Pagani, Fezza chiedeva voti per Gambino

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Michela Giordano Ha deciso di collaborare con la giustizia Domenico Califano. Parla del suo ruolo ne «’o sistema», della divisione dei compiti, dei rapporti con i politici. E racconta di un clan, quello Fezza-Petrosino D’Auria, che sarebbe sceso in campo direttamente con i suoi vertici per l’ascesa politica di Alberico Gambino. Confessioni ritenute genuine dal sostituto procuratore della Dda, Vincenzo Montemurro, che ne ha depositato alcuni stralci in previsione dell’udienza dinanzi la Corte di Cassazione, il prossimo 30 novembre. Interrogato lo scorso 5 settembre, Califano, in un primo momento uomo ombra di Vincenzo Confessore e, successivamente avvicinatosi al gruppo Fezza-Petrosino, parla degli equilibri interni al clan «l’organizzazione camorristica aveva al suo vertice Antonio Petrosino D’Auria (messo in libertà dal Tribunale dei Riesame per i fatti di «linea d’ombra») il quale con Tommaso Fezza (suo suocero NdR) si era posto dietro le quinte. Il gruppo che si occupa dello spaccio e del traffico di droga, oltre che delle estorsioni e dei videogiochi era capeggiato, sempre sotto la supervisione di Antonio Petrosino D’Auria, dapprima da Luigi Fezza e, successivamente all’arresto dello stesso, da Francesco Fezza, cognato di Antonio D’Auria». A domanda specifica sui rapporti con Gambino e la sua amministrazione, Califano spiega di «aver assistito alle attività che l’intera organizzazione criminale poneva in essere per l’elezione di Gambino a sindaco: ciò – mette a verbale ’o cumpariello – è avvenuto nella consultazione per le elezioni comunali, laddove mi risulta che Tommaso Fezza in persona si recava, unitamente ad altri affiliati, in numerosi negozi per assicurare il voto a Gambino e alla sua lista. Mi risulta che i fratelli Petrosino D’Auria, in cambio, ricevevano vantaggi sulla gestione degli appalti e concessioni edilizie con riferimento anche ad immobili di proprietà comunale nella loro disponibilità». Una fotografia, quella delineata da Califano, arricchita dalle dichiarazioni di un secondo pentito: Prisco Ceruso, il quale, nella descrizione dei ruoli di vertice all’interno del gruppo Fezza indica in Michele Petrosino D’Auria, dirigente del Consorzio di Bacino Sa1 ora ai domiciliari, come colui che «aveva il compito di gestire i rapporti con i colletti bianchi e si occupava di dare un volto pulito all’organizzazione». Anche Prisco Ceruso è un fiume in piena sui rapporti con la politica. «Nel periodo della prima elezione di Gambino dovemmo organizzare feste ed incontri in tutto il Bronx (il quartiere «parco arancio» di via Filettine). La strada era aperta da Michele Petrosino D’Auria (…) che preparava tutto, poi giungeva Gambino che incontrava tutto il clan». Il Mattino

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