Governo battuto. Berlusconi, mi dimetto dopo legge stabilità

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– Il governo non ha più la maggioranza. Il premier Silvio Berlusconi è salito oggi al Quirinale e ha annunciato che si dimetterà dopo l’approvazione della legge di Stabilità, che contiene le misure anti-crisi e che dovrebbe ottenere il primo via libera del Senato venerdì ed essere approvata definitivamente entro novembre.

«Il governo non ha più la maggioranza che credevamo di avere. E quindi, con realismo, dobbiamo prendere atto di questa situazione e preoccuparci della situazione italiana e di ciò che sta accadendo sui mercati», ha detto il presidente del Consiglio, nel corso di un collegamento telefonico con il Tg5.

«Dopo il varo della legge di stabilità ci saranno le mie dimissioni in modo che il capo dello Stato possa aprire le consultazioni e decidere sul futuro: non spetta a me» decidere, «ma io vedo solo la possibilità di nuove elezioni. Il Parlamento è paralizzato», ha proseguito.

«Dobbiamo dare ai mercati la dimostrazione che facciamo sul serio. E la prima cosa da fare è approvare» le misure anti crisi presentate alla Ue, ha aggiunto il premier. Quindi intendo chiedere «all’opposizione di consentire il varo urgente di queste misure di stabilità» che conterranno «tutte le richieste dell’Europa».

«A questo punto le elezioni anticipate sono più vicine. Mi sembra che sia logico, perché questo Parlamento oggi è paralizzato almeno alla Camera, mentre al Senato il centrodestra ha ancora una buona maggioranza», ha continuato.

Berlusconi punta dunque allo scioglimento delle Camere dopo il via libera al pacchetto anticrisi e, si apprende in ambienti del Pdl, sarebbe pronto a lanciare la premiership dell’attuale segretario del Pdl Agelino Alfano. Questi temi, sempre secondo quanto si e appreso, sarebbero stati argomento di discussione al Quirinale con il Capo dello Stato.

La nota diffusa dal Quirinale. «Il presidente del Consiglio ha manifestato a Napolitano la sua consapevolezza delle implicazioni del risultato del voto alla Camera – si legge in una nota diffusa dal Quirinale -. Egli ha nello stesso tempo espresso viva preoccupazione per l’urgente necessità di dare puntuali risposte alle attese dei partner europei con l’approvazione della Legge di Stabilità, opportunamente emendata alla luce del più recente contributo di osservazioni e proposte della Commissione europea».

«Una volta compiuto tale adempimento, il presidente del Consiglio rimetterà il suo mandato al Capo dello Stato, che procederà alle consultazioni di rito dando la massima attenzione alle posizioni e proposte di ogni forza politica, di quelle della maggioranza risultata dalle elezioni del 2008 come di quelle di opposizione», continua la nota.

In serata nuovo vertice Pdl. A Palazzo Grazioli in tarda serata sono arrivati i vertici del Pdl e della Lega e i ministri Giulio Tremonti e Ignazio La Russa. Presente anche il deputato e legale del premier, Niccolò Ghedini.

Governo senza maggioranza. Il rendiconto generale dello Stato è stato approvato oggi dalla Camera con 308 voti,nessun contrario, un astenuto (Franco Stradella del Pdl). L’opposizione e diversi dissidenti della maggioranza non hanno partecipato al voto e sono arrivati a quota 321. Il Governo non ha quindi raggiunto la maggioranza assoluta (316) e nemmeno i voti favorevoli su cui sulla carta si ipotizzava potesse contare (310-311).

Berlusconi al Quirinale. Il premier dopo il voto è salito al colle per un colloquio con il capo dello Stato, Giorgio Napolitano. L’incontro è durato poco meno di un’ora. Berlusconi, che era accompagnato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, è uscito in macchina senza rilasciare dichiarazioni ma, mentre parlava al telefono, ha salutato con la mano i fotografi e cameraman disposti in fila all’ingresso del Quirinale.

«Questo voto ha certificato, su un atto dirimente per la governabilità del Paese, che il governo non ha la maggioranza in quest’Aula», ha detto il leader del Pd, Pierluigi Bersani. «Il governo ha 308 voti su 630. Le opposizioni unite hanno dimostrato che la maggioranza non c’è più. Ora basta», ha scritto su Twitter Dario franceschini.

Poi dopo la visita al Colle del premier Bersani ha affermato: «L’annuncio reso al Quirinale delle dimissioni del presidente del Consiglio è una svolta, che salutiamo con grande soddisfazione. Si tratta di un evidente risultato della battaglia parlamentare dell’opposizione che ha saputo raccogliere il sentimento larghissimo del Paese».

