IL COLLE FRENA IL GOVERNO,TORNA IL MAXIEMENDAMENTO FRONDISTI PDL: "VIA PREMIER

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ROMA – Vendita di immobili pubblici, liberalizzazioni del trasporto locale e delle professioni, accelerazione delle opere pubbliche, alcune norme per favorire l’occupazione di donne e giovani. Non ci sono grandi novità nell’accordo trovato dal Cdm che si tradurrà in un maxiemendamento al ddl stabilità e con cui oggi il premier si presenterà all’esame dell’Europa. Il frutto di un braccio di ferro con il presidente della Repubblica e il ministro dell’Economia. Niente interventi sui patrimoni né condoni, niente misure su licenziamenti e pensioni.
La strada inizialmente prescelta del decreto legge non è stata percorribile a causa dell’ostilità di Tremonti e delle perplessità del Quirinale, preoccupato dall’impossibilità di lasciare uno spiraglio al dialogo con le opposizioni. Ma è soprattutto con il titolare di via XX settembre che lo scontro è stato durissimo. Fortemente criticato dai colleghi, Tremonti avrebbe ostacolato il decreto legge paventando i rischi di 60 giorni di battaglia parlamentare. Berlusconi sospetta il suo ministro di aver convinto il Colle a ostacolare la strada al decreto. E Calderoli sibila «Ci siamo calati le braghe». In ogni caso le misure appaiono poca cosa rispetto agli impegni assunti davanti all’Europa, anche se il governo promette di approvare in un secondo tempo un decreto ed un disegno di legge con altre misure contro la crisi. Oggi, prima della riunione del G20, Berlusconi dovrà sottoporre all’esame di Sarkozy e Merkel le misure adottate. Il prevertice prevede anche la presenza di un altro stato a rischio: la Spagna. «Spiegherò – avrebbe detto Berlusconi – che entro 15 giorni ci sarà la legge che con le prime misure anticrisi».
Alla Grecia Parigi e Berlino hanno chiesto che il referendum si svolga i primi di dicembre e che il quesito riguardi solo l’adesione greca all’euro. «Vogliamo che la Grecia resti nell’euro – hanno detto – ma la sesta tranche del finanziamento potrà essere versata solo dopo il sì agli accordi».
 
TORNA IL MAXIEMENDAMENTO Il decreto per ora non passa l’esame del Cdm che vara invece un maxi-emendamento alla legge di Stabilità. La proposta dovrebbe arrivare in Senato venerdì prossimo e la soluzione sarebbe stata adottata per dar seguito alle parole di Giorgio Napolitano. Decreto e Ddl arriveranno dopo. Quelli varati oggi sarebbero i primi interventi su semplificazioni varie e rilancio delle infrastrutture (defiscalizzazione per chi realizza e gestisce un’opera). Insomma, come previsto dalla riforma del bilancio, dovrebbero esserci solo misure che incidono sui saldi: quindi appunto la Tremonti-Infrastrutture, le prime dismissioni di immobili, o lo ‘snellimento delle procedure della P.a. Poi ci sarà il capitolo lavoro (rilancio per giovani e donne, ma no la flessibilità in uscita), liberalizzazioni (servizi pubblici locali in testa) anche degli ordini professionali. Misure già apparse nelle bozze del decreto sviluppo. Lungo è invece l’elenco di ciò che non sarà nei provvedimenti, misure che invece hanno alimentato i tam tam per una intera giornata. Allo stato vengono smentiti, in ordine: il prelievo sui conti correnti, i condoni, la patrimoniale (5 per mille), l’aumento dell’età pensionabile, l’aumento dell’Iva al 23%. Tra le voci era circolata anche l’ipotesi, accreditata da qualche fonte, di un ritorno dell’Ici sulla prima casa. Imposta però che è stata cancellata proprio dal governo Berlusconi. Ma la situazione sui mercati in questi giorni desta non poche preoccupazioni. Così il governo potrebbe scegliere di mettere mano a uno di questi ‘tesorettì: si fa cassa subito. Poche dunque le misure già esaminate dal Cdm che il premier, Silvio Berlusconi, e forse anche il ministro dell’economia Giulio Tremonti, potrà consegnare domani nelle mani dei partner europei a Cannes per il G20. Qualche tecnico, uscendo