La tristezza è una gran brutta bestia.

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Sempre più spesso ci accorgiamo di quanto sia difficile esternare i propri sentimenti, sia quando questi sono ammantati di gioia e voglia di vivere, sia quando al contrario ci ricacciano in uno stato di avvilimento e costernazione.

 

Per chi mi legge da un po’ di tempo e, mi auguro, con una modesta attenzione, si sarà accorto che con una giusta dose di coraggio mi ritrovo sempre più spesso ad affrontare tematiche una volta così lontane dal mio modo di vivere e di sentire.

Sarà l’età o probabilmente una maggiore sensibilità verso tematiche così intimiste, c’è di fatto che non riesco più a indugiare quando queste si presentano.

 

La tristezza, il tema di oggi, è una gran brutta bestia, si insinua nelle nostre vite, e senza neanche farcene accorgere, scava solchi profondi nella nostra anima, seminando malessere e ipocondria difficile da combattere.

 

E’ pur vero che la tristezza il più delle volte è causata dalla scomparsa di persone a cui si era particolarmente legati o alla fine di un amore, di una amicizia, al distacco da persone care, ciò non di meno sconvolge  quando la tristezza diventa patologica in alcuni soggetti, e per quanto questi si sforzino di combatterla e relegarla in un angolo recondito della propria anima, quest’ultima non solo non li abbandona, ma li avvinghia in una spirale deleteria.

 

Capisco che questa mia visione possa apparirvi particolarmente pessimistica, ma credetemi, ho motivo di pensare che in alcune persone sia la triste realtà.

 

I mali dell’anima sono peggiori dei mali fisici, in ogni modo, esprimo tutta la mia vicinanza a chi ne soffre, e ricordo loro, che la miglior cura è senz’altro il riconoscere convintamente che c’è sempre una via d’uscita. La fede poi, ne sono certo, vi donerà il supporto più giusto e concreto.

 

Felice Casalino