«Adesso, considerando la delicatissima situazione economica e finanziaria, è urgente che le dimissioni del presidente del Consiglio consentano di aprire una nuova fase – ha continuato -. Ci riserviamo un esame rigoroso del contenuto dell’annunciato maxiemendamento alla legge di stabilità per verificare le condizioni che ne permettano, anche in caso di una nostra contrarietà, una rapida approvazione. Il Pd ritiene sconcertante che con le sue prime dichiarazioni il presidente del Consiglio, battuto alla Camera e dimissionario, cerchi di condizionare un percorso che è pienamente nelle prerogative del Capo dello Stato e del Parlamento».

«Resta la proposta di un governo di transizione ma prima dobbiamo superare questa fase. Un governo Letta o Alfano? Non sarebbe transizione ma continuazione», ha poi affermato Bersani, al termine di un vertice con i capigruppo del Pd.

«Bisogna aspettare 20 giorni per realizzare la legge di stabilità e bisogna aspettare che Berlusconi torni dal presidente della Repubblica che darà ad un altro uomo politico l’incarico» di valutare la possibilità di una nuova maggioranza, ha detto La Russa, all’emittente inglese ITV. «Ci troviamo di fronte a un crocevia o un altro governo con una maggioranza superiore ai 316 deputati alla Camera e perciò senza patemi d’animo oppure elezioni anticipate». Quanto all’ipotesi che un nuovo governo possa essere guidato da Angelino Alfano il ministro «non esclude niente e non conferma niente perché tutto è possibile».

Il voto alla Camera e i traditori. Del Pdl non hanno votato i malpancisti Roberto Antonione, Fabio Gava e Giustina Destro, oltre ad Alfonso Papa (che è agli arresti domiciliari). Anche Santo Versace, da tempo in rotta con il premier, non ha votato e a sorpresa si è assentato all’ultimo momento anche il pidiellino Gennaro Malgieri, che però ha sostenuto di non aver partecipato per un disguido e si è scusato. «Questa di Malgieri è incredibile. Vallo a spiegare all’estero: la pipì da ricatto», ha commentato sarcastico su Twitter il deputato del Pd, Andrea Sarubbi.

Del gruppo Misto non hanno partecipato al voto Calogero Mannino, Francesco Stagno D’Alcontres, Giancarlo Pittelli e Mario Sardelli.

Berlusconi a caccia di traditori. Il presidente del Consiglio, subito dopo il voto, si è messo a controllare il tabulato dei voti che gli è stato consegnato dalla sottosegretaria Laura Ravetto. Su un foglietto, fotografato dall’agenzia Ansa, il premier ha scritto: «308 – 8 traditori». Subito dopo c’è stata una riunione nella sala del Governo alla Camera a cui hanno partecipato il premier e i ministri Umberto Bossi, Giulio Tremonti e Roberto Maroni. Ragazzi, stringiamoci e decidiamo subito cosa fare, avrebbe detto il presidente del Consiglio ai suoi. Quindi Berlusconi, scuro in volto, ha lasciato l’emiciclo di Montecitorio ed è andato a Palazzo Chigi dove si è riunito con Gianni Letta.

«In questa situazione che vede il Paese bloccato voglio che Berlusconi faccia un passo e prenda in mano la situazione allargando la maggioranza, con un coinvolgimento maggiore dei moderati del Paese. Se no ci avvitiamo ancora sulla politica spicciola», ha affermato Stradella, il deputato Pdl che si è astenuto sul rendiconto puntualizzando che si è astenuto formalmente partecipando alla votazione «per differenziarmi dalla sinistra».

L’esito dell’incontro tra Napolitano e Berlusconi «dimostra che una via d’uscita» c’era ma «sono convinto che Berlusconi abbia la consapevolezza che la situazione economica e finanziaria non ci consente una lunga ed estenuante campagna elettorale», ha detto il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini. «Non mi interessano le dietrologie su umori e stati d’animo. Vorrei rimanere ai fatti. L’esito dell’incontro tra il Presidente della Repubblica e il Presidente del Consiglio – si legge in una nota di Casini – dimostra che una via d’uscita dalla terribile crisi in cui versa l’Italia è possibile e che il senso dello Stato nei momenti difficili può prevalere. La legge di stabilità – spiega – può essere approvata rapidamente e sono convinto che il Presidente Berlusconi abbia la consapevolezza che la situazione economica e finanziaria dell’Italia non ci consente una lunga ed estenuante campagna elettorale».

Di Pietro: ora elezioni. «Sta andando da Napolitano? Bene, spero che il capo dello Stato gli dia una bella tirata d’orecchie e gli dica di andare via. Doveva già farlo il 14 dicembre. Oggi anche la matematica ha abbandonato Berlusconi che evidentemente non è più in grado nemmeno di comprare i consensi», ha detto Antonio Di Pietro, che poi ha aggiunto: «Ora le elezioni immediate».