da Palazzo Chigi dopo il Cdm commenta: «per ora ci sono solo i titoli». Nel ricco menù delle ipotesi figuravano ben altri interventi. Nella lettera all’Ue il Governo indicava cinque miliardi l’anno per tre anni dalle dismissioni e valorizzazioni immobiliari, meno vincoli alla concorrenza, un piano per il rilancio del Sud. Interventi sul lavoro (non la flessibilità in uscita, al momento), con particolare attenzione a giovani e donne, ipotesi di intervento sulle pensioni (età a 67 anni). Attuazione della delega fiscale-assistenziale (20 miliardi). Misure che inizialmente dovevano essere contenute in un decreto. Ma si è optato per il maxiemendamento alla Legge di Stabilità e poi, decreto e Ddl. Tra gli interventi indicati a breve il Governo segnalava nella lettera all’Ue, entro 2 mesi, la rimozione di vincoli e restrizioni alla concorrenza e all’attività economica, così da consentire, in particolare nei servizi, livelli produttivi maggiori e costi e prezzi inferiori. Entro 4 mesi, la definizione di un contesto istituzionale, amministrativo e regolatorio che favorisca il dinamismo delle imprese; ed entro 6 mesi, l’adozione di misure che favoriscano l’accumulazione di capitale fisico e di capitale umano e ne accrescano l’efficacia. Si punta inoltre entro 8 mesi, al completamento delle riforme del mercato del lavoro, per superarne il dualismo e favorire una maggiore partecipazione. Nei prossimi 4 mesi è «prioritario aggredire con decisione il dualismo Nord-Sud che storicamente caratterizza e penalizza l’economia italiana». L’esecutivo è intenzionato a utilizzare pienamente i fondi strutturali. Il piano (Eurosud) arriverà entro metà novembre.

RISPUNTA LA LETTERA DEGLI SCONTENTI Rispunta la lettera degli ‘scontentì del Pdl a Silvio Berlusconi, anticipata la scorsa settimana dall’ANSA, per chiedere un allargamento della maggioranza. Il documento sta circolando in queste ore per la raccolta delle firme, spiegano alcuni parlamentari del partito del premier interessati all’iniziativa. Allo studio dei frondisti ci sarebbe anche un nuovo gruppo parlamentare autonomo dal Popolo della libertà. Un progetto che sarebbe stato messo sul tavolo dei numerosi incontri della giornata. Anche se non tutti sono d’accordo. C’è chi tra i ‘malpancistì preferirebbe tradurre il malcontento in un documento o chi resta attendista. Ma il crollo in Borsa di ieri ha fatto di nuovo schizzare a livelli di guardia l’agitazione dentro il Pdl. Nonostante Berlusconi si dica fiducioso di recuperare anche chi, come Roberto Antonione, il suo addio lo ha già pronunciato. «Abbiamo una maggioranza in grado di votare i singoli provvedimenti», ha rassicurato i suoi Berlusconi, nell’intervento all’ufficio di presidenza del Pdl convocato in serata a Palazzo Grazioli. Il presidente del Consiglio, dopo aver incontrato a pranzo anche gli ex Fli Urso, Ronchi e Scalia (che starebbero lavorando, girano voci non confermate, a una componente autonoma insieme a Buonfiglio), ha invitato i suoi a coinvolgere tutti e ha ostentato ottimismo circa la possibilità di arginare l’emorragia dello scontento. Ma il bollettino interno al Pdl racconta una nuova giornata di pranzi, caffè e prese di distanza dal Cavaliere. Come quella, non scontata, di Maurizio Paniz, capogruppo in Giunta per le Autorizzazioni. Berlusconi ha sbagliato, afferma l’avvocato-deputato del Pdl. Che candida Gianni Letta (o in alternativa Renato Schifani) alla guida di un governo del centrodestra che traghetti il Paese alle elezioni nel 2013. Pier Ferdinando Casini interviene affermando: «Non è più il momento delle furberie, ma pensiamo che ci siano molti disponibili» a uscire dalla maggioranza. In giornata si contano del resto diversi incontri tra i cosiddetti ‘scontentì, destinati a proseguire anche in serata. Antonione riunisce nel primo pomeriggio una dozzina di parlamentari, tra i quali Giustina Destro e Fabio Gava, che non hanno votato l’ultima fiducia al governo, ma