La musica della Filarmonica a Palazzo Madama

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Domenica 18 la formazione diretta da Daniel Oren, proporrà a Roma l’ouverture della Norma, il Bolero di Maurice Ravel e An American in Paris di George Gershwin

 

Di Olga Chieffi

Dopo le alterne fortune della Norma e, in attesa del gran finale affidato al celebre binomio, Cavalleria Rusticana e Pagliacci, l’Orchestra Filarmonica Salernitana, con in testa Daniel Oren, si esibirà domenica 18 dicembre a Palazzo Madama, nell’annuale concerto di beneficenza. Formazione ridotta per i Filarmonici, solo la metà della nostra orchestra, potrà infatti assidersi in senato ed esibirsi dinanzi alle maggiori cariche dello stato. Daniel Oren ha scelto tre pagine, che i suoi strumentisti conoscono bene, capaci di regalare un programma leggero e coinvolgente, iniziando con l’ouverture della Norma di Vincenzo Bellini, pagina che già presagisce la situazione drammatica della vestale dei Druidi, con i suoi ritmi incisivi, i suoi scorci e sussulti improvvisi, i suoi abbandoni subitamente interrotti rivelanti una tensione febbrile, l’incalzarsi ed esacerbarsi reciproco di passione e coscienza, desiderio e rinuncia, amore e avversione. Il pezzo ha un taglio preciso, una solidità architettonica in cui si rivela la sicurezza dell’artista, la sua capacità di realizzare, con un discreto impiego di mezzi, una equilibrata densità sonora. Seguiranno due opere che hanno rappresentato il clou del concerto con cui i salernitani hanno festeggiato il 2011. Il primo titolo sarà caratterizzato da quell’equilibrata osmosi tra musica descrittiva e musica pura, che riconosciamo in “An American in Paris” di George Gershwin in una particolare riduzione commissionata a Nicola Samale. La celeberrima pagina comprende una prima sezione di presentazione del materiale tematico, una parte centrale con elementi “americani” – il tema blues e il tema charleston – e una grandiosa e altisonante finale di ricapitolazione delle idee espresse. Di grande effetto è il tema blues esposto dalla tromba solista, un momento magico per liricità espressa e per l’enorme potere evocativo sprigionato da questa sorta di incantato e sognante notturno orchestrale. Gran finale con il Bolero, pezzo popolarissimo di Maurice Ravel. Il 22 novembre 1928, infatti, il pubblico dell’ Opera di Parigi assistette ad un balletto sulle note di un Bolero di quindici minuti: un unico, continuo e graduale crescendo, costruito su una melodia chiara ed inarrestabile. La musica appare di stupefacente semplicità, disegnata con i pochi tratti di un ritmo ostinato che si ripresenta sempre uguale a se stesso. In realtà cela un finissimo gioco di combinazione degli strumenti dell’orchestra, che entrano uno dopo l’altro ad arricchire il suono, in una trascinante progressione, dal flauto ai sax tenore e soprano, fino all’esplosione finale, che accenderà l’applauso del pubblico di Palazzo Madama