ALLISON, IL PIRATA IN CARCERE. I REATI: OMICIDIO COLPOSO E OMISSIONE DI SOCCORSO

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AREZZO – Ha tentato di cancellare ogni prova. Trovato il pezzo di ricambio da un carrozziere, ha portato la sua Volvo verde in un’officina a Prato. Forse, sperava che non lo rintracciassero ma quando s’è reso conto d’essere braccato ha scelto di costituirsi. Ora è in carcere. Così, Pietro Stefanoni, 56 anni, commerciante originario di Montefiascone ma da anni residente a Incisa Valdarno, s’è presentato stamane, alle 10, alla caserma dei carabinieri di San Giovanni Valdarno per raccontare la sua verità sulla tragica morte di Allison Owens, 23 anni, travolta e uccisa mentre faceva jogging, domenica pomeriggio sulla statale 69, a San Giovanni Valdarno. In serata, dopo circa 12 ore di interrogatorio, il pm Margo Dioni ha deciso il fermo di Stefanoni che è stato trasferito nel carcere di Sollicciano. Le ipotesi di reato sono omicidio colposo e ommissione di soccorso. Quel pomeriggio di cinque giorni fa, Allison, in Toscana per fare la guida turistica ad un gruppo di connazionali, ha indossato tuta e scarpe da tennis, Ipod nelle orecchie, ed è uscita dalla casa che occupava da qualche giorno con altri ragazzi. Stava tornando indietro, probabilmente, quando è stata travolta e, probabilmente, sbalzata in un canale di scolo poco al di sotto della strada e oltre il guard-rail. Praticamente scomparsa per tre giorni, Allison, fino a quando mercoledì mattina i carabinieri, che da domenica continuavano a battere la zona alla sua ricerca, hanno rinvenuto il cadavere a filo d’acqua. Allison aveva una profonda ferita alla tempia destra, compatibile e altre infrazioni del cranio, secondo il medico legale che ha eseguito l’autopsia, compatibili con l’ipotesi di un incidente stradale. I carabinieri stavano già lavorando a questa pista. Il primo elemento preso in esame è stata una traccia di vernice verde rimasta sul guard-rail, vicino al punto in cui è stato trovato il cadavere della ragazza. Escluso che si trattasse di un ‘vecchiò incidente, sono cominciate le ricerche del tipo di vernice e della marca dell’auto. Non solo: il pirata della strada che, secondo i carabinieri, stava percorrendo la statale 69 del Valdarno da sud, da Montevarchi, verso Incisa, ovvero verso nord, andava probabilmente di fretta. La sua presenza sulla statale è stata poi ripresa dalle telecamere presenti sulla strada. Si poteva così cominciare a incrociare i dati: marca dell’auto, targa, e così via. Fino ad arrivare al carrozziere che aveva avuto l’incarico di riparare il danno provocato dall’impatto. «Alla luce delle nostre indagini, quella di costituirsi è stata una scelta obbligata», ha commentato in conferenza stampa il colonnello Antonio Frassinetto, del comando carabinieri di Arezzo. Come dire, per noi era questione di ore. Pietro Stefanoni, proprio stamattina, ha dapprima contattato un legale, l’avvocato Francesco Maresca, molto noto anche per aver assistito al processo di Perugia i familiari di Meredith Kercher. Poi, con il suo difensore s’è presentato ai carabinieri di San Giovanni Valdarno. «Sono stato colto da un colpo di sonno», avrebbe spiegato l’uomo che ha giustificato il forte ritardo con cui s’è presentato ai carabinieri affermando di essersi reso conto solo mercoledì di quello che era accaduto dopo aver appreso alla tv che il corpo di una ragazza era stato trovato proprio su quella strada dove lui era stato colto da un colpo di sonno andando a sbattere contro il guard-rail. Stefanoni avrebbe anche spiegato di essere tornato dopo poco sul luogo dell’impatto, con la moglie, ma di non aver trovato nessuno. Le sue dichiarazioni, però, non hanno convinto il magistrato che ha disposto per lui il carcere. Anche la donna avrebbe smentito di averlo accompagnato.

IL MATTINO DI NAPOLI