anche Isabella Bertolini e Guglielmo Picchi. Mentre pure tra gli ex ‘responsabilì (Luciano Sardelli è già uscito dalla maggioranza) si segnalano ancora mal di pancia. Sono consapevoli, i ‘delusì, dell’attenzione che li circonda, dal momento che i numeri già stretti alla Camera rendono anche solo una manciata di voti determinanti per approvare (o affossare) le misure del governo. Ma non hanno ancora deciso come muoversi. Mentre già circola la lettera al premier, c’è chi invoca prudenza almeno fino al G20 di Cannes di domani. E c’è chi invece spinge perchè si dia comunque vita a una componente autonoma del gruppo Misto, che convogli gli scontenti e costituisca il nucleo fondante di un eventuale gruppo autonomo. «Siamo in alto mare – afferma Antonione – stiamo riflettendo su come rappresentare la nostra posizione politica». Dalla partita sembra essersi sfilato Claudio Scajola (a lui sarebbe stato offerto, si racconta in ambienti del Pdl, di tenere le fila delle liste elettorali in caso di voto anticipato). Ma l’allarme è alto. Come rivelano anche le parole pronunciate dal segretario Angelino Alfano nell’ufficio di presidenza: «C’è un’opa ostile contro di noi, per attirare una decina di deputati dando loro l’illusione di non fare un’operazione di trasformismo, ma di andare in un partito nuovo, con un finto simbolo nuovo». Nel Pdl si lavora perciò ad arginare l’attacco e reggere almeno fino a Natale, scongiurando il «governo del ribaltone».

FIRMATA DA SEI DEPUTATI Sono al momento sei i deputati del Pdl ad aver firmato la lettera al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, già anticipata dall’ANSA, in cui si chiede un atto di discontinuità con l’allargamento della maggioranza. I nomi sono quelli di Roberto Antonione, Giustina Destro, Fabio Gava, Giorgio Stracquadanio, Isabella Bertolini e Giancarlo Pittelli. I parlamentari sono rimasti riuniti fino a tarda sera all’hotel Hassler a Trinità dei Monti.

PANIZ: BERLUSCONI VIA, LETTA PREMIER Un altro ‘fedelissimò di Silvio Berlusconi, l’on. Maurizio Paniz, prende le distanze dal premier – accusandolo d’aver sbagliato «a portare una commistione fra pubblico e privato» – e in un’intervista al sito ‘Ilnordest.eù candida Gianni Letta alla guida di un governo del centrodestra che traghetti il Paese alle elezioni del 2013. Paniz esclude peraltro che Berlusconi possa essere nuovamente candidabile nel 2013, aggiungendo di aver già espresso questo suo pensiero «a chi di dovere». «Sono gli uomini veri che fanno la differenza. E, in questo momento – afferma Paniz -, io sono critico con Berlusconi per aver portato una commistione fra pubblico e privato che non va bene. Berlusconi ha messo molte persone in posti per i quali non erano all’altezza. In generale la politica sbaglia quando agisce così, per questioni di partito o per ragioni personali». «Nel 2013 – spiega – il presidente Berlusconi, a mio parere, non è candidabile. Non perchè non abbia dato molto all’Italia, ma perchè ha perso il consenso popolare dato che la commistione pubblico privato lo ha danneggiato in maniera superiore ai crediti che aveva maturato». Paniz del resto aggiunge di non credere ad ipotesi di un governo tecnico: «non esiste – spiega – perchè non avrebbe nessun tipo di maggioranza parlamentare». Per il deputato bellunese è preferibile quindi salire al Colle per un governo proposto dallo stesso centrodestra. E per questo compito Paniz candida il sottosegretario Gianni Letta. «Oggi – sottolinea – potrebbe fare un governo Gianni Letta, che è la persona che riesce a coagulare un percorso di consensi molto forte, utilizzando per un anno e mezzo il massimo delle energie di questa maggioranza. Farebbe senz’altro delle cose molto significative». In alternativa, osserva Paniz, «anche il presidente Schifani potrebbe farlo bene». Berlusconi accetterebbe? «Secondo me – risponde Paniz – non lo accetterà, perchè ritiene, giustamente, di aver dato un contributo fondamentale per tenere insieme tutte le componenti». «Ma io ritengo – conclude – che un segnale di discontinuità ad un anno e mezzo dalle elezioni, mantenendo salda questa maggioranza, potrebbe rappresentare un’evoluzione positiva in prospettiva, aiutando Alfano ad acquisire consenso, autorevolezza e prestigio, che possono essere determinanti per vincere le elezioni del 2013».
