E´ partito il toto-titoli per la stagione lirica 2012

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Cinque opere per il nuovo cartellone lirico che verrà inaugurata da “Traviata” con una Violetta cilentana, Maria Agresta, mentre Sonia Ganassi ha annunciato che sarà protagonista dei “Capuleti e Montecchi” di Vincenzo Bellini. A completare il carnet del massimo cittadino, Nabucco, Gioconda e Madame Butterfly

 

Di Olga Chieffi

Siamo giunti al finale di quest’anno e di questo cartellone, che proporrà, a breve, ancora un concerto da camera, l’evento tersicoreo e l’attesissimo ritorno della Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni con l’accoppiata di prammatica dei Pagliacci di Ruggero Leoncavallo, che ci si pone già a caccia dei titoli che ci accompagneranno sino alla fine del 2012. Maria Giovanna Agresta applauditissima Leonora del Trovatore di questa stagione, ci ha rivelato il suo ritorno quale Violetta Valery, in apertura del prossimo cartellone. Con Traviata, una dei personaggi più ospitati al massimo cittadino (siamo ormai vicini alla decina di allestimenti!),Giuseppe Verdi realizzò una protagonista assoluta, più ancora di Rigoletto, una “divina” che sembra voglia riassumere il fascino delle primedonne dell’Ottocento, e insieme, una creatura femminile che il maestro non replicherà più in maniera così imperativa. Violetta illumina la vicenda e ogni personaggio, che, poi, a sua volta è costruito per illuminare lei. Con abilità estrema Verdi è riuscito, specie nel secondo atto, a ritrarre una sintesi che riassume i tre volti dell’esperienza amorosa di una donna: la bellezza che si fa culto di libertà, l’affetto d’amante, il sacrificio che già lascia intravedere il rapporto materno (anche se non realizzato). Bisognerà attendere le donne di Puccini per avere simili emozioni; ma anche là non troveremo riuniti in una sola persona tre aspetti, questi tre caratteri che fanno addirittura pensare a tre interpreti diverse, una per atto. La melodia pucciniana ritornerà sulle ali di Madame Butterfly  “ La farfallina volerà:/ha ali sparse di polvere,/con qualche goccia qua e là,/ gocce di sangue, gocce di pianto…../Vola,vola farfallina,/a cui piangeva tanto il cuore;/ e hai fatto piangere il tuo cantore./Canta, canta farfallina,/con la tua voce piccolina,/col tuo stridere di sogno,/soave come l’ombra,/ dolce come una tomba,/all’ombra dei bambù/a Nagasaki e a Cefù”. Così scriveva Giovanni Pascoli di Cio-cio-san, la cui evoluzione psicologica capace di far vivere di luce riflessa sfondo e personaggi minori, crediamo sarà sottolineata dalla regia di Francesco Torrigiani, che in un’intervista ha espresso il desiderio di dirigerla, guardando alla cultura giapponese, non più lontana ma totalmente assorbita dal mondo occidentale. Sonia Ganassi, dopo il trionfo di critica e pubblico in Norma, nei panni di Adalgisa, ha inserito, tra i suoi prossimi impegni, qui a Salerno, i Capuleti e Montecchi di Vincenzo Bellini, nel ruolo di Romeo, in travesti, che rimane la più singolare invenzione di quest’opera. Questo ruolo, infatti, avvicina il destino dei due amanti nel somigliante per non dire identico timbro e registro, così da congiungere in una sola candida esperienza d, di tragica passione adolescente, anche la sincerità e fede dei due protagonisti, al punto di volare molto al di sopra delle contese di un mondo di ferro, di crude battaglie e di interessi violenti. Titolo a sorpresa ma di alto gradimento è Gioconda, di Amilcare Ponchielli, unica opera dopo Aida e fino all’Otello di Verdi a raggiungere una validità artistica nelle corde del pubblico, grazie all’enfasi della melodia portata, all’ansimare del desiderio, a quella declamazione plastica che soccorre in modo puntuale l’accentazione drammatica derivante dalla drammaticità tempestosa del libretto. Nabucco, la cui fortuna è strettamente legata al successo di una delle pagine più celebri, il coro “Va’ pensiero”, ci traghetterà verso l’anno celebrativo verdiano, nel centenario della sua morte. Il celebre coro costituisce il fulcro ideale di un’opera che, se contempla naturalmente passioni individuali (l’amore tra Fenena e Ismaele, il conflitto tra Abigaille e Nabucco, l’amore paterno di Nabucco per Fenena), è fortemente connotata come dramma corale che si articola attraverso una serie di ampi pannelli. Grandezza di una partitura che sta proprio in questa nuova capacità verdiana di far prevalere sempre e comunque il dramma, e funzionale a questo esito, è la messa a fuoco di un procedimento che sarà fondamentale nello sviluppo della produzione successiva, vale a dire l’individuazione di un conflitto tra personalità incarnate in tipi vocali.

Olga Chieffi (da Il Roma del 6 dicembre 2011)