NOCERA SUICIDIO IN OSPEDALE NOVE INDAGATI

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Sono nove le persone sotto inchiesta raggiunte dall’avviso di conclusione delle indagini preliminari per la morte di F. L., il paziente suicida ritrovato legato ad uno spuntone in una stanza del reparto psichiatrico dell’ospedale Umberto I il nove dicembre 2009. • Sono accusati in concorso di “agevolazione colposa di suicidio mediante omissione di attivitá dovuta”. Gli indagati sono il direttore del servizio psichiatrico Francesco Gambardella, la corresponsabile medico di guardia in servizio in quel turno Angela Forte, gli infermieri professionali in servizio Giuseppe Aprea, Matteo Spinelli, Ilaria Coppola e Giovanni Montuori, l’architetto dirigente del settore appalti e lavori edili dell’Asl Salerno uno Francesca Di Monaco, il direttore sanitario del presidio ospedaliero Maurizio D’Ambrosio e il responsabile degli impianti tecnologici ed elettrici dell’ufficio tecnico del presidio ospedaliero Matteo Cappelli. I primi sei, medici e infermieri, avevano ricevuto l’affidamento in cura e sorveglianza del paziente, rimasto in ospedale per quindici giorni, ricoverato in concreto e grave rischio di autolesionismo. • L’uomo aveva provato ad uccidersi il 23 novembre 2009 sui binari ferroviari, dopo un precedente tentativo di impiccagione nel febbraio 2009. In prossimitá del ricovero furono previsti e segnalati con urgenza lavori per eliminare ogni tipo di supporto utilizzabile per gesti pericolosi e autolesivi, ma qualcosa non funzionò. Il gesto, eseguito dal paziente con la corda della vestaglia legata al tubo dello scaldabagno nei locali bagno, accessibili ai degenti, per la procura era prevedibile. Poco prima un altro paziente del reparto aveva provato a togliersi la vita in modo identico. Gambardella, firmatario di una segnalazione di rischio, per l’accusa non verificò l’esecuzione di tutti i lavori e le opere necessarie alla sicurezza. • La dottoressa Forte, di guardia in quelle ore, per l’accusa non vigilò, omettendo di disporre adeguata sorveglianza, mentre gli infermieri, come ipotizzato dall’imputazione formulata, contribuirono all’evoluzione dei fatti lasciando al paziente la cintura poi adoperata per il cappio mortale. Di Monaco si limitò a effettuare un sopralluogo, omettendo di seguire la realizzazione dei lavori per la sicurezza, come lo stesso D’Ambrosio, dirigente che avrebbe dovuto verificare l’eliminazione di ogni pericolo. Infine, il responsabile degli impianti e dei lavori, Cappelli, è accusato di aver eseguito quei lavori solo parzialmente, “lasciando incautamente un supporto tubolare a oltre due metri di altezza sporgente di circa 15 cm dalla parete”, punto d’appoggio per il cappio eseguito dal paziente suicida. • Le indagini curate dal sostituto procuratore Giancarlo Russo sono chiuse: ai nove restano 20 giorni per memorie o interrogatori difensivi prima della richiesta di rinvio a giudizio. Alfonso T. Guerritore

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