Successivamente il deputato del Pdl – con una nota – ha voluto precisare quanto affermato dicendo di ribadire «integralmente l’intervista oggi rilasciata al quotidiano online del Nordest, erroneamente sintetizzata in lanci di agenzie. Confermo – spiega Paniz – di avere detto che il Presidente Berlusconi ha perso parte del consenso elettorale e che la causa principale di tale perdita di consenso nell’elettorato pu• essere stata la commistione pubblico-privato. Ho precisato – prosegue – che il Presidente Berlusconi, per autorevolezza e carisma, avrebbe continuato a guidare il Paese ma, se avesse ritenuto di fare un passo indietro, escludevo che la scelta opportuna sarebbe potuta essere quella di un governo tecnico. L’unica soluzione opportuna, nel caso di un passo indietro – che non chiedevo e non auspicavo – sarebbe un governo con questa maggioranza, guidato da una personalit… di spicco della stessa. Tra i nomi, ho indicato quelli di Gianni Letta e Renato Schifani».

MARCEGAGLIA: ITALIA IN PERICOLO L’ultimo avviso degli industriali al Governo scade al G20. Si presenti a Cannes con «cose fatte e non con una lista di cose da fare», avverte la leader di Confindustria Emma Marcegaglia. Che ribadisce l’aut aut lanciato ieri da tutto il mondo delle imprese: misure subito o l’esecutivo «tragga le sue conclusioni». A Cannes il confronto tra gli industriali del Business-20′ ha preceduto, oggi, il summit di autunno del G20 che si riunirà domani e venerdì. Per Emma Marcegaglia è l’occasione per ribadire con ancora più forza l’allarme Italia: «Il Paese è oggettivamente in una situazione di pericolo: abbiamo chiesto di fare presto e che il governo venga a Cannes con riforme già approvate». Non piace a Confindustria l’ipotesi di un prelievo sui conti correnti: sarebbe «una misura eccezionale che crea panico. Non serve una tassa straordinaria». Meglio, ribadisce la presidente degli industriali, «una tassa ordinaria sui patrimoni o sulla casa per abbassare le tasse su lavoro e imprese». Misure che possano «aiutare la crescita». Dagli incontri di Cannes, rileva il presidente di Generali Gabriele Galateri di Genola, «emerge che c’è fiducia nei fondamentali dell’economia italiana ma una forte preoccupazione per la situazione finanziaria, e quindi l’urgenza che le misure annunciate vengano messe rapidamente in pratica». Per l’amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti, «serve un governo che prenda le decisioni e, siccome un governo c’è, questo governo deve decidere delle misure. Bisogna mettere subito in movimento tutte le misure necessarie per ridare fiducia ai mercati. Spero – dice – che il governo in queste ore anticipi le misure, da assumere con decreto legge, per recuperare la tranquillità finanziaria di cui abbiamo bisogno. La situazione preoccupa». La ricetta delle imprese è chiara. Emma Marcegaglia non si stanca di ripetere che «servono riforme strutturali, misure per la crescita, come semplificazioni, liberalizzazioni, norme che favoriscono gli investimenti infrastrutturali, misure sulle pensioni, per stabilizzare la spesa pubblica». Poi «c’è anche un problema sul mercato del lavoro, che non funziona, e non solo sui licenziamenti»: la proposta Ichino «è una base su cui discutere». È «molto grave e preoccupante» l’ennesimo segnale d’allarme arrivato ieri dai mercati finanziari. Per Emma Marcegaglia «rischiamo di bloccare il Paese e non ce lo meritiamo. Si può distruggere in poco tempo quello che è stato costruito in decenni. Servono dunque decisioni del governo e poi una responsabilità da parte dell’opposizione».

