AMANDA È A SEATTLE.

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PERUGIA – Amanda Knox ritorna a casa, a Seattle, sorridente e felice, preparandosi a un avvenire molto mediatico, anche se per ora dice di volersi dedicare alla famiglia portando nel cuore l’Italia e gli italiani che l’hanno aiutata. Raffaele Sollecito torna a guardare il suo mare a Giovinazzo e a mangiare pesce, «rinato una seconda volta», come ha detto il padre. E nel Bel Paese la sentenza che li ha mandati assolti dopo 4 anni di carcere e una condanna in primo grado a 26 e 25 anni, fa scoppiare una dura polemica che parte dalle parole dai famigliari della vittima, Meredith Kercher – «Verdetto grottesco. Non c’è giustizia: chi ha ucciso insieme a Guede?» – e arriva alla dichiarazione del coordinatore del Pdl Angelino Alfano: «In Italia per gli errori giudiziari nessuno paga».

In mezzo restano i pubblici ministeri che annunciano il ricorso in Cassazione e difendono l’operato della polizia scientifica: «I veri colpevoli del delitto sono liberi – così commenta il pm Manuela Comodi – la relazione della polizia scientifica è seria, precisa, puntuale e attendibile, a differenza della perizia».
A ribattere ad Alfano ci ha pensato subito il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Luca Palamara: «Sono allibito che Alfano, che è stato ministro della Giustizia, non sappia che nel nostro ordinamento ci sono tre gradi di giudizio. E mi sembra sgradevole che non si perda occasione per denigrare l’intera magistratura».

Intanto, però, sulla giustizia italiana dibattono anche gli Stati Uniti e l’Inghilterra. Così David Cameron incredulo: «Pensiamo ai Kercher. Quei genitori avevano avuto una risposta su quel che era successo alla loro figlia e adesso non l’hanno più». Eppure è proprio Londra a dedicare ad Amanda Knox un trattamento da star. Sbarcata nella terra di Meredith, in attesa del volo per gli Usa, è stata ospitata nella Windsor Suite, utilizzata normalmente dalla regina Elisabetta e dalla famiglia reale ma anche affittata a pagamento da diverse celebrità del mondo. Da assassina a diva innocente il passo è breve e a Mez nessuno pensa più. (di Chiara Prazzoli)

VIETTI: “CHI PARLA DI ERRORE IGNORA IL SISTEMA”
 «Parlare di errore giudiziario di fronte a una sentenza di secondo grado che modifica il verdetto del Tribunale significa ignorare il funzionamento del nostro sistema giudiziario». Lo dice il vicepresidente del Csm, Michele Vietti, dopo che ieri Angelino Alfano aveva parlato di giudici che non pagano per i loro errori. «Il nostro sistema giudiziario – fa notare Vietti – si articola su tre gradi di giudizio per approdare a una sentenza definitiva». Il vicepresidente del Csm ritiene inoltre «improprio scatenare un tifo da stadio, tanto più intorno a una sentenza non definitiva, sulla base delle proprie emozioni».

PRESIDENTE CORTE: “CRITICHE? ASPETTARE LE MOTIVAZIONI” «Era un caso difficile, controverso, ma abbiamo fatto quello che era nella nostra coscienza»: lo afferma il presidente della Corte che ha assolto Amanda Knox e Raffaele Sollecito dall’accusa di omicidio di Meredith Kercher, Claudio Pratillo Helmann, il quale, in una intervista a Qn, commenta le critiche espresse ai media dalla procura sulla sentenza. Affermazioni anche aspre, fatte a caldo, di cui Pratillo Helmann dice di non essere a conoscenza: «Non lo so. La procura leggerà la sentenza e farà le sue valutazioni». Netta, invece, la risposta alle contestazioni della piazza: «Troppa tensione, troppo fragore – ha detto – è la conseguenza dell’eccessivo interesse mediatico che ha suscitato questo caso. La gente si carica. Io l’ho detto in udienza. Avevo chiarito che non era una partita di pallone e non volevo vedere il tifo. Invece così…si creano troppe aspettative». «E poi – ha aggiunto – ci sono sfondi politici, molti volevano in carcere Amanda solo perchè americana». «Avevo un’ottima giuria, un ottimo giudice a latere – osserva nell’intervista – e la nostra decisione è secondo coscienza».

AMANDA È ATTERRATA A SEATTLE. «Ringrazio tutti quelli che hanno creduto in me e mi hanno difeso»: sono queste le parole di un’Amanda Knox raggiante, appena atterrata all’aeroporto della sua città, Seattle.
Sono trascorse da poco le 02.00 del mattino (ora italiana) quando l’aereo che trasporta la famiglia Knox tocca il suolo della città statunitense.

