Sant´Agnello: Cisterne e tettoie in amianto abbandonati sul Nastro Azzurro.

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Sant’Agnello: Amianto abbandonato.

di Vincenzo Maresca.

Sant’Agnello. Potenzialmente cancerogeno, ancora presente nelle contrade periferiche in case rurali ed in costruzioni realizzate oltre cinquanta anni fa, l’amianto continua a rappresentare un problema per chi deve disfarsene senza sostenere costi proibitivi e spesso ingiustificati. Anche disfarsi di tegole in lastre di cemento amianto per il semplice rifacimento di un tetto costringe a volte determinate persone a scegliere la soluzione più comoda, da effettuare con il favore delle tenebre e lontano da occhi indiscreti. Prima era comodo abbandonarlo vicino ai cassonetti, che adesso non ci sono più, ora si può trovare agli angoli delle strade, soprattutto quelle collinari, lasciato come rifiuto speciale in attesa che qualcuno lo scopra e lo rimuova. Succede da qualche giorno sulla panoramica di via “Nastro Azzurro”, nella frazione collinare dei Colli di Fontanelle, dove nelle vicinanze di un rudere qualcuno ha pensato bene di abbandonare qualche quintale di amianto costituito da vecchi cisternoni per l’acqua e decrepite lastre di copertura, in bella vista, eppure non denunciato nonostante l’obbligo di segnalazione di manufatti contenenti amianto tanto nelle proprietà private quanto sulle pubbliche strade. Il Comune attraverso l’ufficio ecologia informa i cittadini delle procedure per il rilievo e lo smaltimento di questo particolare rifiuto speciale di difficile trattazione il cui termine deriva dal greco immacolato, incorruttibile, perpetuo, inestinguibile, composto da fibre sottili ed addensate che fanno lievitare alle stelle i costi per il suo smaltimento. Un motivo più che valido per indurre molti ad abbandonarlo semplicemente per le strade. In penisola sorrentina stranamente non esistono consorzi in grado di assicurare lo smaltimento di questo costosissimo materiale, per le strade campeggiano invece striscioni pubblicitari di ditte specializzate del territorio stabiese e dell’hinterland napoletano. Resistente dal punto di vista meccanico ed a temperature di 500 gradi viene spesso miscelato ad altre sostanze che portano la sua resistenza ad oltre 600 gradi. Dopo i costi sostenuti per lo smaltimento a volte torna da dove è venuto semplicemente sotto forma diversa.