VERTICE NOTTURNO PDL:BERLUSCONI LASCI

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ROMA – Il vertice che si è tenuto nella notte a Palazzo Grazioli ha assunto toni drammatici: Denis Verdini, Gianni Letta e Angelino Alfano, tutti da Silvio Berlusconi per fare il punto sui numeri a disposizione della maggioranza alla Camera.
I numeri parlano chiaro: la maggioranza a disposizione della coalizione è risicata ma la situazione potrebbe ancora peggiorare. Con il passare del tempo il rischio di perdere altri pezzi sarebbe alto, sarebbe stato il ragionameto fatto da Verdini ai presenti, secondo quanto si e’ appreso in ambienti del Pdl. Tant’e’ che tra i fedelissimi in pochi credono che la situazione sia ancora sostenibile e si moltiplicano le richieste al premier di compiere un passo indietro. In sostanza, il rischio di andare sotto, o comunque non avere una maggiroanza autosufficiente, alla prima votazione importante sulle misure anticrisi potrebbe diventare una possibiltia’. Da qui un invito alla prudenza sarebbe stato rivolto al premier in vista delle prossime mosse in Parlamento e sul tentativo di recuperare altri consensi e mantenere l’asticella almeno a quota 316. Al momento i numeri ci sono -ha spiegato il coordinatore del partito – ma sono risicati e, vista la situazione, potrebbero diventare un problema serio, con un forte rischio domino tra gli scontenti. Quindi occorre una riflessione attenta su come procedere. Il Cavaliere ha ascoltato con attenzione e – sempre secondo quanto si e’ appreso – avrebbe ribadito la volonta’ di andare avanti.

”Non vi preoccupate – ha spiegato ai suoi interlocutori – parlo io con gli scontenti e cerco di convincerli ad uno ad uno”. Il premier non e’ stato sottoposto ad un vero e proprio ultimatum interno ma ha convenuto sulla necessita’ di porre la ‘dead line’ entro le prossime settantadue ore per prendere una decisione. Cioe’ prima che la Camera sia chiamata a votare il rendiconto generale dello Stato nella convinzione che questo provvedimento non possa passare grazie solo al gioco delle astensioni con una maggioranza numerica ridotta all’osso.

CALDEROLI: “METTIAMO A POSTO IL BILANCIO,POI AL VOTO” «Visti i tempi e la situazione non mi interessa che vinca Bersani o Berlusconi, la crisi è pesantissima. È in discussione tutto: il lavoro, gli stipendi, le pensioni. Per questo propongo: sistemiamo la crisi, variamo le misure per superare l’emergenza, mettiamo a posto i conti, e poi andiamo a votare». Lo afferma il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, in un colloquio con la Stampa in cui respinge l’ipotesi governo tecnico e le dimissioni del premier. «Lo voglio dire chiaramente – puntualizza – si può mettere un tecnico al governo, ma poi ci vuole che le cose che propone in Parlamento si approvino». Sul possibile passo indietro di Berlusconi commenta: «In un sistema bipolare, bello o brutto, non è questo che conta. Chi vince governa, chi non ottiene il consenso sta all’opposizione; un governo di larghe intese, invece, sarebbe solo un tradimento della volontà popolare». L’esponente se la prende poi con «i democristiani di oggi che tramano. Certe facce che hanno creato il terzo debito pubblico del mondo. Ora non venissero a spiegarci loro come si governa perchè se i nostri conti sono come sono la colpa e la loro…». E con la classe dirigente «di qualità pari a zero. Da mesi sentiamo parlare di interesse del paese, ma alla fine se ne fregano tutti».

FINI: “BERLUSCONI LASCI E DIMOSTRI DI AMARE IL PAESE”  «Non chiederò a Berlusconi di fare un passo indietro, se preferisce faccia un passa di lato. Dimostrerebbe così di avere ancora dell’amore per l’Italia e attenzione per gli interessi nazionali», ha detto Fini a Viterbo. Ad avviso del presidente della Camera, se invece il premier e i suoi fedelissimi dovessero continuare «a contare le pecorelle non darebbero alcuna prospettiva all’Italia e, probabilmente non la darebbero nemmeno al Pdl»

STAMPA CENTRODESTRA TRA ‘SILVIO RESISTÌ E ‘I GIUDA HANNO PAURA’ «I Giuda hanno paura». È il titolo di apertura de ‘Il Giornalè che dà per prossimo al fallimento il tentativo di far mancare la maggioranza all’esecutivo a cominciare dal prossimo voto alla Camera sul Rendiconto dello Stato. All’interno, il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti, riferisce delle grandi manovre per attirare nell’orbita delle opposizioni i ‘malpancistì, con promesse di poltrone. Per Sallusti, però, nella «pattuglia dei possibili traditori» le idee sono «poche e confuse» e prevale la «paura di aver sbagliato i calcoli» rispetto ad un esecutivo Berlusconi che «è come i gatti, ha sette vite e ancora non le ha esaurite». «Libero», invece, prosegue la sua campagna referendaria tra i lettori e titola «I lettori votano – Silvio resisti». Per la testata diretta da Maurizio Belpietro «oltre l’80 per cento chiede al governo di andare avanti». In prima pagina, inoltre, una vignetta su Casini e Cirino Pomicino con una maglietta con la scritta condivisa ‘Debito pubblicò. All’interno, però, si dà conto del fatto che il pressing sul Cavaliere anche da parte dei fedelissimi Verdini e Letta sia tale da farli meditare l’addio. L’editoriale dell’Elefantino alias Giuliano Ferrara su ‘Il Fogliò, invece, registra amaramente che il Paese si è privato di un dettaglio: «La guida politica». Berlusconi, «è in carica ma è l’ombra di se stesso. Nei suoi occhi e nel suo sorriso immortale si legge ormai la malinconia del capro espiatorio». La morale della favola, per un «Paese che ha sfigurato se stesso», è che con un’Italia normalizzata «i tedeschi potranno riprendere a fare shopping in giro per il mondo e i francesi cureranno con i resti dei cugini la loro disoccupazione e i loro deficit, più alti del nostro» 

fonte:leggo