GOVERNO E´ SCONTRO CON TREMONTI-DEPUTATO PDL VIA PREMIER

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ROMA – Ormai non c’è più tempo. I listini europei in caduta libera, lo spread che raggiunge livelli record, l’incognita referendum in Grecia. E’ l’ennesimo shock finanziario che spinge il presidente Napolitano a ritenere con inusuale durezza “improrogabile l’assunzione di decisioni efficaci nell’ambito della lettera di impegni indirizzata dal governo alle autorità europee”. Una nota che il Colle diffonde dopo aver parlato col premier e, prima di lui, con il leader Pd Bersani. “Il Presidente del Consiglio ha confermato il proprio intendimento di procedere in tal senso – spiega la nota – E diversi rappresentanti dei gruppi di opposizione hanno manifestato la disponibilità a prendersi le responsabilità necessarie in rapporto all’aggravarsi della crisi”. Insomma, fa notare Napolitano, c’è “un ampio arco di forze sociali e politiche consapevoli” della necessità di una “larga condivisione” delle scelte che l’Europa e i mercati attendono. Dal Colle però, anche un avvertimento, quello che più preoccupa il Cavaliere: “il capo dello Stato ritiene suo dovere verificare le condizioni per il concretizzarsi di tale prospettiva”. Parole che suonano come un ultimatum e sembrano evocare un governo di larghe intese, quello che le opposizioni vorrebbero vedere varato prima del G20 di Cannes, il 3 e 4 novembre. Auspici non condivisi da Berlusconi. Costretto a tornare a Roma in anticipo, il premier tenta di rassicurare al telefono la Merkel e Napolitano. Promette che l’intervento sarà immediato ma non basta il summit serale. Rimane in forse oggi il Cdm per inserire nella legge di stabilità le prime misure anticrisi annunciate alla Ue, mentre si studia anche un decreto legge dove inserire le misure più urgenti: dismissioni di beni pubblici, liberalizzazioni e qualche grande opera, ma circola anche l’ipotesi condono o quella di un ulteriore aumento dell’Iva. Il tempo però pare finito. Ieri ancora un crollo per le borse europee, lo spread fra btp e bund tedeschi ha toccato i 455 punti, Milano ha perso quasi il 7%. Pesa sui mercati anche l’annuncio a sorpresa del traballante premier greco Papandreu di indire un referendum sulle misure di salvataggio. La notizia, con il rischio di un ulteriore aggravarsi della crisi dell’eurozona, lascia attonita l’Unione Europea che chiede ad Atene di rispettare gli impegni presi. Per questo già oggi Francia, Germania e Grecia, insieme ai vertici dell’Unione, del Fmi e della Bce si incontreranno in un vertice di emergenza.

L’INTERVISTA di Paola Pastorini

Professor Giacomo Vaciago, docente di Economia politica alla Cattolica di Milano, l’Italia sta crollando?
«Ma no, non esageriamo, siamo solo ogni giorno un po’ più poveri. La Borsa ci manda un segnale chiaro: “Datevi una mossa, siete senza governo”. Ma tutto questo il nostro governo non lo capisce. D’altra parte non parla inglese ed è in vacanza per il Ponte di Ognissanti. Paradossale».
Assenteisti?
«E’ un eufemismo. I nostri governanti non hanno capito che viviamo in un mondo globale e che quando la nave affonda bisogna stare ben saldi al timone. All’estero hanno maggiore consapevolezza: quattro anni fa Ben Bernanke, il capo della Federal Reserve (la Banca centrale Usa, Ndr), durante la prima crisi del dollaro aveva portato il letto in ufficio per monitorare la situazione».
Al G20 di domani Berlusconi porterà soluzioni positive anche per l’Italia?
«Berlusconi è superato, il problema è che in questo momento non vedo nessuno che abbia voglia e coraggio di sostituirlo alla guida del nostro Paese. Ci vuole un uomo eccezionale: ce l’abbiamo?».
La gente è sempre più preoccupata…
«Certo che si deve preoccupare perché non si vedono rimedi. Semplicemente, continueremo lentamente a impoverirci. Possiamo andare avanti vent’anni: ogni anno meno guadagni, ogni anno i consumi che ristagnano. D’altra parte prima di diventare come l’Africa potremmo anche metterci un secolo. Stiamo fregando i nostri figli e nipoti».

