L´ Associazione Antonio Vivaldi compie trent´anni!

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Domani nella sala concerti delle scuole elementari di Sapri dove tutto iniziò proprio l’11 dicembre di tre decenni fa si esibirà l’orchestra da camera Musica Figuralis, con al clavicembalo Marek Cermak

 

Di Olga Chieffi

Ha  trent’anni l’Associazione “Antonio Vivaldi” di Sapri e li compirà proprio domani, in quella storica sala concerti delle Scuole Elementari “J.F.Kennedy”, dove tutto ebbe inizio con la redazione dell’atto costitutivo, firmato da diversi musicisti e dedicato al famigerato “Prete Rosso”. Dai primi passi al fianco della stessa scuola elementare, la fondazione di un’orchestra da camera, grazie all’abnegazione di Giovanni Marotta e Vincenzo Zupi Castagno, che domani sera, alle ore 19, vedranno rinnovare quelle indimenticabili performance di quella formazione, diretta da Vincenzo Cammarano e anche dallo stesso Giovanni Marotta, ospitando l’ensemble Musica Figuralis, con al clavicembalo conduttore Marek Cermak. Sotto le volte di una cattedrale barocca, risuonano i passi di un uomo, un uomo contemporaneo che ristabilisce e vivifica questo legame assolutamente vitale tra ciò che di così antico si conosce e ciò che di più moderno si può creare in ambito musicale. Il programma principierà con due sinfonie di Joseph Puschmann, latore di una musicalità e di uno sfarzo sonoro che non ha certo bisogno di sottili disquisizioni, per dirsi affatto moderna. Dopo questa entrada riservata alla sola orchestra l’omaggio ad Antonio Vivaldi, offerto dai figlioli musicisti di coloro che fondarono l’associazione a lui dedicata. Comincerà a schizzare il ritratto del prete rosso il flautista Antonio Marotta, il quale si cimenterà con il concerto op.6 n°3 in re Maggiore “Il Gardellino”. Il razionalismo filosofico e letterario del primo Settecento francese riconosceva  senso alla musica a condizione che fosse accompagnata da un testo verbale, riservando al solo melodramma uno spazio di dignità. In questa prospettiva cartesiana, la musica strumentale non poteva avere speculazione estetica perché le era negata qualsiasi potenzialità di mimesi. Per giungere a tale possibilità, ci doveva essere un testo con il quale realizzare il connubio. Se non c’è un testo, che cosa imita l’arte della musica? E’ il quesito che si posero i teorici del razionalismo. Queste linee di tendenza passarono dalla Francia all’Italia e per risolvere il problema, certo non di poco conto, i musicisti ricorsero a una formulazione che potesse recuperare il concetto di mimesi: la natura può essere imitata con i suoni. Nacque così la musica “a programma”. Alle composizioni musicali si prese a dar titoli descrittivi e si correlarono musica e soggetti da rappresentare. Alla poliedrica fenomenologia del Gardellino, corrisponde comunque, ed è ciò che più conta, un valore artistico in genere assai elevato e un magnetismo illusionistico non di rado eccezionale. In una sorta di teatrino dell’immaginazione sorretto dalla pura espressione strumentale dove il pubblico è guidato nell’ascolto ora da indicazioni di percorso  che ne stimolano la fantasia, seguendo quel Vivaldi che riesce a mettere in scena la vita umana e la natura con un’arte drammatica e narrativa e con una vividezza di rappresentazione, che conferma il precetto della retorica barocca ut pictura musica. I violoncellisti Pierluigi Marotta e Angelo Zupi Castagno, eseguiranno, poi, il celeberrimo concerto in Sol minore per due celli ed archi RV 531. La pagina spicca per la sua bellezza e per il valore artistico in particolare dei tempi rapidi, che risultano un concentrato di pura energia in cui i due solisti dialogano, si intrecciano e si accompagnano a vicenda. La tonalità è dappertutto minore, anche i temi, che almeno nei due movimenti veloci, non hanno quel carattere incisivo per cui Vivaldi si stacca da tutti i contemporanei e non c’è fra “soli” e “tutti” quella bilanciata alternanza che costituisce la socievolezza della forma. L’ orchestra proporrà poi il Concerto Grosso in Sol minore Fatto per la notte di Natale, op.6 n°8 di Arcangelo Corelli. Il maestro romano mette tutta la sua fantasia in questa composizione che costituisce indubbiamente il punto culminante nella parabola della sua produzione , rimanendo l’esempio più splendida della forma barocca del concerto grosso italiano, definitosi intorno alla fine del ‘600 proprio per merito di Arcangelo Corelli, grazie al suo perfetto equilibrio espressivo e a quella libertà e scioltezza di eloquio tipici del nostro barocco. L’ espressione del nuevo tango, di Astor Piazzolla con la melodia in La minore  che questo appassionato genere musicale smette gli abiti di una musica esclusivamente legata alla danza e al canto, per farsi pura espressione musicale, assorbendo tutto lo spirito elegiaco, la malinconia che scaturisce dalla certezza dell’ineluttabilità e dell’amarezza della vita, proprie del viejo tango, chiuderà la serata.

Olga Chieffi