Il lessico familiare del Quartetto Liasion

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Domenica sera alle ore 19 la formazione  si esibirà a Sapri, nell’auditorium delle Scuole Elementari “J.F. Kennedy”, preludio all’inaugurazione del cartellone dell’Associazione “Antonio Vivaldi”

 

 

 

 

 

 

 

Di Olga Chieffi

 

Il preludio all’inaugurazione dell’atteso cartellone dell’Associazione “Antonio Vivaldi” di Sapri, presieduta da Alessandra Maresca e Cristina Branda, sarà affidato ad una formazione particolare, il quartetto con pianoforte. Domenica sera, alle ore 19, i riflettori dell’auditorium delle Scuole Elementari “J.F.Kennedy” si accenderanno sul giovanissimo quartetto Liaison, composto da Paolo Lambardi al violino, Michal Duris alla viola, Pierluigi Marotta al violoncello e Tommaso Lepore al pianoforte. Il concerto sarà inaugurato dal quartetto op.47 in Mi bemolle maggiore, composto dal Robert Schumann nel 1842. L’opera si adagia su toni salottieri e genericamente disimpegnati; lavorando con le strutture classiche. Schumann è qui spesso ridondante e prolisso, soprattutto nell’ultimo movimento dove, dopo la riesposizione, egli ripete anche una sintesi dello sviluppo prima di una lunga coda. Il neo di questa pagina è innanzitutto espressivo: vi si manifesta un’allegria tutta accademica e stereotipata che rende l’opera piuttosto monotona ed incapace di donare emozioni profonde; né basta il bell’andante cantabile, con il suo motivo struggente, a generare una dialettica avvincente. Schumann sembra semplicemente imitare degli archetipi; e imitare  significa sempre ripetere ad un livello inferiore, meno convincente e intimamente motivato. La stessa scrittura appare impacciata e poco efficace poiché molto spesso gli archi si limitano a raddoppiare il pianoforte, rivelando la poca autonomia delle varie voci; la polifonia risulta allora illusoria, frutto di artificiosi raddoppi o, quanto meno, riconducibile all’interno della parte pianistica di cui gli archi sembrano essere solo un’aggiunta inessenziale. La seconda parte della serata sarà interamente dedicata al quartetto di Johannes Brahms op.25 in Sol Minore, composto in un lasso di tempo molto lungo dal 1860 al 1861. Il quartetto si presenta con un Allegro di forma insolita: il primo tema, espressivo e misterioso, costituito di due idee ben distinte, appare al pianoforte, al quale si aggiungono in ordine successivo dal grave all’acuto gli altri tre strumenti, ed è immediatamente riproposto con sonorità piena ed energica; seguono il secondo tema, di intensa contabilità, affidato inizialmente al violoncello, ed il terzo più vigoroso e marcato. Il materiale tematico subisce, poi, una complessa elaborazione e, dopo la riesposizione, il movimento chiude con un’ampia coda basata sul primo tema. Il secondo movimento è un Intermezzo (Allegro ma non troppo), sognante e dolcemente malinconico; esso inaugura quella serie di Allegretti-Intermezzi che, soprattutto nella produzione sinfonica, sostituiranno nell’opera brahmsiana lo scherzo; vivace ed irrequieto è invece il Trio. L’Andante con moto, tripartito, alterna il carattere cantabile delle due sezioni estreme con quello eroico e marziale della sezione centrale. Un ampio Rondò alla zingarese (Presto), dalla scrittura estremamente virtuosistica e dal ritmo incalzante, conclude l’opera nell’imitazione della popolaresca musica zigana. Proprio per questa nuova concezione di tipo sinfonico, questa splendida pagina fu trascritta per orchestra nel 1937 da Arnold Schonberg.

 

by olga.chieffi@virgilio.it