BORSE IN RIMONTA Borse europee in rimonta, con Milano in particolare in rialzo del 2,31%, anche se i nervi dei mercati restano tesi e i recuperi sono a fine seduta solo parziali dopo i tracolli dei giorni scorsi. Tutti gli occhi sono ancora puntati sulla crisi greca, dopo lo choc dell’inatteso referendum annunciato da Atene sul piano di salvataggio europeo, e alcune risposte sono attese soprattutto dal G20 e dai vari incontri precedenti il summit di Cannes. Dal Cancelliere tedesco Angela Merkel è giunto in particolare un invito ad Atene a fare chiarezza e c’è così particolare attenzione sulle indicazioni che arriveranno nel contesto del vertice dal premier greco Georges Papandreou. Sul fronte interno, intanto, resta l’attesa su quali saranno le mosse del Governo e in particolare sulle misure più urgenti che, secondo quanto preannunciato dal ministro Altero Matteoli, saranno inserite nel Dl al vaglio del consiglio dei ministri in serata. Non accennano comunque ad allentarsi le tensioni sui titoli di stato, e gli spread italiani – i differenziali dei rendimenti dei titoli decennali rispetto a quelli tedeschi – si sono portati a fine giornata poco sotto i 440 punti, fino a chiudere a quota 436. Ma il calo dello spread non deve ingannare, il rendimento del decennale italiano resta al 6,19% sul mercato secondario, esattamente allo stesso livello della convulsa giornata «festiva». L’interesse sul titolo quinquennale, poi, si attesta al 6,01% mentre quello del biennale al 5,25%. Bankitalia ha comunque rassicurato espressamente che il debito pubblico italiano è sostenibile e rimarrebbe stabile, o in leggero calo, nei prossimi 2 anni anche se i tassi di interesse sui titoli di stato arrivassero all’8% e la crescita fosse uguale a zero. In questo complesso clima Piazza Affari ha guadagnato, come detto, il 2,31% dopo il tracollo record di martedì (-6,8%), favorita nel pomeriggio anche dallo sprint di Wall Street. Nel mattino la partenza era stata al galoppo, ma poi ogni ottimismo si è perso sui dati della disoccupazione in Germania, ad ottobre leggermente peggiore delle previsioni e al 7% (era al 6,9%). Tanto è bastato a metà mattina per spingere in negativo l’indice di Milano, anche se poi nel clima generale di attesa e con una comprensibile voglia di rimbalzare, nel pomeriggio anche i mercati europei hanno ritrovato vigore. A Milano il rialzo dell’indice ‘Footsiè è stato sostenuto soprattutto dalle banche, ‘sorvegliate specialì e protagoniste del crollo della vigilia. Unicredit ha recuperato il 7,34% (-12,44% martedì), Intesa Sanpaolo il 5,06% (-15,8% ieri). È andata poi particolarmente bene anche Saipem (+5,28%). Tra gli altri mercati europei nel finale hanno mostrato più sprint soprattutto Francoforte (+2,25%) e Stoccolma (+2,01%) e alla fine l’indice delle blue chip del Vecchio Continente, l’Euro Stoxx 50 è avanzato dell’1,42%. La seduta è stata particolarmente buona a livello europeo per il comparto dell’auto (+3,10% l’indice del settore), con un balzo del 6% per Volkswagen e del 5,18% per Porsche. A Milano sono avanzate così con convinzione anche Fiat Industrial (+3,71%) e Fiat (+3,18%).

