Parchi e aree protette: lotta per la sopravvivenza

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Una lotta per sopravvivere, per evitare una chiusura che sarebbe devastante per il Bel paese. La stanno combattendo da anni i Parchi e le aree marine protette di Italia. Un sistema tra i più sviluppati d’Europa, con una rete di buone pratiche e progetti innovativi che copre circa il 10% del territorio nazionale. Ma da almeno tre anni, la pesante scure del ministero dell’economia, ha tagliato oltre il 70% dei fondi per i parchi. Lo stato destina appena lo 0,03 per mille del Pil per sostenere le aree protette. 60 milioni di euro: i parchi costano meno di un caffè all’anno per ogni italiano. Una miseria se si considera il reale valore dei parchi in un paese come l’Italia che fa della natura e del paesaggio la sue caratteristiche principali, quelle apprezzate in tutto il mondo e che rendono il nostro paese una meta privilegiata del turismo internazionale. Questi pochi soldi non bastano  per garantire un minimo di tutela, politiche di sviluppo sostenibile, progetti per il rilancio dei territori. E’ solo grazie alla determinazione di buona parte dei direttori e presidenti dei parchi e della passione e  competenze di  chi ci lavora che il sistema  è rimasto in piedi in questi anni difficilissimi. Costretti ad inventarsi di tutto per trovare fondi e pronti ad operare in condizioni economiche difficili, i dirigenti e i dipendenti  sono riusciti a resistere in questi anni. Ma ora, determinazione, passione e coraggio potrebbero non bastare più. L’ennesimo taglio, previsto nell’ultimo decreto sviluppo, mette a serio rischio l’esistenza stessa delle aree protette. Una riduzione del 90% rispetto ai bilanci del 2008. Troppo. Un azzeramento totale delle politiche ambientali nel nostro paese. Una sforbiciata netta che ha fatto gridare alle dimissioni anche il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo.

 

Già l’anno scorso, invece, dirigenti, operatori e volontari dei Parchi hanno firmato un appello nel “Manifesto di San Rossore” per richiedere alle istituzioni nazionali un vero rilancio delle aree protette in un momento di grave crisi in cui si mette a rischio l’esistenza stessa dei Parchi.

 

I Parchi naturali e le altre aree protette rappresentano oggi un baluardo contro le dilaganti aggressioni nei confronti del territorio e della biodiversità e costituiscono una speranza per il futuro perché sono straordinari laboratori dove si realizzano modelli di gestione che dimostrano come sia possibile coniugare conservazione e sviluppo e porre al centro il rapporto persona- natura.- si legge nel documento di “San Rossore”-. La missione attuale che la storia affida alle aree protette è allora una missione strategica: contribuire a salvare la terra dal rischio della catastrofe ambientale. E mentre nel mondo cresce il numero delle aree protette in Italia, invece, si registra un progressivo disinteresse istituzionale, culminato nel pesantissimo taglio dei finanziamenti pubblici effettuato dal Governo. Il sistema delle aree protette italiane rischia così di essere cancellato. È un sistema che, nonostante diversi difetti e problemi, ha posto l’Italia perfettamente in linea con gli standard indicati dal dibattito internazionale, che ha consentito la conservazione di territori di eccezionale valore naturalistico e la protezione di una delle più ricche biodiversità esistenti in Europa, che ha permesso una serie di attività e di sperimentazioni vitali, che ha espresso inedite energie, nuove professionalità e un’eccezionale carica di innovazione e fantasia. I riconoscimenti che provengono da tutto il mondo testimoniano il valore del sistema e dei risultati che esso ha saputo raggiungere malgrado lo storico sottofinanziamento.  Noi– si legge nella parte finale dell’appello- amministratori, operatori e volontari dei parchi e delle altre aree protette, militanti del molteplice e vario associazionismo ambientalista, esponenti politici e sindacali, semplici cittadini chiamiamo l’opinione pubblica, i movimenti e le istituzioni italiane a una forte reazione non solo per la salvezza, ma anche e soprattutto per un grande rilancio delle aree protette nello spirito della legge 394”. Un appello a cui si associa anche l’Area Marina Protetta di Punta Campanella che negli ultimi anni, pur tra le tante difficoltà economiche e di gestione, ha ottenuto risultati importanti sul fronte dell’incremento della biodiversità e della depurazione delle acque. Le 4 bandiere blu al comune di Massa Lubrense e Positano, la straordinaria vita sottomarina nei fondali del Vervece, la chiusura dello scarico di liquami di Torca, le operazioni di pulizia dei fondali e del mare con l’attività dello Spazzamare, il recupero di decine di tartarughe marine, i numerosi progetti di educazione ambientale, il recupero degli oli esausti, sono solo alcuni dei progetti e dei risultati ottenuti dal parco marino in questi difficili anni. Per non parlare del riconoscimento internazionale di area Aspim (area speciale protetta di interesse mediterraneo) che Punta Campanella può vantare insieme solo ad altre 9 aree marine italiane. Risultati notevoli ma che ora rischiano di andare in fumo. Nel già difficile contesto generale dei parchi, infatti, le Riserve Marine  risultano ancora più penalizzate. Sono 29 e tutelano complessivamente circa 222mila ettari di mare e circa 700 chilometri di costa. Il tutto da gestire con pochi milioni di euro che potrebbero ulteriormente ridursi con l’ultima finanziaria. La situazione è drammatica tanto che  l’AIDAP (associazione dei direttori delle aree protette italiane nel cui direttivo è presente Antonino Miccio, direttore del parco marino di Punta Campanella) nelle settimane scorse ha lanciato un disperato appello alle istituzioni e all’opinione pubblica.

