LETTERA POSTUMA A PANTALEONE DE COMITE MAURANO: LE PORTE DI BRONZO DEL DUOMO DI AMALFI

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Caro Pantaleone,

scusami se mi rivolgo a te con linguaggio familiare. Sarà che dei tanti personaggi della storia amalfitana sei uno di quelli che mi sta più simpatico.. A me capita questo rapporto di empatia anche con i personaggi del passato, anche perchè tra i presenti e contemporanei non c’è molto da scegliere..Fosti di sicuro un protagonista  degli scambi commerciali nel Mediterraneo nel corso dell’XI secolo.Facesti fortuna nei traffici  e fosti il primo grande “armatore“, come si direbbe oggi, della Repubblica Marinara.Disponevi di una  potente flotta privata, che ti consentiva di controllare un consistente giro di affari tra le opposte sponde del “Mare Nostrum”. Lavorasti sodo, ma ti sapesti anche creare una rete di amicizie influenti.E realizzasti grandi ricchezze se ti potesti permettere un sontuoso palazzo a Costantinopoli, dove, come narrano le cronache del tempo, menavi una vita piuttosto dissoluta. Mailignità messe in giro dagli altri mercanti invidiosi del tuo successo? Probabilmente sì, anche se un fondo di verità  c’è, dal momento che lo riconoscesti tu stesso, facendoti raffigurare in uno dei riquadri della Porta di Bronzo al Monastero di San Paolo fuori le mura a Roma (uno dei tuoi tanti atti di mecenatismo) in ginocchio davanti a Cristo in atto di contrizione: Pantaleo stratus/veniam mihi posco reatus: Io Pantaleone prostato/chiedoperdono per il reato. Con quell’atto di mecenatismo tu imploravi pubblicamente perdono dei tuoi peccati, che è da ritenere fossero principalmente di natura commerciale ma, suppongo, anche di altro genere, tipici delle debolezze degli uomini ricchi e trasgressivi, (e tu lo fosti), sui quali stendiamo un velo pietoso di complice silenzio.

 

Ma il mecenatismo più fecondo lo esercitasti ad Amalfi, la città che ti diede i natali e nel cui nome operavi nello scenario dei grandi traffici del Medioevo.Pensasti ad un dono da sbalordire e ci riuscisti.Ti rivolgesti allo scultore più noto del tempo, Simone di Antiochia,e gli commissionasti quelle che sono considerate le prime e le più importanti Porte di Bronzo realizzate a Costantinopoli e messe in opera in Italia. Le donasti alla Cattedrale della tua città nel 1060. Fu una meraviglia per tutti e stupiscono ancora  gli uomini uomini di cultura e di arte, come i normali turisti che da secoli si incantano a decifrare le scene dei vari pannelli davanti al Duomo sotto l’artistico colonnato in cima alla monumentale aerea scalinata.. Narrano, naturalmente,l’albero genealogico della tua famiglia, ma ne sono protagonisti in prevalenza Santi, Madonne ed episodi di storia religiosa.La fama di quella che fu considerata, giustamente, una sbalorditiva opera d’arte fece il giro del mondo. E venne ad Amalfi ad ammirarle anche l’abate di Montecassino, Desiderio, il futuro papa Vittore III. Per la verità lo scopo principale della sua trasferta amalfitana fu un altro, come ci testimonia Matteo Camera, il colto e santo abate venne ad Amalfi per acquistare stoffe pregiate per farne dono all’imperatore Enrico IV, che sarebbe venuto a breve in Italia.Il viaggio di Desiderio ad Amalfi è datato 1065. Comprò le stoffe pregiate ed i cronisti dell’epoca ne fanno l’elenco, ma fu particolarmente colpito dalle porte di bronzo a tal punto che ne commisionò altre simili per  la sua abbazia di Montecassino. E naturalmente questo gesto non fece che ingigantire ancor più la tua fama. E ti spalancò le” porte”. è proprio il caso di dirlo, del successo anche a Roma e presso il Vaticano. E, attento alla tua immagine che aveva una ricaduta positiva sugli affari, nel 1070 prendesti l’iniziativa tanto bella quanto, forse, in parte calcolata, del dono delle porte al Monastero di San Paolo. Tu di sicuro pensasti di guadagnare misericordia per i tuoi peccati ma anche attenzione e complicità per i tuoi commerci.E, stando ai risultati, ci riuscisti.

 

Ma evidentemente la serie dei tuoi peccati aumentò con l’età e, probabilmente fu direttamente proporzionale ai tuoi affari nei commerci se nel 1076 ti sentisti in dovere di donare un’altra porta di bronzo, questa volta al Monastero di S.Michele Arcangelo su Gargano. E c’è da giurare che abati, vescovi ed eminenze  operanti a vario titolo nelle Sacre Stanze Apostoliche romane non ti negarono comprensione per le tue ben note debolezze umane.Comunque, nel bene e nel male, la tua figura non passò invano e ancora oggi ti dovremmo essere riconoscenti se la città è in grado di ostentare significative opere d’arte. Fosti e rimani uno straordinario esempio di imprenditoria,ma anche di mecenatismo.Altre stagioni, caro Pantaleone! Oggi nella tua città questa è una razza in estinzione, purtroppo. Gli operatori del settore turistico, la nuova imprenditoria,che vivono di rendita in virtù della storia, che quelli come te hanno scritto, e che possono contare sull’attrazione dei belli ed insuperabili monumenti  per poter registrare un afllusso notevole del turismo di qualità, che privilegia arte e cultura, quei monumenti e quella cultura non la conoscono, salvo rare e lodevoli eccezioni, e fanno poco o niente per tutelare, salvaguardare ed esaltare personaggi ed eventi del passato prestigioso.E si guardano bene dal farsi promotori di iniziative capaci di accendere i riflettori dell’interesse dei mercati sulla città e i suoi tesori d’arte Se ne dovrebbero far carico  i rappresentanti di categoria, ai quali non difetta nè intelligenza, nè managerialità, nè autorevolezza presso i rispettivi associati. per stimolarli sul piano della sensibilità culturale e della generosità alla contribuzione per la tutela e la valorizzazione del patrimonio pubblico.

 

Ah, se fossero minimamente toccati nel cuore, nell’anima, nell’intelligenza e, soprattutto, nel portafogli dal fecondo MECENATISMO DEI PADRI!!!Ma temo che la mia sia una speranza vana, caro Pantaleone, Purtroppo per il futuro della tua città.

 

Con tutta la mia stima e riconoscenza, tuo

 

Giuseppe Liuccio

 

g.liuccio@alice. it