Pazzi per Totò versione 3D E´ lo Steve Jobs della comicità

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ROMA  – “Totò è stato il primo artista italiano a fare un film a colori, e il primo a farne uno in 3D: è lo Steve Jobs della comicità. Per questo fa ridere ancora gli adulti e i bambini di oggi. Lui è la perfetta medicina anticrisi: ed essendo totalmente privo di volgarità, non ha nemmeno effetti collaterali nocivi”. E’ un personaggio partenopeo doc come Alessandro Siani, a fare da testimonial – qui al Festival – per uno dei prodotti più interessanti di questa sesta edizione: la versione restaurata di Totò 3D – Il più comico spettacolo del mondo. Pellicola diretta da Mario Mattioli, e datata 1953 che rappresenta il primo esperimento nostrano di visione tridimensionale, attraverso una tecnica chiamata Podelvision. Quanto ai contenuti, è una parodia esplicita del kolossal di Cecil B. De Mille Il più grande spettacolo del mondo: il Principe della Risata interpreta il clown Tottons, e ad affiancarlo sul grande schermo ci sono Marc Lawrence, Maj Britt, Franca Faldini. Nel ruolo di spettatori, camei di divi dell’epoca come Peppino De Filippo, Silvana Mangano, Anthony Quinn e Aldo Fabrizi. A volere fortemente il restauro del film, ripescandolo dalla library della famiglia, è stato Aurelio De Laurentiis; a realizzarlo, i laboratori di Cinecittà Digital Factory.

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E così, dopo un  lungo e faticoso lavoro di recupero durato più di anno, arriva questa passerella festivaliera, in cui De Laurentiis è accompagnato da Liliana De Curtis, figlia di Totò, e da Alessandro Siani. Ed è proprio lui a dire, sul grande artista scomparso, le parole più belle: “Ricordo sempre – racconta – mio padre, che faceva l’operaio all’Alfa Romeo, e faceva turni di lavoro massacranti: quando tornavo a casa, la sera, sentivo le sue risate dalla cucina. Guardava in tv i film di Totò. Lui stordiva la povertà, cacciava via la tristezza, riconciliava con la vita”.

Quanto all’importanza che il grande maestro ha avuto nella sua formazione, Alessandro spiega: “Quando questa mattina ho incontrato Liliana De Curtis, per me è stato come incontrare una sorella: noi comici siamo tutti figli di Totò. Anzi tutti noi italiani lo siamo: è nello stato di famiglia di ciascuno di noi. In gennaio, quando uscirà nelle sale Benvenuti al Nord (nato dal trionfo dello scorso anno di Benvenuti al Sud, ndr) vi accorgerete che in alcune cose c’è il sapore del Totò e Peppino che sbarcano a Milano in Totò, Peppino e la Malafemmena“. Conclusione: “Si dice che la risata sia un dono di Dio: se è così, Totò non ha mai fatto peccato”.

Dal canto suo, la De Curtis sottolinea l’aspetto pionieristico di suo padre, anche sul piano tecnologico: “Voleva che il cinema fosse al top front – rivela – per questo fu subito entusiasta di questo film così innovativo”. Ma c’è un altro aspetto inportante, che lei enfatizza: “Dobbiamo ricordare che Totò ha unito l’Italia del Sud con quella del Nord: non ha mai parlato in dialetto (al di là della cadenza); e ha avuto sempre enorme successo in teatro, in città come Milano “. Un discorso, diciamo così, antileghista. In sintonia con le parole di De Laurentiis a proposito della destinazione finale della pellicola: “A maggio riunirò gli esercenti – spiega – e dirò loro: volete che il film vada come evento su Sky 3D, o lo volete nelle sale? Ma non voglio sentire da parte loro discorsi del tipo che è adatto solo a un pubblico napoletano, o che va fatto uscire solo nelle sale di Napoli. Il ministero dell’Istruzione dovrebbe farlo vedere agli studenti. Anzi, Totò dovrebbe proprio essere studiato a scuola: come tanto cinema italiano e internazionale

fonte:repubblica