Vico Equense "mi manchi fratè", Dhesirèe De Simone ricorda la perdita del fratello Michele

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 Vico Equense , Penisola sorrentina – “Mi manchi Fratè”. E’il titolo di una raccolta di pensieri scritti da Dhesirèe De Simone, per ricordare la perdita del fratello Michele, scomparso all’età di quindici anni in un incidente stradale a Moiano . “E’ un viaggio – si legge nella prefazione della professoressa Virginia Ruggiero – nella possibilità degli esseri umani di metabolizzare la sofferenza permettendo di sopravvivere al distacco definitivo delle persone amate.”

Nelle prime pagine i ricordi di quel tragico incidente, che il 1° luglio del 2010 spezzò la vita di Michele. Il ragazzo a bordo di un motorino di piccola cilindrata in compagnia di un coetaneo, anch’egli residente nella frazione di Moiano, perse il controllo dello scooter sul tratto di via Raffaele Bosco, nei pressi del bivio per Patierno. Forse a causa della rottura dei freni la corsa dello scooter terminò contro una catena posta a sbarrare l’accesso a una strada sterrata. Nonostante il giovane indossasse il casco, il tremendo impatto non gli lasciò scampo. Da quella sera tutto è mutato. Un dolore straziante, come la perdita di un congiunto costituisce per tutta la famiglia un momento di crisi e di passaggio da una situazione esistenziale a un’altra e può generare un periodo di vulnerabilità. Dhesirèe, nella già difficile fase adolescenziale, si trova a resettare la propria esistenza.

 A distanza di un anno, elaborato il dolore, Michele diventa per la sorella un punto di riferimento che le indica il cammino da seguire. Pian piano la vita riprende e Dhesirèe gli confida le sue prime pene d’amore, le delusioni o le dimostrazioni d’affetto degli amici, i litigi e le riappacificazioni familiari. “Le cose da dirti – afferma Dhesirèe – sono un milione, ma quella più importante è questa: ti terrò sempre nel mio cuore!” Il libro che ha ricevuto il Patrocinio del Comune di Vico Equense costa 6 euro ed è in vendita al “Plaza Cafè” in Piazza Umberto I, e da “Shesat Beauty” di Carolina Apuzzo.