 

L’ AIDAP denuncia una drammatica fine dell’intero sistema italiano delle Aree Marine Protette, l’unico baluardo di protezione del mare che l’intero mondo ci invidia ed il più importante del bacino del Mediterraneo!A causa di un indiscriminato taglio verticale, insostenibile e sconsiderato, operato all’interno del bilancio del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, per “distribuire” una riduzione senza precedenti attuata dal Ministero dell’Economia, il capitolo delle risorse finanziarie indispensabile per coprire i costi obbligatori (ai sensi di legge!) per la gestione delle AMP italiane, (peraltro già ridotto di oltre il 70% per tagli precedenti), verrà ulteriormente “devastato”, al punto da renderlo abbondantemente insufficiente per la sopravvivenza delle circa trenta aree marine protette italiane. Verranno meno anche, con l’inesorabile fine del sistema delle AMP, gli obblighi internazionali in tema di protezione del Mediterraneo, considerato che tra i trenta parchi marini (numericamente ben il 25% dell’intero sistema dei paesi che si affacciano nel Mediterraneo), ben dieci sono ASPIM (Aree Marine protette di “speciale” interesse mediterraneo) definite tali, dall’organismo internazionale di tutela (UNEP/IUCN) perché:1)ritenuti di particolare importanza per la conservazione degli elementi costitutivi della diversità biologica in Mediterraneo, 2) racchiudono degli ecosistemi specifici della regione Mediterranea o degli habitat di specie minacciate d’estinzione, 3) presentano un interesse particolare sul piano scientifico, estetico, culturale o educativo. In barba a qualsiasi “strategia sulla biodiversità” sottoscritta dal nostro governo in sede internazionale e che mai verrà rispettata. Saranno inoltre a rischio centinaia di posti di lavoro! Ricordiamo che la gestione delle attività consentite dalle AMP è l’unico strumento attualmente efficace ai fini della gestione della fascia costiera dei mari italiani. Per buona pace di speculatori, pescatori di frodo e distruttori delle coste italiane!”

 

Un grido d’allarme disperato, lanciato alle istituzioni ma soprattutto all’opinione pubblica per chiedere aiuto e attenzione e non per difendere interessi propri, ma per tutelare gli interessi di tutti i cittadini, per garantire un futuro alla natura, al paesaggio e al mare del Bel paese, per mantenere gli impegni internazionali ed evitare l’ennesima pessima figura agli occhi del mondo. Per sopravvivere e cercare di ripartire con maggiore forza.

 

 

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AREA MARINA PROTETTA PUNTA CAMPANELLA

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