BERLUSCONI ACCELERA Il governo è determinato ad agire con «tempestività è rigore» davanti alla crisi finanziaria e per dimostrarlo si appresta ad inserire diverse misure nella legge di stabilità già in discussione i Senato, forse con un maxiemendamento o più emendamenti al provvedimento. Di fronte alla drammatica giornata dei mercati, la reazione di Silvio Berlusconi è tesa a rassicurare investitori e partner internazionali sull’intenzione dell’Italia a rispettare gli impegni presi. La Borsa che crolla e lo spread che vola sono segnali inequivocabili. La delicatezza del momento è scandita dalle comunicazioni del governo. Di buon mattino, da Arcore, il Cavaliere detta una prima nota per smentire tre indiscrezioni: che abbia chiesto l’appoggio di Vladimir Putin per uscire dalla crisi; che abbia avuto colloqui riservati con la Merkel e Sarkozy; e che abbia intenzione di rimuovere Giulio Tremonti. Sulla prima e sull’ultima precisazione l’intento è chiaro: ribadire che la crisi è «globale ed esige risposte globali» e non accordi bilaterali basati su rapporti personali; dall’altro mettere a tacere i tanti malumori nella maggioranza verso il Professore perchè, confida il premier, «non è il momento di fare processi». Meno chiara la necessità di smentire colloqui riservati con Francia e Germania. Ad ogni modo, Piazza Affari continua a precipitare e il differenziale fra Btp e Bund tedesco resta alle stelle: palazzo Chigi decide di ribadire i propri impegni. Nel farlo critica duramente la decisione di Atene di indire un referendum sul piano di salvataggio europeo: una scelta «inattesa» che «influisce pesantemente» sull’andamento dei mercati. Ma la nota rassicura soprattutto sugli impegni italiani: «Le misure concordate con Bruxelles verranno illustrate ai partner del G-20» e «saranno applicate con la determinazione, il rigore e la tempestività imposti dalla situazione». Parole che però non fermano le vendite in Borsa e sul mercato secondario dei bond. Berlusconi decide allora di anticipare il rientro a Roma. Da palazzo Chigi sente al telefono Angela Merkel alla quale conferma «la ferma determinazione» a varare il pacchetto promesso a Bruxelles. Poi chiama Giorgio Napolitano e gli riferisce i contenuti del colloquio con la cancellliera tedesca, aggiornandolo sulle misure che il governo intende adottare «in tempi rapidi». Il capo dello Stato, poco dopo, dirama una sua nota che viene letta con misto di sollievo e allarme a palazzo Chigi. Perchè se è vero che il Quirinale da un lato assicura un atteggiamento responsabile da parte delle opposizioni (ciò che da giorni chiede il Cavaliere), dall’altro lancia un monito al governo sottolineando che il Colle non può esimersi dal verificare le condizioni per una «nuova prospettiva di larga condivisione» delle riforme attese. Una postilla che alle orecchie del Cavaliere suona più o meno così: se non varate le misure, cercherò una maggioranza alternativa. Ma è un’opzione che Berlusconi non ritiene praticabile, convinto che alternative all’attuale coalizione non ve ne siano, perchè «sono divisi su tutto e non potranno mai realizzare le riforme chieste dall’Europa e dalla Bce. L’ultimatum del Colle però lo allarma tanto quanto i segnali dei mercati. E Berlusconi non perde tempo. Convoca i ministri economici a palazzo Chigi. Sono previsti anche Bossi e Calderoli, ma il Senatur non verrà: perchè impossibilitato, secondo la versione ufficiosa; per marcare le distanze, secondo i maligni. Sia come sia, il premier non ha scelta: per accelerare il governo decide di inserire parte delle misure concordate con l’Europa (secondo qualcuno »gran parte, se non tutte«) nella legge di stabilità. La ragione la spiega lo stesso Tremonti a Berlusconi: la »budget law« è l’unico provvedimento che all’estero riconoscono e considerano credibile. E in più entra in vigore da gennaio. L’unico dubbio è se convocare o meno un Cdm per varare il pacchetto da inserire, con il rischio di nuove tensioni nel governo.

ANTONIONE: PREMIER SI DIMETTA «Esco dal gruppo parlamentare e non voterò più la fiducia al governo. Berlusconi se ne deve andare subito e allargare la maggioranza ad altri partiti del centro destra»: così Roberto Antonione, ex coordinatore di Forza Italia annuncia a La Zanzara su Radio 24 l’intenzione di uscire, entro la settimana, dal gruppo Pdl alla Camera. «Non si può prendere in giro il Paese e governare solo con due o tre voti in più», aggiunge Antonione. «Purtroppo le persone più vicine a Berlusconi lo spingono a chiudersi dentro un bunker. In Parlamento tutti la pensano come me, anche alcuni ministri, ma lo dicono a microfoni spenti. Si comportò meglio D’Alema che si dimise quando perse le elezioni regionali e si rese conto di non avere più la maggioranza».

