Condono scontro in Regione Campania

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Gerardo Ausiello Scontro a tutto campo tra Comune e Regione sulle scelte urbanistiche, dal nuovo regolamento al condono edilizio. Il braccio di ferro si consuma a Palazzo Partanna, dove i Costruttori napoletani organizzano un confronto a cui partecipano amministratori ed esperti della materia. È l’assessore comunale Luigi De Falco a scagliare la prima pietra chiedendo alla giunta Caldoro di modificare il regolamento di semplificazione urbanistica (che ha parzialmente assorbito la legge 16 del 2004): «La Regione si preoccupi di procedere ad una pianificazione secondo le sue competenze senza invadere il campo degli enti locali, di stanziare le risorse necessarie e di potenziare l’edilizia residenziale pubblica, su cui c’è una grave carenza – tuona – Non si può agire in deroga al piano regolatore e agli altri strumenti urbanistici». Di tutt’altro avviso l’assessore di Palazzo Santa Lucia, Marcello Taglialatela: «È opportuno intervenire, dove possibile, semplificando le procedure. Il territorio ha bisogno di essere governato con regole chiare e certe per impedire che si ripetano gli scempi del passato». L’ex parlamentare invita quindi gli enti locali ad accelerare i tempi: «Le Province sono tenute ad approvare i piani territoriali di coordinamento, che dovrebbero essere pronti entro aprile, mentre ai Comuni spetta il compito di varare i piani urbanistici: dal 2004 ad oggi lo hanno fatto solo 16 amministrazioni su 551. Numeri che dimostrano quanto fosse necessaria una semplificazione delle norme». Proprio sui tempi di stesura del Puc è in atto una battaglia giudiziaria: il Comune di Napoli (ma anche quello di Salerno) ha presentato un ricorso al Tar perché ritiene che i 18 mesi fissati dalla giunta Caldoro per produrre il documento siano insufficienti. «Noi al contrario pensiamo che siano idonei – replica Taglialatela – Bisogna affrettarsi e poi i termini decorrono a partire dall’approvazione dei Ptcp. Probabilmente alla base di questi ricorsi ci sono motivazioni politiche più che tecniche». Anche sul condono edilizio si registra una netta distanza tra i due enti. Per De Falco «non c’è affatto bisogno di sanatorie ma bisogna far rispettare la legge procedendo con gli abbattimenti». Taglialatela è categorico: «Si tratta solo di riaprire i termini di un condono di cui hanno usufruito tutti i cittadini italiani, tranne i campani. Peraltro non è prevista alcuna deroga nelle zone vincolate. Speriamo che il governo tecnico voglia occuparsi del problema». Il vicepresidente dell’Acen Gennaro Vitale si sofferma invece sulle prospettive di sviluppo legate alle scelte urbanistiche: «Il Comune di Napoli potrebbe incassare circa 350 milioni di euro se approvasse i 54 piani urbanistici attuativi che diventano 60 con i piani per i grandi progetti urbanistici. Grazie a questi provvedimenti si genererebbero investimenti per due miliardi di euro. Napoli ha grandissime potenzialità anche a seguito della paralisi dello sviluppo urbanistico degli ultimi anni e pertanto se si riescono a sbloccare situazioni che per veti incrociati hanno rallentato la crescita, la città può diventare la nuova Berlino, un cantiere aperto». Dello stesso avviso il presidente dei Costruttori, Rodolfo Girardi: «La nostra volontà è far ripartire l’economia attivando il motore dell’edilizia, volontà che riscontro anche nelle amministrazioni comunale e regionale». Guido D’Angelo, ordinario alla Federico II, invoca «norme chiare e semplici», sollecita la legge sui piani paesistici (che dovrebbe essere approvata dalla giunta Caldoro entro dicembre) e critica il piano casa della Regione: «Legittima l’abusivismo», dice. Infine il docente universitario Alberto Coppola: «La strada da seguire è quella della collaborazione tra le istituzioni per superare la crisi economica e rilanciare lo sviluppo».