Governo Monti. La manovra "Salva Italia" basata sulle tasse: Dov´è finita l´equità?

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Siamo chiamati a stringere ulteriormente le nostre cinghie: aumento dell’Iva, delle accise sui carburanti, dell’addizionale regionale Irpef e imposizione di una nuova tassa, l’ Imu. L’unica misura che sembra andare nella direzione della crescita è la possibilità per le aziende di assumere donne e giovani grazie allo sgravio dell’Irap. Dove ci porterà questa manovra?  (Pier Francesco Bello)

Solo tre settimane fa il governo Monti,  giurando nelle mani del Capo dello Stato, entrava nel pieno esercizio dei suoi poteri, chiamato a risolvere una criticità economico-finanziaria senza precedenti.  Sembrava che fosse cominciata un’era nuova, nella quale tutto si potesse rimettere in sesto,  dove ogni peggior problema potesse essere risolto e dove la parola d’ordine che risuonava con una solennità dimenticata da tempo nella ‘liturgia’ del Parlamento era equità.

Dopo solo tre settimane dallo scandirsi di quegli eventi, la manovra economica che ha iniziato il suo iter parlamentare,  denominata ‘Salva Italia’ dallo stesso premier,  ha suscitato una pioggia di critiche,  a cominciare dagli stessi partiti che sostengono l’esecutivo,  i sindacati  e gran parte dei cittadini. Una domanda è sorta spontanea: Dov’è finita l’equità? A ben vedere, pur senza cedere a interpretazioni faziose o partigiane, l’equità sembra proprio aver smarrito la strada!

A voler essere oggettivi le sole vere protagoniste di questa manovra sono solo le nuove tasse: Imu (al posto della vecchia Ici sulla prima casa), aumento dell’Iva al 23 % (che provocherà una ineluttabile riduzione dei consumi), aumento delle accise sui carburanti e dell’addizionale regionale Irpef. Tutto questo aumento fiscale per fare cassa, risanare i conti pubblici e mettere l’Euro a riparo viene così incontro alle richieste della Comunità Europea. Tutto giusto: ma per la crescita, lo sviluppo e i giovani c’è davvero molto poco.

L’unica misura che sembra andare nella immediata direzione della crescita è la possibilità per le aziende di assumere donne e giovani grazie allo sgravio dell’Irap (Imposta regionale sulle attività produttive) che sarà deducibile dall’Irpef. Nei piani del Governo lo scopo sarebbe quello di incoraggiare le aziende stesse ad assumere nuovo personale, partendo dalla consapevolezza che in questo modo si possa rilanciare la crescita. Si, ma quel che resta dubbio è cosa si intenda per ‘assumere’: se si tratterà di contratti a progetto, a cottimo o comunque a tempo determinato, questa misura rischia di restare uno specchietto per allodole, una falsa illusione che certo non aiuterà i giovani a trovare stabilità per il proprio futuro.

Infatti proprio quello della disoccupazione, in primo luogo giovanile è uno dei principali drammi che questa crisi sta aggravando ancor di più e certamente appare insufficiente limitarsi ad uno sgravio fiscale quando spesso la produzione industriale annaspa proprio per mancanza di commesse. Ed è proprio lì che sta la chiave generale del problema: Tutto il mercato dell’Eurozona naviga in acque tempestose e regna una generale sfiducia che inevitabilmente ha come conseguenza un calo dei consumi, quindi della produzione e così le fabbriche non assumono. Si crea in tal modo una sorta di grande circolo vizioso nel quale, una volta caduti dentro, diventa molto difficile uscirne.

 

Un’ altra misura, annunciata dal Governo all’atto di ricevere la fiducia delle Camere, cioè la riduzione delle trattenute su stipendi e pensioni, è finita nel totale dimenticatoio. Anche quest’ultimo provvedimento avrebbe potuto aiutare, specialmente chi percepisce meno, ad avere alla fine del mese in busta paga qualcosa in più senza vedersi sottrarre denaro che in fin dei conti spetterebbe ottenere appieno! Forse però, dinanzi ad un problema di così complessa gestione e dove sono a rischio le sorti dell’intero Paese insieme a quelle dell’Europa, sarebbe opportuno riscoprire quel profondo senso di solidarietà e coesione sociale che l’Italia ha sempre dimostrato di avere nei momenti più bui e difficili della sua storia.

Anche nel dopoguerra i nostri nonni si trovarono ad affrontare una congiuntura economica di difficilissima risoluzione e per certi aspetti simile a quella attuale (anche se ora non ci sono macerie e desolazione) in materia di debito pubblico, disoccupazione e crescita. Ma grazie ai sacrifici, alla tenacia e alla voglia di ricominciare, unite a quella solidarietà e coesione prima richiamate, dopo dieci anni l’Italia ha vissuto gli anni più strabilianti della sua crescita economica. Succederà lo stesso? Chissà se questa crisi e questi sacrifici non saranno l’anticamere di un nuovo ‘Boom economico’.