LEGA BLINDA BERLUSCONI Il profilo è basso per non ‘appesantirè un clima già difficile ma c’è grande apprensione per l’aggravarsi della crisi finanziaria. La Lega Nord sceglie di non commentare la decisione della Grecia di indire un referendum sulle misure poste dall’Ue per il piano di salvataggio di Atene. E non interviene neanche sulle richieste dell’opposizione di un passo indietro di Silvio Berlusconi da Palazzo Chigi. Ma dice no a governi tecnici e sostanzialmente continua, al momento, a ‘blindarè il Cavaliere. Roberto Calderoli vola in rappresentanza dei suoi a Roma per il vertice con il premier ed i ministri economici «per fare il punto sulla situazione». Non è il momento di giochi politici ma di mettersi a lavorare, è il ragionamento fatto in ambienti leghisti. Insomma, il Carroccio ancora una volta sostiene Cavaliere ed esecutivo. Ed è pronto a votare le misure anti-crisi che potrebbero essere inserite nella Legge di Stabilità. Una operazione di questo tipo, infatti, permetterebbe di accorciare i tempi per le riforme: in tal modo il presidente del Consiglio e il ministro Giulio Tremonti porterebbero giovedì al G20 di Cannes qualcosa di più concreto dei propositi della Lettera all’Ue. La priorità del momento è tenere il Paese e le sue imprese al riparo dalla speculazione finanziaria internazionale. Quanto alla questione Grecia, la Lega ha sempre espresso la propria contrarietà all’introduzione dell’Euro ma allo stesso tempo non ha nascosto dubbi sulla credibilità delle politiche di Atene. Meglio concentrarsi sull’Italia: «Le tasse fanno mantenere un pubblico impiego sterminato – ha detto ieri Umberto Bossi – Ditemi se è un Paese che può durare. Ho dei dubbi». Nella Lega, intanto, si vive con insofferenza la «continua richiesta» dell’opposizione di un governo tecnico. I ‘lumbard’ non appoggiano l’idea di un governo di salute pubblica perchè significherebbe perdere la guida dell’esecutivo mantenendo però le responsabilità davanti agli elettori. Insomma lasciar fare le riforme a terzi, dichiarandosi perciò incapaci di portarle a termine ma pagandone il conto al momento del voto. Allo stesso modo è inimmaginabile una divisione nel Carroccio: chi dovesse andar via per appoggiare un altro esecutivo sarebbe indicato come ‘traditorè tra i leghisti e, una volta fuori, avrebbe vita difficile. Una divisione dei ‘lumbard’ – viene spiegato – significherebbe la fine del progetto leghista. L’ipotesi che sia Silvio Berlusconi invece a fare un passo indietro viene vista come «improbabile» in quanto – viene spiegato – equivarrebbe per il premier ad assumersi le responsabilità di una crisi che affonda le sue radici nel crollo del sistema. «Difficile che lo faccia», si spiega.

IL GOVERNO RILANCIA SUI CONDONI La tempesta sui mercati finanziari dà un’ulteriore spinta a stringere i tempi per la messa a punto delle misure anti-crisi richieste dall’Europa e si fa strada l’ipotesi di inserire i primi provvedimenti nella legge di stabilità all’esame della commissione Bilancio del Senato. Il termine per la presentazione degli emendamenti è vicino, la data fissata è venerdì 4 novembre. L’intenzione è agire in fretta, tanto che, come ha fatto sapere oggi Palazzo Chigi, le misure verranno presentate ai partner del G20, che si riunirà giovedì e venerdì a Cannes. E sui tempi rapidi ha assicurato lo stesso presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. E nelle stesse ore è arrivato anche il monito dal Capo dello stato che considera ormai «improrogabile l’assunzione di decisioni efficaci nell’ambito della lettera di impegni indirizzata dal governo alle autorità europee». Se di certo questa settimana sarà all’insegna di una corsa per dare operatività agli impegni presi nella lettera presentata venerdì a Bruxelles, resta da capire quali iniziative saranno veicolate dalla legge di stabilità, attraverso emendamenti, o meglio un maxi emendamento del governo, e quali strumenti potranno concorrere. Infatti, non è esclusa la convocazione di un consiglio dei ministri prima del G20. L’ipotesi del ddl stabilità oggi si è rafforzata, con il capogruppo del Pdl in Senato, Maurizio Gasparri, che ha spiegato come la legge «ha procedure e tempi certi e rappresenta un solido veicolo». Il presidente dei deputati del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, ha ammesso che se ne «sta discutendo». Anche il sottosegretario alla Difesa, Guido Crosetto, ha invitato a non ricorrere al veicolo decreto, considerando più idoneo un ddl. E il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, in un’intervista al Corriere della Sera, ha invitato a non parlare di decreto. Quanto all’iter della legge di stabilità: ora è in commissione a Palazzo Madama, con relatore Massimo Garavaglia (Lnp), alle 18 di venerdì scade il termine per gli emendamenti, anche se il governo potrebbe presentarli successivamente. Approderà in Aula per metà novembre, subito dopo passerà alla Camera. Tuttavia, non si possono mettere da parte le altre ipotesi: l’idea di un ‘decreto omnibus’ o ‘decreto Europà potrebbe restare in piedi, come risultato di un prossimo Cdm. Inoltre, i due strumenti potrebbero anche affiancarsi. E altre misure potrebbero essere contenute nel decreto sviluppo. Per rispettare i tempi non si esclude di porre la fiducia. D’altra parte, oltre alle dichiarazioni sull’impegno ad agire in tempi stretti, ci sono anche delle date che premono, a partire dal G20 del 3-4 novembre, per passare al 9-10 novembre quando Berlusconi presenterà alle Camere le misure per la crescita. Due importati appuntamenti sono fissati per domani: l’Ufficio di presidenza del Pdl e il Comitato per la salvaguardia della stabilità finanziaria convocato dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Quanto ai contenuti, diverse sono le materie si cui poter agire subito: il piano di privatizzazioni e dismissioni del patrimonio pubblico (5 miliardi di proventi all’anno nel prossimo triennio); le liberalizzazioni (dagli orari dei negozi, ai carburanti fino alle assicurazioni); la delega fiscale; le semplificazioni; ed è anche circolata l’ipotesi di un ulteriore rialzo dell’Iva. Inoltre, Romani non ha escluso «formule come il concordato o il condono fiscale», rilanciando una misura circolata in occasione delle indiscrezioni emerse sul decreto sviluppo (si era parlato dell’arrivo di ben 12 condoni).

