Savina a Londra ultima offerta

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Ciriaco M. Viggiano Si stringono i tempi per la liberazione dei marittimi della Savina Caylyn, la petroliera della compagnia D’Amato, sequestrata dai pirati somali l’8 febbraio scorso. Ieri sera il comandante Pio Schiano, braccio destro dell’armatore Luigi D’Amato, è arrivato a Londra per incontrare il mediatore inglese incaricato di condurre i negoziati. Secondo le ultime indiscrezioni l’accordo per il rilascio della nave e dell’equipaggio sarebbe in dirittura d’arrivo. La notizia arriva proprio mentre cresce la tensione per l’ultimo appello lanciato dal comandante della Savina, Giuseppe Lubrano Lavadera: «Se la trattativa non dovesse concludersi entro la fine del mese – ha detto il comandante in una telefonata concitata, giunta alla testata online Libero Reporter – le richieste per il rilascio aumenteranno ed i pirati non ci libereranno prima dell’anno nuovo. Fate presto, non ne possiamo più». Ecco il nuovo ultimatum dei sequestratori, dunque: o si trova un accordo nel giro di pochi giorni o la richiesta di riscatto aumenterà e l’equipaggio non potrà tornare a casa prima che sia trascorso un anno dal sequestro. Quindi non prima di febbraio 2012. Stando a quanto riferito da Lubrano, la cifra proposta dal mediatore inglese – un avvocato titolare di uno studio specializzato in mediazione civile e commerciale – non collimerebbe con le richieste dei pirati. Le pretese dei sequestratori, comunque, non sarebbero mutate. Ma nel caso in cui non si dovesse trovare un accordo, i pirati potrebbero pretendere diversi milioni di dollari in più a titolo di rimborso delle spese sostenute per mantenere in funzione la nave e sfamare gli ostaggi. Dal comandante Lubrano anche il quadro della situazione a bordo della petroliera: «Da quasi dieci mesi – spiega – siamo sotto il tiro delle armi. Le condizioni igieniche peggiorano di giorno in giorno. Siamo vicini all’equatore, il caldo è massacrante. Siamo sfiniti, non ce la facciamo più». Nel corso della telefonata, inoltre, Lubrano riferisce anche che i pirati avrebbero riportato a bordo il terzo ufficiale di coperta, Crescenzo Guardascione. Pertanto, sarebbero ancora tre i marittimi prigionieri sulla terraferma: gli indiani Puranik Rahul Arun e Nair Hari Chandrasekharan, rispettivamente primo e secondo ufficiale di macchina, e Gianmaria Cesaro, l’allievo di coperta originario di Piano di Sorrento. Una situazione angosciante, che sembra gettare il comandante Lubrano in preda allo sconforto: «Non capiamo, con tutta l’umiltà che possiamo avere, perché non si possa trovare una soluzione per tutti noi – osserva il marittimo procidano – Dopo quasi dieci mesi, vorremmo tornare a casa per trascorrere il Natale insieme ai nostri cari. Altre navi sono state liberate in breve tempo, mentre per noi passano i mesi. E siamo sempre qui». Subito dopo, all’altro capo del telefono arriva Antonio Verrecchia. Dal direttore di macchina altri particolari sugli sviluppi della trattativa: «Si era aperto uno spiraglio, ma ora si è fermato di nuovo tutto. La richiesta dei pirati non è cambiata, il mediatore della compagnia avrebbe dovuto chiamare per concludere ma non c’è stato nessun contatto. Siamo destinati a rimanere qui?» L’ultimo a parlare è il primo ufficiale di coperta Eugenio Bon. Il marittimo triestino lancia l’ennesimo appello affinché i mezzi della Marina Militare non si avvicinino alla Savina: «Quando vedono gli elicotteri, i pirati si accaniscono sui nostri corpi. Che nessuno si accosti, altrimenti ci saranno grossi problemi». Dopo il contatto con Libero Reporter, i pirati hanno concesso a Giuseppe Lubrano e ad Antonio Verrecchia di telefonare alle rispettive famiglie. Conversazioni brevi, nel corso delle quali i due marittimi hanno ragguagliato i parenti sulle loro condizioni di salute. La voce dei due sarebbe apparsa più sicura, a dispetto del contenuto della telefonata a Libero Reporter. Segno che non tutti gli aspetti di questa drammatica vicenda sono chiariti. Il Mattino