MONTI SCIOGLIE LA RISERVA PRONTA LA LISTA DEI MINISTRI

0

ROMA – Il senatore a vita, Mario Monti, è appena giunto al Quirinale dove dovrà sciogliere la riserva sull’incarico per la formazione di un nuovo esecutivo. Monti, premier incaricato, che è vestito in completo grigio e cravatta blu, ha rivolto solo un saluto ai giornalisti.

TRE ORE CON ALFANO Oltre tre ore di faccia a faccia tra Mario Monti e Angelino Alfano per trovare una soluzione per la squadra di governo che alla fine, anche per i veti incrociati, non dovrebbe avere Gianni Letta e Giuliano Amato. Potrebbe esserci una novità invece per la Giustizia con il nome di Paola Severino, circolato in ambienti del Pdl proprio mentre era in corso il vertice a Palazzo Giustiniani. Il segretario del Pdl ha lasciato il palazzo senza fare dichiarazioni.

OGGI LA LISTA DEI MINISTRI (di Alessandra Severini) «Sereno e convinto» che l’Italia ce la farà. Terminate le consultazioni e incassato il sì di Pd e Pdl, Monti salirà alle 11 al Quirinale per sciogliere la riserva e presentare la lista dei suoi ministri. Rimane il nodo della presenza «politica» nel nuovo governo, considerata importante sia dal premier incaricato che dal Colle, per permettere al nuovo esecutivo di avere un saldo appoggio parlamentare.
Le trattative sull’ingresso di Gianni Letta e Giuliano Amato sono andate avanti tutta la giornata e si è parlato anche di un terzo nome, in rappresentanza del Terzo Polo. A pesare soprattutto i dubbi del Pd, contrario alla partecipazione di propri esponenti nel governo dove siederebbero insieme ai berlusconiani. Per i democratici, «la candidatura del presidente Amato non è del Pd», anche se «non intendiamo porre ostacoli a Monti».
Così la soluzione potrebbe essere trovata con altri nomi. Sembra comunque che il professore sia intenzionato a tenere l’interim all’Economia, con viceministri di peso, come Guido Tabellini e Vittorio Grilli. Alla Giustizia crescono le quotazioni del presidente del Tribunale di Milano, Livia Pomodoro. Il governo potrebbe ottenere la fiducia in aula fra giovedì e venerdì, ma da subito il nuovo esecutivo sarà al lavoro sulle misure da adottare. Monti lo ha detto: bisognerà tagliare il debito, ma anche permettere al Paese di tornare a crescere e ha elogiato le parti sociali per aver dato «disponibilità e contributi concreti ad affrontare possibili sacrifici» in vista del risanamento e del rilancio dell’economia. I mercati aspettano con impazienza. Anche ieri la Borsa è stata in altalena e piazza Affari ha chiuso in calo, trascinata dal tonfo di Finmeccanica che ha perso il 20%.
Ma è il differenziale dei rendimenti tra i titoli di Stato italiani a dieci anni e gli omologhi tedeschi – tornato a superare quota 500 – a preoccupare. In realtà sotto attacco appare tutta l’eurozona e anche lo spread dei titoli francesi e di quelli spagnoli corre senza freni. Il monitoraggio dell’Italia da parte della Commissione Ue continuerà «molto da vicino». Del resto anche Bankitalia conferma che «le manovre estive di bilancio sono state deludenti».
La maggioranza che le aveva adottate è ormai in frantumi. La Lega registra la rottura con il Pdl e annuncia che non farà sconti al nuovo esecutivo. «Si è interrotto – ha detto Maroni, probabile nuovo capogruppo alla Camera – il percorso iniziato nel 1994».

L’INTERVISTA
Enzo Raisi, deputato di Fli, Bocchino ha ventilato l’ipotesi di un’alleanza con il Pd nella prossima legislatura con Monti candidato a palazzo Chigi.
«Io credo che Bocchino abbia chiarito. Comunque, come ha detto il presidente Fini, è stato un errore».
Quindi nessun alleanza futura con il Pd?
«No, sono e rimango convinto che ci troviamo in una fase d’emergenza e, come accaduto in Germania e Grecia, in questa fase sono ammissibili momenti di convergenza. Dopo di che, finita l’emergenza ciascuno rientra nel suo alveo».
L’altro giorno Fini e Alemanno insieme. Qualcuno pensa alla riunificazione del centrodestra.
«Credo che il centrodestra possa tornare a essere unito ma con facce nuove. Se ritornano i Gasparri, i La Russa con cui noi ormai non condividiamo più nulla allora tutto quello che abbiamo fatto è inutile. Alemanno ha invece preso posizioni diverse e quindi è già un altro tipo di interlocutore. In ogni caso bisognerà dare spazio a persone nuove».
Di fatto però le dimissioni di Berlusconi sono per voi una vittoria.
«In questo momento difficile non c’è da festeggiare. C’è la soddisfazione verso chi era scettico verso le nostre scelte. Ma abbiamo accolto in modo soft la nostra vittoria dando anche in questo un esempio ben diverso da quello di altri».
Quali le misure più urgenti secondo lei?
«La patrimoniale. E poi interventi su lavoro e imprese. Va affrontato il tema del precariato a cui si accompagna un prolungamento dei tempi della pensione perché serve un patto fra generazioni».

LE RADICI DI MONTI di Alberto Forte
Le radici di Monti? Sono anche in Argentina. Tra i cinque fratelli arrivati dall’Italia a Lujan (50 km da chilometri da Buenos Aires) nel 1888, c’era infatti anche il nonno del premier incaricato, Abramo Monti. A raccontarlo è stato un parente dell’ex commissario europeo, Maurizio Lucca, 55 anni. Il nonno di Mario Monti giunse in terra argentina per avviare una fabbrica di birra, liquori e acqua minerale. Tra le storie di affinità italo-argentina della famiglia Monti, c’è anche quella dell’amicizia tra il padre del neopresidente del consiglio, Giovanni (nato a Lujan e poi tornato in Italia), e il corridore argentino e cinque volte campione di Formula 1 Juan Emanuel Fanjo.

Nel corso di una visita negli anni 90, l’allora rettore dell’università Bocconi Mario Monti aveva anche approfittato della sua permanenza nel paese sudamericano per tornare proprio nella casa dove era nato suo padre, un edificio di 2400 quadri (dove ora vive una zia, Rachele Monti) per fotografare e ricordare.
Inizialmente la fabbrica si chiamava Union Italiana Hermanos Monti e produceva birra, soda e liquori. Nel 1907 Abramo tornò in Italia col figlio Giovanni e man mano anche altri fratelli si allontanarono dall’azienda, che ha cambiato nome ed è conosciuta ora come Casa Monti

fonte:leggo