BORSE, MILANO A PICCO: -3,7%. CROLLO UNICREDIT E INTESA.BANKITALIA: "ICI NECESSARIA

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ROMA – Titoli bancari a picco e le Borse interrompono bruscamente il trend positivo di ottobre. Tornano i timori per la crisi del debito con il bollettino mensile della Bce che vede «incertezza particolarmente elevata e rischi al ribasso intensificati» adombrando nuove e più drastiche misure per i Paesi in difficoltà. Ma a innescare le vendite sono state soprattutto le anticipazioni della Ue su nuovi requisiti di patrimonializzazione delle banche e i conseguenti timori sulla necessità di nuovi aumenti di capitale. L’andamento negativo di Wall Street ha accelerato la discesa degli indici dopo i dati di Jp Morgan mentre sono stati ignorati i dati macro. Richieste di sussidi per la disoccupazione in calo, debito commerciale stabile eppure i mercati non hanno trovato modo di dare una lettura positiva ai dati e hanno continuato a preferire le vendite. Lo Stoxx Europe 600 Index ha perso l’1,3% mentre l’indice di settore per le banche ha lasciato il 3,68 per cento. «È troppo presto per concludere che i problemi dell’euro zona saranno risolti» commentano gli analisti. Milano si merita la maglia nera (-3,7%) soffrendo insieme alle sue banche mentre lo spread tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi torna a volare sopra i 370 punti base. Il confronto con la Spagna (Madrid -0,92%) , per quanto riguarda i rendimenti segna intanto livelli mai registrati. UniCredit (-12%) e Barclays (-7,38%) sono tra le banche più penalizzate. I requisiti minimi di capitale Core Tier 1, per alcune banche europee saliranno al 9% e secondo una prima stima sono almeno 66 gli istituti che in Europa non supererebbero gli stress test. I titoli delle banche italiane sono stati messi sotto pressione. Intesa Sanpaolo ha perso l’8,15% e Unicredit è tornata sotto quota 1 euro anche se gli operatori leggono dietro questo ribasso un ritracciamento dopo una serie di sedute in volata per un titolo che data l’elevata liquidità tende ad amplifare i movimenti. Pesanti anche le francesi (Parigi -1,33% come Francoforte) con Credit Agricole in ribasso del 5,68% e SocGen del 6,69%, Bnp Paribas del 5,67 per cento. L’attenzione si è concentrata sui bancari ma la seduta è stata tesa anche per il settore materie prime (-2,81%).

BANKITALIA: “REINTRODURRE L’ICI” «Sarebbe necessaria una riflessione sull’opportunità di reintrodurre l’abitazione principale fra gli immobili soggetti a imposta, in particolare l’Ici». Lo ha detto Daniele Franco capo della ricerca economia di Bankitalia in audizione al Senato.

L’esenzione dell’Ici dalle abitazione principali – ha aggiunto Franco – costituisce nel confronto internazionale un’anomalia del nostro ordinamento tributario ed espone al rischio di trasferire una parte rilevante dell’onere dell’imposta su esercizi commerciali e studi professionali o sui proprietari di seconde case».

“FORTE CRESCITA TASSE LOCALI” “Oltre un quinto delle entrate tributarie è di competenza delle amministrazioni locali. La loro quota di entrate è stata pari a oltre il 22 per cento tra il 2000 e il 2010”. Lo ha detto il capo della ricerca economica di Bankitalia Daniele Franco. Quota “in forte crescita rispetto alla media registrata negli anni novanta (oltre il 12%)”. In prospettiva, ha aggiunto, il paniere e il peso delle entrate decentrate sono destinati a “ulteriore incremento” con l’attuazione del federalismo fiscale.

BCE: “PAESI SIANO PRONTI A MANOVRE BIS”  La crescita nell’area euro è a rischio, i conti pubblici sono sotto pressione e i Paesi più «vulnerabili» devono prepararsi a eventuali, nuove manovre aggiuntive. A lanciare l’allarme è la Banca centrale europea, che sta continuando a comprare i titoli di Stato italiani ma osserva: nonostante l’intervento di sostegno iniziato ormai due mesi fa, lo spread italiano nell’ultimo mese si è riavvicinato «ai livelli osservati in agosto, prima che la Bce decidesse di riattivare» gli acquisti. Mentre prosegue il negoziato su come rafforzare il fondo di salvataggio europeo e i mercati s’interrogano su come l’Europa uscirà dalla crisi innescata dagli anelli deboli della ‘Sponda Sud’, la Bce torna a battere il tasto sui problemi strutturali da risolvere e sulle misure da attuare. Il quadro generale è quello di una crescita al lumicino, che rischia di far saltare le previsioni e le manovre fin qui fatte. «Le prospettive economiche – spiega la Bce nel bollettino di ottobre – restano soggette a un’incertezza particolarmente elevata e a rischi al ribasso intensificati». La crescita nella seconda metà d’anno si preannuncia «molto moderata». E dunque, più che mai i Paesi «particolarmente vulnerabili» devono non solo attuare «in modo inequivocabile» le misure già annunciate per riequilibrare i conti. Essi devono anche, nelle attuali circostanze, «essere pronti ad adottare eventuali misure aggiuntive che posano rendersi necessarie».

Proprio oggi, secondo quanto riferiscono fonti di mercato, la Bce è tornata ad acquistare i Btp italiani sul mercato. Ma l’ammontare delle operazioni, nelle ultime settimane, è andato via via diminuendo, come del resto accaduto in precedenza con Grecia, Irlanda, Portogallo: la prima operazione sui titoli italiani e spagnoli, ad agosto, superò i 22 miliardi mentre la scorsa settimana si era ad appena 2,3 miliardi. Una circostanza che, assieme alla constatazione da parte della Bce che lo spread italiano resta alto (oggi ha superato i 370 centesimi), potrebbe segnalare che l’Eurotower si aspetta che ora si muova la politica. Quella europea, con un nuovo consiglio dei ministri economici il 23 ottobre cui la Bce manda a dire che addebitare perdite agli investitori privati minaccia la stabilità finanziaria. E quella nazionale. «Spetta ai governi prendere le misure adeguate», ha detto oggi Trichet in un’intervista alla Bloomberg. Proprio mentre da Vienna Maria Fekter, ministro delle Finanze austriaco, prendeva di mira proprio l’Italia: il problema della crisi dell’eurozona non è la Grecia, ma l’Italia – dice il ministro al Tiroler Tageszeitung – e Roma deve uscirne da sola, l’Europa non può salvarla: «riafferrare anche gli italiani dalla crisi non è possibile. Devono provvedere da soli a un capovolgimento della situazione». Insomma solo gli italiani possono salvare l’Italia, come invocato ieri dal governatore di Bankitalia, e da novembre presidente della Bce, Mario Draghi.

fonte:leggo

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