L’AGENDA DEL G20 L’eurozona porta al summit d’autunno del G20 a Cannes l’accordo raggiunto al vertice europeo del 27 ottobre per aggredire la crisi dell’eurodebito, punto di partenza di un confronto da allargare al sostegno che può arrivare dai Paesi emergenti, e per guardare più lontano alle misure per innescare la ripresa. Agenda stravolta dalla scelta a sorpresa della Grecia di sottoporre al referendum il piano di risanamento negoziato con l’Ue.
GRECIA, CON IL REFERENDUM A RISCHIO IL PIANO DI SALVATAGGIO La decisione del premier Papandreou di indire una consultazione popolare cambia le prospettive di salvataggio della Grecia, focolaio della crisi dei debiti sovrani. Il Fmi pensa di congelare la prossima tranche di aiuti ad Atene. Mentre la sostenibilità del debito ellenico è appesa a un filo: oggi è volato al record storico del 96,70% il rendimento dei titoli di Stato a due anni sui timori di un default immediato.
ATTESA PER MISURE ITALIA DOPO IMPEGNI AL VERTICE UE L’Europa chiede misure concrete che possano ridare credibilità sui mercati ai Paesi a rischio contagio. Occhi puntati sull’Italia: dopo la lettera di intenti presentata dal premier Silvio Berlusconi al vertice europeo della scorsa settimana, dal nostro Paese si attendono segnali concreti e immediati di determinazione nel realizzare gli impegni presi.
RAFFORZARE LE BANCHE, IN EUROPA SERVONO 106 MILIARDI Va ancora rafforzata la solidità patrimoniale delle banche: serviranno 106 miliardi per ricapitalizzare le banche europee, 14,7 miliardi per quelle italiane (ma l’Abi non è d’accordo), 8,8 per le francesi. Lo ha stimato l’Autorità europea per le banche (Eba) in un documento pubblicato dopo il vertice Ue del 27 ottobre. Valutazioni contestate dalle banche italiane che non ci stanno a pagare colpe non loro e a dover essere penalizzate rispetto alle rivali europee.
ASSE USA-REGNO UNITO CONTRO LA TOBIN TAX Resta sul tavolo l’ipotesi di introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie. Fermo il no di Stati Uniti, il Regno Unito apre ad una ipotesi di tassazione ma solo se introdotta a livello globale. Così potrebbe arrivare solo con un perimetro di azione ristretto a parte della zona euro euro.
NUOVA GOVERNANCE UE E REGOLE PIÙ STRINGENTI SULLA FINANZA La crisi che non si arresta spinge a riflettere ancora su efficacia e meccanismi di azione dell’Europa, con un rafforzamento della governance che garantisca un governo unico delle politiche di bilancio. Mentre resta aperto il dibattito sulle regole per la finanza, da rendere più stringenti. Tema su cui è intervenuto anche il Vaticano proponendo una «riforma del sistema finanziario e monetario internazionale», con «una autorità pubblica universale» che governi la finanza.
EUROPA CHIEDE AIUTO. FMI, IL NODO BRICS L’Europa si presenta al G20 consapevole che da sola non può farcela. Serve un sostegno globale. La crisi del debito Ue ha riacceso l’annosa questione del ruolo dei paesi emergenti nell’Fmi. Il Fondo sarebbe pronto ad aiutare i paesi europei sotto il fuoco della speculazione, come Italia e Spagna. Impegno che i Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) hanno colto al volo per riavanzare la loro idea di contribuire con maggiori risorse in cambio di più rappresentatività, diluendo lo strapotere di Usa e Europa

Fonte:leggo