Drogate e stuprate due ragazzine tentano il suicidio

0

 

Avevano deciso di «provare qualcosa di forte», le hanno ritrovate il giorno dopo accovacciate in uno scolo di acque reflue lungo l’argine di un fiume. Sotto choc, abbracciate e infreddolite, con i polsi segnati dalle ferite. Due adolescenti di 16 e 17 anni vicentine domenica hanno vissuto ore da incubo in un parco a Padova. Dopo aver sniffato cocaina sono rimaste in balia dello spacciatore che ha violentato la più giovane, poi ha abbandonato entrambe a notte fonda. Sole e ancora sotto gli affetti degli stupefacenti, le ragazzine traumatizzate si sono rifugiate nell’argine del canale dove hanno tentato di uccidersi. Sono state soccorse dai carabinieri grazie all’allarme lanciato da un amico preoccupato perché non rispondevano al telefono. Quando si sono riprese, sono riuscite a descrivere lo stupratore che, nel giro di poche ore, è stato rintracciato e arrestato. Taher Tabiri, 28 anni, era nello stesso posto dove il giorno prima aveva dato la cocaina alle ragazzine. Le due adolescenti erano scappate da casa sabato scorso. Entrambe seguono il movimento cosiddetto degli «Emo», i ragazzi amanti delle band pop-punk. Per questa loro passione da qualche tempo erano sorte tensioni in famiglia. Incomprensioni con i genitori, che però sabato hanno preso una piega diversa: le due ragazzine non hanno fatto rientro a casa. Avevano deciso, come racconteranno dopo ai carabinieri, di «provare qualcosa di forte». Così si sono dirette ai giardini «Arena» a Padova per acquistare droga. Ed è li che hanno incontrato Taher Tabari che ha sniffato con loro cocaina. Da quel momento sono rimaste in balia del tunisino che è riuscito a portarle in una zona isolata del parco. Approfittando del loro stato confusionale, le ha palpeggiate, poi ha costretto la sedicenne a subire le sue violenze. Abbandonate in questo stato, quando si sono rese conto di quello che era successo, dalla disperazione hanno deciso di uccidersi. Così si sono trascinate in uno scolo di acque reflue dove si sono tagliate le vene dei polsi. Poi, abbracciate, hanno aspettato di morire. Nel frattempo però a Vicenza scattava l’allarme. Mentre entrambe le famiglie erano nella caserma dei carabinieri a denunciare la scomparsa delle due adolescenti, un amico dava l’allarme dando i particolari della loro fuga. Nel giro di un’ora, le due sono state rintracciate e tratte in salvo. Appena in tempo. Poco dopo lo stupratore è finito in manette. L’incubo era finito.