Concerto sinfonico al Circolo Unione di Pagani-

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Sabato, 12 Novembre alle ore 21.00, al Circolo Unione di Pagani (SA) in via Mangiaverri 8, l’astro nascente violinista Fabrizio Falasca ha stupito i presenti con il Concerto per violino e orchestra in re minore op. 47, di Jean Sibelius (1865-1957), accompagnato dall’Orchestra Ensemble Contemporaneo, diretta da Giulio Marazia.

 

Nato a Nocera Inferiore ed attualmente residente a Sarno (Sa), il ventiduenne violinista  Fabrizio Falasca, è un talento che ha già accumulato una notevole esperienza nazionale e internazionale con  numerosi premi e riconoscimenti. Frequenta i corsi , presso l’Accademia Internazionale Musicale Chigiana di Siena sotto la guida del M° Salvatore Accardo. Suona un Ansaldo Poggi del 1968 della Scuola di Musica di Fiesole. Svolge un’intensa attività solistica in tutto il territorio nazionale e internazionale.
Si è esibito da solista nella Konzertsaal della Hochschule fur musik di Augsburg in Germania riscuotendo ampi consensi dalla critica tedesca per le spiccate doti virtuosistiche. In ogni esibizione si apprezzano delle performance uniche e sbalorditive  .   Ha suonato insieme a musicisti della levatura di Petracchi, Piovano, Mallozzi, Balzani. Ha collaborato come solista con direttori quali N.Paszkowski, C.Stocker, Hansalick, Samale, C.Goldstein e numerosi altri.

 

Ieri sera, per strabiliare il pubblico ha deciso di cimentarsi con un’opera di Jean Sibelius : Concerto in re minore per violino e orchestra.op.47.

 

Secondo  Fabio Luisi e Salvatore Accardo, ( Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia)  Sibelius la compose fra il 1903 e il 1904, sforzandosi di sintetizzarvi tutto quanto sapeva in fatto di tecnica violinistica e costellando la partitura di effetti mirabolanti. Il risultato fu quello di scoraggiare tutti gli esecutori interpellati, naturalmente dopo aver escluso l’eventualità di suonarlo lui stesso.Il fascino del lavoro va dunque ricercato principalmente nel languore appassionato di un melodizzare tipicamente nordico e negli effetti suggeriti dalla elaboratissima scrittura violinistica, specialmente quando vi sia impegnato un interprete di grandi risorse tecniche, in grado di sfruttarne tutti gli inviti spettacolari.Il primo movimento è introdotto da un nebuloso mormorio di violini con sordina, sul quale il solista attacca una melodia malinconica ed estrosamente rapsodica, subito riecheggiata e sviluppata dagli strumentini: questo inizio è di carattere atmosferico e fugacemente descrittivo. Il secondo tema, denso ed energico, è assegnato al colore scuro dei violoncelli e dei fagotti: esso verrà poi a intrecciarsi con il primo, nel corso di un’elaborazione di crescente complessità che darà modo al solista di mettere in luce (una luce peraltro soffusa, mai tagliente) il suo protagonismo, senza tuttavia prodursi in solitarie esibizioni cadenzali, ma rimanendo sempre entro un discorso organico collegato all’orchestra.L’Adagio centrale è avviato da una piccola frase sospensiva dell’orchestra, simile a un sospiro, che prepara l’entrata del solista, il quale intona un canto d’intensa mestizia, effusivamente lirico. Lo sviluppo è affidato al dialogo concertante del solista con i vari strumenti dell’orchestra; dopo la ripresa, se possibile ancora più intrisa di dolore, il brano si estingue a poco a poco con un effetto di rarefatta dissolvenza.Per netto contrasto, l’Allegro finale ha il carattere di una danza martellante e selvaggia, con un vigoroso tema principale introdotto dal solista. Vi si alternano passi di terze, arpeggi, suoni armonici ed elementi virtuosistici del consueto repertorio violinistico, abbinati a una vena popolare nella quale leggenda e natura sembrano darsi la mano. La conclusione ha il sapore di un’ascesa verso una sorta di trascendenza, con il violino che sale fino alle zone più acute della sua tessitura e l’orchestra che lo sostiene con accordi decisi, affilati.

 

Orbene il Falasca ha interpretato  tutto questo aldilà  di ogni aspettativa e noi presenti, dopo esserci ripresi dall’incanto ,non abbiamo fatto altro  che applaudire e applaudire ancora. Una grande esibizione , una grande orchestra mirabilmente diretta dal giovane Giulio Marazia. –

 

Erry Cap.