebbe l’ano chiuso. Né deve avvolgere gomitoli, perché la creatura verrebbe al mondo con il cordone ombelicale avvolto intorno al collo.

 

Oltre ad essere un giorno di festa religiosa è anche un giorno di fiera; le persone si ritrovano con amici persi di vista e possono passare momenti di intensa allegria in loro compagnia. In questo giorno la chiesa è super affollata perché il santo oltre ad essere protettore dei nascituri è anche protettore degli animali domestici e degli alberi da frutto. Durante la festa le strade sono piene di persone e bancarelle fornite di giocattoli, pentole, fiori,abeti e varie piante da frutta o decorazione . La gente da ogni parte viene ad acquistare il proprio abete da addobbare per il santo Natale ; ce ne sono di qualsiasi grandezza,di diversi prezzi e per tutti i gusti! Un tempo si vendevano anche gli animali domestici,ma per vari motivi ora non più. Noi con le nostre rispettive famiglie non manchiamo mai a questo importante evento.

Agiografia del santo

All’inizio del decimo secolo Pietro, suddiacono della Chiesa napoletana che era stato liberato da una grave infermità per intercessione di Agnello, compose un «libellus miraculorum», in cui, oltre alla sua, racconta altre ventidue guarigioni miracolose operate dal santo. Da questo testo, che è la più antica fonte che ci parli di Agnello, apprendiamo che Gaudioso Settiminio Celio, vescovo di Abitina in Africa, avendo dovuto insieme con altri presuli abbandonare la sua sede invasa dai Vandali, riparò a Napoli e vi fondò un monastero, probabilmente basiliano, che poi prese il suo nome. Di questo monastero, nel VI secolo, divenne abate Agnello, che morì a sessantun’anni tra il 590 e il 604, forse nel 596, come molti affermano. Scrittori recenti parlano dei suoi interventi miracolosi per liberare Napoli e Sorrento, strette d’assedio dai Saraceni, ma l’agiografo citato non ne fa cenno. Il suo epitafio, rinvenuto nella chiesa parrocchiale a lui dedicata, dal punto di vista paleografico, secondo gli esperti, si accorda con l’età della sua morte. (Avvenire)

Etimologia: Agnello = messaggero, dal greco

Emblema: Bastone pastorale

Martirologio Romano: A Napoli, sant’Agnello, abate del monastero di San Gaudioso.

Al principio del sec. X Pietro, suddiacono della Chiesa napoletana, che era stato liberato da una grave infermità per intercessione di Agnello, compose un libellus miraculorum, in cui, oltre alla sua, racconta altre ventidue guarigioni miracolose operate dal santo. Da questo testo, che è la più antica fonte che ci parli di Agnello, apprendiamo che Gaudioso Settiminio Celio, vescovo di Abitina in Africa, avendo dovuto insieme con altri presuli abbandonare la sua sede invasa dai Vandali, riparò a Napoli e vi fondò un monastero, probabilmente basiliano, che poi prese il suo nome. Di questo monastero, in un anno sconosciuto del sec. VI, divenne abate Agnello, che morì a sessantun’anni tra il 590 e il 604, forse nel 596, come molti affermano. Scrittori recenti parlano dei suoi interventi miracolosi per liberare Napoli e Sorrento, strette d’assedio dai Saraceni, ma l’agiografo citato non ne fa cenno. Il suo nome non figura nel Calendario marmoreo di Napoli, inciso verso 1’800. Il suo epitafio, rinvenuto nella chiesa parrocchiale a lui dedicata, dal punto di vista paleografico, secondo gli esperti, si accorda con l’età della sua morte. Fin dal sec. XV Agnello fu annoverato fra i patroni di Napoli ed è anche patrono di Guarcino, città del Lazio in provincia di Frosinone; gode pure di particolare venerazione a Lucca, dove, già dal sec. XII, gli fu dedicato un altare. Questa città contese con Napoli per l’autenticità delle sue reliquie e ne celebra la festa il 18 maggio, in contrasto con l’uso più comune che la fissa al 14 dicembre.