Castellammare – "riconoscere la cittadinanza agli immigrati nati in Italia"

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Il capo dello stato non poteva essere più esplicito: negare la cittadinanza ai bambini nati da immigrati stranieri è «un’autentica follia». L’impegno quotidiano della nostra associazione nel promuovere l’integrazione tra popoli ci permette di accogliere con fiducia e speranza le parole del Presidente Napolitano, in quanto riteniamo fondamentale affermare l’esigenza di apportare modifiche alla Legge del 5 febbraio 1992, che attualmente specifica le modalità per il conseguimento della cittadinanza italiana da parte di immigrati stranieri, si avverte con urgenza sia sul piano della civiltà giuridica che su quello della necessità politica. Infatti quando la Legge del 1992 fu promulgata, sul territorio italiano vivevano poco meno di un milione di immigrati, oggi siamo intorno ai cinque milioni. Basterebbe questo dato per giustificare la necessità di un intervento legislativo. La ratio che sottende la Legge del 1992 è quella del cosiddetto “ius sanguinis”. Secondo quest’ indirizzo giuridico la cittadinanza si ottiene per mezzo di rapporti “di sangue”, per il “fatto” della nascita da un genitore in possesso della cittadinanza. Di contro, la CPN auspicherebbe il cosiddetto “ius soli”( vigente in Francia da tempo…), che esplica una visione che trascende le entità a cui fa riferimento lo “ius sanguinis”, spostando radicalmente l’asse del ragionamento. Si tratta di una concezione della cittadinanza che fa riferimento alla nascita sul “suolo”, sul territorio dello Stato. Per i paesi che applicano lo ius soli è cittadino originario chi nasce sul territorio dello Stato, indipendentemente dalla cittadinanza posseduta dai genitori. Conferire la cittadinanza ai figli degli immigrati sarebbe un passo decisivo sulla via dell’integrazione. In questo modo si andrebbero ad estirpare alla radice le ragioni che spesso determinano il sorgere di sentimenti di emarginazione e subalternità da parte del mondo degli immigrati; sentirsi pienamente parte di una comunità, che senza paura si apre a culture diverse ma che contemporaneamente esige il rispetto delle proprie leggi e delle proprie regole, questo sarebbe il risultato immediato di un rinnovato concetto di cittadinanza. Francamente stupisce che chi guarda al fenomeno dell’immigrazione soltanto in termini di ordine pubblico, non si renda conto di come questo sarebbe un modo per favorire la convivenza. E’ bene ricordare che il multiculturalismo in Italia è già un dato di fatto. Casa della Pace e della Non Violenza.