Gragnano il sindaco Patriarca nel mirino del PD. Annullato appalto a Mastrominico ditta di Caserta e commissione accesso

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20 maggio 2011, un annuncio della Tess Costa del Vesuvio: “Con il presente avviso comunichiamo che il C.d.A. TESS ha deliberato di revocare l’aggiudicazione dei lavori di cui all’oggetto alla Mastrominico Costruzioni srl con sede in Caserta alla via Altamura, n. 8”. La società dei Mastrominico con sede nella frazione di Casolla perse così l’appalto cui era estranea l’mministrazione di centrodestra di Gragnano guidata dalla Pdl Annarita Patriarca (peraltro socia del Consorzio come altri Comuni del Vesuviano). Un appalto, quello ai Mastrominico, contestata pesantemente proprio dalla patriarca, peraltro finita nel mirino del Pd locale e nazionale. 14 milioni l’importo dell’appalto per il restauro del monastero trecentesco di San Nicola dei Miri. E lo scandalo di una doppia valutazione antimafia, come scrisse la Repubblica. “Positiva per la Prefettura di Caserta, che dà il via libera, a rigor di legge, all’ impresa – scrisse il quotidiano -. Controverso, il giudizio della Prefettura di Napoli. In mezzo, c’ è il caso Gragnano finito sotto la lente del pool antimafia di Napoli, dopo l’ elezione a sindaco, nel 2009, di Annarita Patriarca, Pdl, e il suo successivo matrimonio con il primo cittadino di San Cipriano d’ Aversa, anch’ egli Pdl, Enrico Martinelli. E c’ è un grumo di brogli, gestione privatistica dell’ amministrazione e ombre di condizionamenti di camorra, fino al dettaglio delle riunioni preelettorali che sarebbero state condotte da pregiudicati e persino da latitanti in presenza di futuri amministratori. Al centro dell’ inchiesta, ecco il monastero trecentesco di San Nicola dei Miri, simbolo delle infiltrazioni nocive (in ogni senso). Un monumento più cadente dopo le bufere del lungo inverno, mentre l’ azienda che ha vinto la gara per restaurarlo (14 milioni di euro) la Mastrominico Costruzioni – sede nell’ agro-aversano, portafogli da 50 milioni, un manager di appena 25 anni – legittimamente scalpita e invia diffide pur di firmare il contratto con l’ Agenzia Tess. Soprattutto alla luce di un ricorso al Tar, proposto da un concorrente, che in primo grado dà ragione ai Mastrominico. Eppure, accade che, inoltrate le rituali richieste antimafia, due Prefetture diano responsi diversi. La Prefettura di Caserta, nel novembre 2011, scrive a Tess: «Si comunica che nei confronti della società (Mastrominico, ndr) e dei rappresentanti non risultano sussistere cause interdittive» antimafia. Passano mesi, e dopo ulteriori richieste di chiarimenti inviate dalla Tess e dal sindaco di Gragnano, è la Prefettura di Napoli, a febbraio, a inviare alla Patriarca una “informazione atipica” in cui, pur riconoscendo che «non sussistono procedimenti per l’ applicazione delle misure antimafia», ritiene comunque, per «valutazioni discrezionali», ricordare alcuni fatti. Ovvero: «Dagli elementi (…) emerge che Mastrominico Pasquale è cognato di Fontana Nicola, e quest’ ultimo è coniugato con Rachele Iovine, sorella del noto Antonio Iovine (ex superlatitante del clan dei Casalesi, ndr )»”. Fin qui la Repubblica. E alla Tess, coinvolta anche in vicende che hanno messo in crisi il suo comparto risorse umane, si è corso ai ripari recentemente. “Sono tre funzionari regionali, Fabrizio Niceforo (l’attuale dirigente del servizio affari penali, amministrativi, stragiudiziali e contabili), Maria Adinolfi (coordinatrice dell’area Governo del Territorio, Beni culturali, ambientali e paesistici) e Raffaella Farina (dirigente del settore Ricerca scientifica, statistica, controllo di gestione e avanzamento progetti), i nuovi consiglieri della Tess, l’agenzia di sviluppo del territorio stabiese, di cui la Regione detiene la quota di maggioranza – scrive solo 2 mesi fa inchiestanapoli.it -. La Tess (Torre e Stabia Sviluppo Spa) nasce negli anni 80 con l’ obiettivo di favorire lo sviluppo economico di un territorio, quello della Costa del Vesuvio, violentemente colpito dalla crisi industriale. Sostenuta poi fortemente da Antonio Bassolino, l’agenzia ha speso circa 12 milioni di euro per 703 incarichi esterni, ma – come denunciato da Vincenzo Iurillo sul “Fatto Quotidiano” – nonostante il dispendio di risorse, molte opere sono rimaste al palo e più di un investimento non ha raggiunto i risultati sperati. Gli incarichi esterni hanno avuto spesso come beneficiari uomini simpatizzanti del Pd e del centrosinistra, tanto che il centrodestra ha accusato la Tess di essere un laboratorio di clientele”. Campania C’Entro