OPPOSIZIONE PREME: GOVERNO D’EMERGENZA Crollano le borse, Milano sprofonda con nuovi record dello spread tra Btp e Bund tedeschi e le opposizioni imprimono un’accelerazione alla loro iniziativa fino a rivolgersi al Presidente della Repubblica. Pd, Idv e Terzo Polo hanno messo in atto un pressing per una svolta che porti, al più presto, ad un governo di emergenza o di transizione che, a loro avviso, è l’unico segnale che può rassicurare i mercati perchè per il governo Berlusconi «il tempo è scaduto». In mattinata Pierluigi Bersani, ha chiamato Giorgio Napolitano per assicurare la disponibilità delle opposizioni a prendersi «le responsabilità necessarie» per l’ aggravarsi della crisi finanziaria. Il Pd fa filtrare anche la «forte preoccupazione» per la situazione dei mercati del Capo dello Stato mentre il vicesegretario del Pd Enrico Letta spiega a Sky Tg 24 che il suo partito ha chiesto che al vertice del G20, giovedì a Cannes, «l’Italia ci arrivi con l’annuncio di un nuovo governo di emergenza nazionale» perchè «la situazione è ormai fuori controllo». Ma è tutta l’opposizione a battere oggi con più vigore sul tasto delle dimissioni del premier la cui «mancanza di credibilità» è considerata «una delle concause della crisi» come dicono, tra gli altri Antonio Di Pietro, Benedetto della Vedova del Fli, Lorenzo Cesa per l’Udc. Si muove anche la fondazione Italia Futura di Luca di Montezemolo che in un editoriale-appello alle associazioni del mondo produttivo lancia l’allarme e chiede un esecutivo «che raccolga dietro di sè un amplissimo schieramento» per un ‘piano di salvataggio« del Paese. Bersani sente Pierferdinando Casini e Antonio Di Pietro e, dopo un giro di contatti con i big del partito, convoca per domani un vertice del Pd e in una intervista a Sky spiega che »serve un passaggio di fase con delle personalità che siano credibili su scala internazionale e possano rispondere con efficacia alla crisi«. Un esecutivo, secondo Bersani, che si basi »su una larghissima condivisione parlamentare che possa dare l’idea che siamo un Paese che reagisce«. In serata, il Terzo Polo con una dichiarazione congiunta di Pierferdinando Casini, Gianfranco Fini e Francesco Rutelli chiede che Berlusconi, »senza indugio«, venga in Parlamento per illustrare, prima della riunione di giovedì del G20, le »decisioni concrete« che intende »assumere nelle prossime ore«. Di fronte all’ iniziativa del Quirinale per una verifica della situazione il vicesegretario del Pd Enrico Letta esprime l’augurio che »da questa verifica possano rapidamente emergere le condizioni perchè un nuovo e più forte quadro politico guidi l’Italia in questo drammatico momento«. L’accelerarsi della crisi finanziaria, intanto, spinge l’Idv a non chiedere, in questo momento, di andare al voto ma fa quadrato con le altre opposizioni sulla richiesta di realizzare subito »un governo di transizione a larghissima alleanza di stampo costituente« come spiegano i capigruppo dell’Idv alla Camera e al Senato Massimo Donadi e Felice Belisario

Fonte:leggo