E´ passato un anno da quando il punteruolo rosso fece strage di gomme lungo la Guglielmo Marconi Positano

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 Positano, costa d’ Amalfi. Riceviamo e pubblichiamo

Il Punteruolo Rosso

E’  passato un anno da quando il punteruolo rosso fece strage di gomme lungo la Guglielmo Marconi.

 

Arrecò danni per centinaia di euro. Da allora tutto è finito nel dimenticatoio. Forse tutto è stato archiviato.

 

Non sapremo mai se quel furfante la pagherà, io ne ho perse le speranze. Alla faccia degli abitanti di Positano e di qualche malcapitato ospite.  Chi è il punteruolo rosso? Mica è il coleottero che infesta le palme? No questo no! Il punteruolo rosso è un lavoratore come tanti altri che con la sua automobilina tutti i giorni cercava di parcheggiare nelle strisce dei residenti pur non essendo residente a Positano. Piccolo particolare il nostro punteruolo aveva il cartoncino giallo che rilascia il Comune ai residenti. Va bene, passi! Molti ne usufruiscono, anche se non risiedono a Positano. Da molto tempo osservavamo il buontempone dimenarsi per parcheggiare, disteso nella sua automobilina durante la siesta, aspettava che si liberasse un posticino per parcheggiare.

 

Alcuni di noi trovavamo le gomme a terra e ci interrogavamo come mai accadesse ciò. Il punteruolo diventava sempre rosso dalla rabbia. Egli colpiva sempre nello stesso punto, ed esattamente subito dopo il ponte della Porta, forse per essere più vicino al suo luogo di lavoro. Chissà.

 

Lo tenevamo d’occhio da qualche tempo e vi fu qualcuno che avvisò anche i vigili, senza successo.

 

Ahinoi!

 

A volte preso dalla rabbia parcheggiava verso Arienzo. Il punteruolo rosso è un tipo strano, scaricava la sua rabbia sulle nostre auto. Quella sera vi era parcheggiata sulla G. Marconi un’automedica, anch’essa ebbe la stessa sorte delle altre. Immagina se quella sera ci fosse stato bisogno di quell’ambulanza . Passi le nostre auto e moto, gli vorrei chiedere:”L’ambulanza che c’entra?”. Spero che non si farà mai più vedere da queste parti e rimanga rintanato nelle sue montagne.

 

Un individuo del genere non è degno di vivere nella comunità che lo ospita e gli da lavoro. Speriamo e ci auguriamo di non trovarlo mai più tra i piedi. Dal canto nostro lo stramalediremo ogni volta che ci pensiamo su.

 

Tanti saluti.

 

Luigi Buonocore