Pop. del Meridione, crac da 8 milioni Cacciapuoti chiede di patteggiare «Datemi tre anni e 10 mesi»

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NAPOLI – Chiede il patteggiamento ma non ci sta a passare per l’unico responsabile di una voragine da otto milioni di euro. Chiede una condanna a tre anni e dieci mesi ma si propone comunque di costituirsi parte civile (come sedicente parte offesa) nel corso di un procedimento che vede implicati ex soci di affari e finanche alcuni presunti usurai di Chiaia. Mossa a sorpresa da parte di Raffaele Cacciapuoti, il promoter della banca popolare del Meridione, regista di un flop da svariati milioni di euro. Un anno di latitanza, qualche mese di cella a Poggioreale, poi l’istanza presentata da Cacciapuoti: richiesta di patteggiamento a tre anni e dieci mesi, un modo strategico per chiudere i conti con un processo complesso, che punta a scavare nella gestione di un comitato d’affari che ha movimentato i risparmi di 842 sottoscrittori. Scelta processuale, dunque, ma non resa incondizionata nei confronti di un caso che ha coinvolto di recente dodici indagati, tra professionisti, manager e finanche soggetti ritenuti dediti all’usura. Inchiesta sul crac della Banca popolare del Meridione, ieri mattina la richiesta di patteggiamento. Difeso dal penalista Bartolo Senatore, Cacciapuoti è accusato di appropriazione indebita, di ricettazione di titoli di credito e di marche da bollo, di diversi capitoli di falso (anche in riferimento alla clonazione della laurea alla Federico II in economia e commercio e di un master in Usa). Ma non ci sta a passare per l’unico responsabile, l’unico artefice della sottrazione di otto milioni di euro. In linea teorica, potrebbe anche chiedere di costituirsi parte civile quando verranno messe a fuoco le presunte responsabilità degli ex soci del comitato promotore e quando verrà passata al setaccio la trama dell’usura in cui sarebbe rimasto intrappolato lo stesso Cacciapuoti. Inchiesta condotta dal procuratore aggiunto Fausto Zuccarelli (capo del pool criminalità economica) e dal pm Francesco Raffaele, al termine degli accertamenti della sezione di pg del colonnello Luigi Del Vecchio. Ci sono dodici avvisi di conclusione dell’indagine, sotto i riflettori ex soci di Cacciapuoti, tra cui Giacomo Pellegrino, Livio Pellegrino e l’ex presidente onorario della banca Vincenzo Ioime. C’è un’ipotesi agli atti e riguarda un caso di truffa contestato a Cacciapuoti e a Ioime, ritenuti responsabili di «artifici e raggiri» costati a un ignaro sottoscrittore la bellezza di 250mila euro. Cifra tonda, a leggere le accuse. I due «avrebbero tratto in inganno P.S., facendogli credere che la neo costituita Banca popolare del Meridione fosse realmente operativa, ed a prospettargli così la possibilità di investire i propri risparmi, ottenendo un tasso di interesse annuo netto pari al 5 per cento; inducevano così il predetto a versare sette assegni del Monte Paschi di Siena di 250mila euro»…

di Leandro Del Gaudio

IL MATTINO.IT