LETTERA POSTUMA AL DOGE MANSONE I

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Illustre Doge Mansone,

c’è un percorso ad Amalfi, che faccio spesso. Non è consigliato dalle guide turistiche e, pertanto, poco frequentato, eccetto che nella parte iniziale. Ha inizio, appunto,sulla sinistra del Duomo, dove già lo slargo Filippo Augustaricchio, con la forza della toponomastica, pone interrogativi sulla Grande Storia della Repubblica a chi abbia voglia di approfondirne il glorioso passato. Prosegue con Via dei Prefetturi, con identico richiamo e fascino storico. Poi qualche centinaio di metri a passi lenti nel silenzio assorto rotto, a volte, solo dallo scalpiccio sul selciato, ed il vicolo si apre allo slargo di Santa Maria Maggiore. E’ semplicemente da incanto il piccolo campanile , che,agile, si divincola dall’abbraccio delle case antiche e cerca il cielo, ostentando con disinvoltura, nella gloria della luce, lo stile architettonico romanico, tipico di altre torri campanarie arabo-bizantine della Costa.Una palma discretamente vanitosa fa da arredo a ricamare di verde l’angolo di una artistica cancellata a spia di cortile/giardino. Un piazzetta intima e raccolta poco valorizzata e che si presterebbe a concerti  di musica e poesia e a schegge di pièces teatrali a materializzazione visiva di pagine di storia prestigiosa! Una svolta d’obbligo a destra ed eccoci all’ingresso della Chiesa.. E’ a pianta bizantina,divisa in tre piccole navate. Quella centrale è coperta da una volta a botte lunettata. Non mancano i motivi decorativi barocchi a cominciare dall’abside. Bellissimi i finestroni trilobati delle navate laterali da cui piovono fiotti di luce. Artistiche le statue lignee ed il presepe del settecento. Nella lunetta sull’ingresso settentrionale da vedere e da gustare l’affresco di S.Felice, le cui reliquie sono custodite all’interno. La chiesa mi colpi alcuni decenni fa, quando la visitai per la prima volta, anche e soprattutto per le due grosse colonne sormontate da capitelli classici con la scritta “MANSO DUX  ET PATRICIUS FIERI IUSSIT”. Fu la prima volta che lessi il tuo nome. Ti cercai sui libri, a cominciare dalla  *Istoria”  di Matteo Camera e feci scoperte interessanti sul tuo conto, a cominciare proprio dalla chiesa che facesti costruire nel 986. Ma mi incuriosì molto il “Dux” e, soprattutto, il “Patricius”.  E seppi, così, che fu Mansone Fisile o Fuscolo ad assumere, con il favore del popolo, il titolo di Doge  nell’897. Fu, poi, suo figlio Mastalo ad essere insignito per primo del titolo di “Patrizio Imperiale”, che cedeva in dignità’ soltanto alla maestà dell’imperatore. Tu lo reiterasti e lo tenesti con orgogliosa dignità. Gli anni precedenti il tuo insediamento al governo furono piuttosto turbolenti. Mastalo fu vittima di un attentato ad opera del suo successore Sergio I,che portò la dinastia dei Comite Musco sul seggio ducale di Amalfi. Ma fosti tu, suo figlio, che gli succedesti nel 958 a darle prestigio, governando la Repubblica per ben 46 anni. Fosti tentato dalle mire espansionistiche nei confronti del  Principato di Salerno e, con alterne vicende, a volte avesti la meglio, a volte soccombesti. In questo tuo disegno non fosti assecondato dall’aristocrazia amalfitana che ti convinse e quasi costrinse a dedicare le tue maggiori attenzioni ai problemi interni. Cosa che facesti con grande abilità. Ampliasti Amalfi e l’arricchisti di splendidi monumenti. Chiedesti ed ottenesti dal papa Giovanni XV l’elevazione della  chiesa Amalfitana a  rango arcivescovile e metropolitano. Facesti costruire la nuova Cattedrale intitolata a Sant’Andrea Apostolo, oltre naturalmente alla Chiesa di Santa Maria Maggiore  e facesti elevare, a tue spese, quella dei SS Quaranta Martiri di cui oggi resta soltanto ricordo nel nome a Piazza dei Dogi ed anche il Monastero Benedettino di San Lorenzo del Piano., come ci ricorda esplicitamente Matteo Camera “Fece erigere a sue spese il monastero di s. Lorenzo del Piano, di monache benedettine;, sopraddotandolo di rendite”.Tu sai di certo, perché nel mondo della verità si sa tutto di noi mortali, che quel monastero che, dal verde dei limoneti  domina la città con quella fuga di arcate spalancate sull’infinito del mare, ha cambiato destinazione d’uso. Lì da tempo vi dormono il sonno dei giusti i nostri antenati,mentre  i vivi aspettano da decenni un ascensore che eviti loro la via crucis di centinaia di scalini per dare sepoltura ai morti e piangere calde lacrime d’amore sulle loro tombe.Ci vorrebbe il tuo decisionismo, caro Mansone, per risolvere il problema e tacitare la stantia “querelle”, che lacera le opposte fazioni politiche. Ma ci vorrebbe anche più amore per il proprio passato, perchè una società che non rispetta ed esalta il passato  ha un precario presente e non costruisce il futuro. E pertanto non mi dispiacerebbe se un protocollo di intesa tra assessore al ramo e classe docente delle scuole varasse l’iniziativa di “adottare un monumento”, cominciando proprio dalla bella Chiesa di Santa Maria Maggiore,  per tenerla sempre aperta e promuoverne la visita con guide appassionate ed entusiaste, i nostri studenti, che saranno la classe dirigente di domani. E’ una iniziativa a costo zero ma molto utile sul piano didattico e dell’educazione civica e, a lungo andare, darebbe i suoi frutti anche sul piano della promozione turistica. Sono sicuro che tu, caro Mansone, ne saresti felice. anche perchè spendesti una vita per rendere bella e potente la città, tessendo feconde reti diplomatiche per mantenere buoni rapporti di collaborazione con l’Impero Bizantino, con i Paesi Arabi e con i governanti dei Paesi del Nord Europa . E ci riuscisti egregiamente. Così come riuscisti a realizzare una valida politica matrimoniale, che ebbe il suo culmine quando tuo figlio e coreggente Giovanni sposò con una cerimonia fastosa la nobildonna salernitana Regale. Con te Amalfi crebbe nello splendore dei monumenti, nella ricchezza dei traffici, nel rispetto e nella considerazione degli alleati, nel timore dei concorrenti e nemici occulti o palesi. E dai paesi nordici e, soprattutto, da quelli del Mediterraneo accorrevano in tanti a visitarla. E quando lasciasti il mondo terreno nel 1004 consegnasti ai posteri una città così come l’aveva descritta il viaggiatore arabo Ibn Havqal nel 977 nei suoi scritti:” la più prospera di Longobardia, la più nobile, la più illustre per le sue condizioni, la più ricca ed opulenta”.

 

Vorrei che i tanti viaggiatori di oggi lo potessero dire almeno in parte anche di Amalfi dei nostri giorni!!

 

Con ammirazione,stima e riconoscenza, tuo

 

Giuseppe Liuccio

 

g.liuccio@alice.it

 

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