Alluvioni, da Atrani a Genova, amministratori incapaci di tutelare la vita dei cittadini

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Anche il Sindaco di Genova, oggi afferma le stesse cose dette dal Sindaco di Atrani in costiera amalfitana all’indomani dell’alluvione del 9 settembre 2010: “Non è colpa mia, ho la coscienza a posto. Ho fatto tutto quello che si poteva fare”.

I sindaci sono la massima autorità Comunale di Protezione Civile. Lo stabilisce la Legge 225 del 1992. Ad essi la legge, fin dal 1998, assegna anche il compito attuare piani di prevenzione dei rischi, piani di preparazione all’emergenza e piani locali di Protezione Civile basati anche sul volontariato. Tutto questo, beninteso, prima che gli eventi si verificano e in concerto con i piani Regionali.

Un amministratore diligente di un Comune ad alto rischio alluvione, quindi, in via preventiva è chiamato a:

Costituire delle squadre di Protezione Civile avvalendosi anche di volontari con il compito di controllare il territorio e monitorare in determinati punti stabiliti, il corso dei fiumi e i livelli dei pluviometri; .

Allestire una o più sale operative collegate on line, 24 ore su 24, con le sale operativa Regionale di Protezione Civile e via radio con le squadre di Protezione Civile presenti sul territorio;

Individuare uno o più centri di raccolta dove i cittadini devono confluire in caso di allarme e uscita dalle case;

Allestire magazzini dove custodire gli attrezzi per la prima emergenza;

Dotarsi o utilizzare ogni mezzo di comunicazione (compresi altoparlanti da installare sulle auto) per avvisare la popolazione dei vari stati di allerta fino, all’occorrenza, all’ordine di evacuazione;

Censire le famiglie, le case e le attività commerciali che sono a rischio;

Consegnare una scheda ai cittadini e agli operatori commerciali a rischio con le istruzioni da seguire in caso di allarme alluvione. In tale scheda vengono indicati i comportamenti da tenere.

Simulare prove di evacuazione dalle case, possibilmente durante belle giornate di sole, per abituare i cittadini a gestire l’emergenza senza farsi prendere dal panico;

Adottare ogni provvedimento utile, in caso di allarme meteo, per scongiurare il pericolo di danni soprattutto alle persone.

Fatto questo, quando scatta un allarme, tutta la macchina dovrebbe muoversi in perfetta sincronia. I cittadini si ritirano per tempo dalle zone critiche e lasciano il posto alla natura che si sfoga.

Ad Atrani , cittadina della Costa d’ Amalfi , nulla di tutto questo è stato attuato. Né prima dell’alluvione né, desolatamente, dopo l’alluvione 2010 quando perse la vita Francesca Mansi.

Ad Atrani, ancora oggi, a quasi 14 mesi dall’alluvione ancora non è operativo un Piano di Protezione Civile.

A Genova invece, il Piano dovrebbe esserci, almeno da quanto apprendiamo dagli articoli di stampa di questi giorni e dalle stesse dichiarazioni del Sindaco che parla di “Allarme2”.

E allora perché quelle scuole aperte? Perché quelle immagini di persone per strada travolte dall’acqua? Perché quella bambina inghiottita dal fango nell’autobus e, perché trovare la morte sicura in uno scantinato?

Segno che la vita scorreva tranquilla, nonostante tutto. Perché?

Una mezza spiegazione l’ha data il Sindaco di Genova, Marta Vincenzi, in un’intervista. Secondo lei, se dopo l’allarme non succede nulla, si scatena la critica dei cittadini.

Ma può essere questo timore a mettere a repentaglio la vita di innocenti?

Fatto sta che il “non fare” di Atrani e il “fare male” di Genova, ha clamorosamente dimostrato che chi amministra è stato incapace di tutelare la vita dei cittadini.

Si potrebbe cominciare a pensare di sollevare i Sindaci da questo delicato incarico.

Gino Amato (Atrani)