Per i numerosi giornalisti in attesa dell’arrivo di Amanda viene organizzata una breve conferenza stampa. Parla, dapprima, uno dei legali della famiglia, l’avvocato Theodore Simon, per affermare che «il caso non stava in piedi», per esprime apprezzamento per «il coraggio» dei giudici che hanno esaminato di nuovo tutta il caso in appello, e anche per ricordare che «Amanda e Meredith erano amiche».
Poi prende la parola il padre, Curt Knox, che ringrazia la città di Seattle, chiunque abbia creduto in Amanda ed il team di avvocati italiani che hanno fatto «un lavoro magnifico».

E quando tocca a lei parlare, Amanda esordisce con una battuta: «Mi devo ricordare di parlare in inglese», La ragazza ha proseguito parlando e gesticolando nervosamente, in preda alla commozione: «La mia famiglia è la cosa più importante e ora voglio solo stare con loro». Poi ammette: «Guardando la mia città dall’aereo… non mi sembrava vero». E ora è mistero sulla sua destinazione.

BONGIORNO: “PM VOLEVANO UN COLPEVOLE A TUTTI I COSTI”
 Nel processo di Perugia «ci sono stati due errori. Il primo è quello di considerare subito il caso completamente chiuso. Quattro giorni dopo il delitto, Amanda e Raffaele sono stati portati subito dentro e i titoli dei giornali davano già per risolto l’omicidio. Il secondo errore è stato quello di rendere questo processo amandocentrico. Anche questo ha impedito di cercare meglio». A dirlo Giulia Bongiorno, avvocato di Raffaele Sollecito, in un’intervista alla Stampa. Il momento decisivo del dibattimento, «dal punto di vista della difesa, credo sia stato il fatto che abbiamo insistito sull’indispensabilità della perizia», afferma Bongiorno. «Se avessimo avuto paura, e in molti processi sono proprio gli imputati a temere di più certi esami, io penso proprio che non avremmo ottenuto questo risultato». La presidente della commissione Giustizia alla Camera, intervistata anche dal Fatto Quotidiano, spiega di aver creduto nell’innocenza di Raffaele. «Se volevo difenderlo non potevo che essere certa della sua innocenza, perchè sono un personaggio pubblico, una parlamentare e insieme con Michelle Hunzicker dirigo una associazione contro la violenza sessuale. Per non compromettere tutto questo dovevo crederci fino in fondo». Amanda e Raffaele, prosegue Bongiorno, «sono stati condannati in primo grado perchè lei era giovane, carina, disinibita. Ovvero: mediaticamente perfetta per interpretare il ruolo di colpevole». Per questo «per difendere Raffaele dovevo demolire lo stereotipo falso su Amanda. Erano uniti, salvare solo lui sarebbe stato impossibile». A deciderlo, aggiunge, «è stato Raffaele, ed è un’altra prova. Se anzichè difenderla avesse detto ‘non ricordò, ne usciva pulito. Lui la difende perchè si sente innocente».

IL RICORSO IN CASSAZIONE. Il pubblico ministero Manuela Comodi non ha dubbi: con l’assoluzione di Raffaele Sollecito e Amanda Knox «non è stata fatta giustizia». Il ricorso in Cassazione contro la sentenza di ieri sera della Corte d’assise di Perugia sicuramente ci sarà ribadisce l’altro pm Giuliano Mignini, il magistrato che ha seguito l’indagine fin dalle battute iniziali il quale non nasconde intanto la sua «delusione umana» per come sono andate le cose. Ma per il segretario del Pdl ed ex ministro della Giustizia Angelino Alfano «la sentenza di assoluzione per Knox e Sollecito fa pensare che in Italia per gli errori giudiziari nessuno paga». Poche ore dopo il pronunciamento dei giudici, i magistrati che hanno rappresentato l’Ufficio del pubblico ministero sono già al posto di lavoro. Anche per loro la pressione dei media è forte ma entrambi si lasciano sfuggire pochi commenti. Prima di pronunciarsi intendono aspettare le motivazioni delle assoluzioni. Una giornata di pausa se la prendono invece i due giudici che hanno guidato la Corte, il presidente Claudio Pratillo Hellman e quella «a latere» Massimo Zanetti. I loro uffici rimangono vuoti per l’intera giornata. La Comodi, come già fatto in requisitoria, torna a difendere il lavoro della polizia scientifica. «Ho letto – dice – una relazione tecnica precisa, puntuale e attendibile, al contrario della perizia». Quella disposta in secondo grado che ha ritenuto «non attendibili» i risultati degli accertamenti.

Per il pm l’appello per l’omicidio di Meredith Kercher «è la dimostrazione che la giustizia italiana con il secondo grado di giudizio può ribaltare le sorti del processo». «Offre quindi – aggiunge – le massime garanzie. Ma in questo caso non è stata fatta giustizia». Ieri sera, a caldo, la Comodi si era già detta sicura che la Cassazione «farà giustizia» di una sentenza ritenuta «abbondantemente preannunciata». Mignini, pur esprimendo rispetto per la Corte, dice di non avere condiviso la sentenza. «Non c’ erano i presupposti – prosegue – per rinnovare l’istruttoria dibattimentale». Per il magistrato la delusione è però soprattutto «umana» oltre che processuale. «Mi porterò sempre dietro – ha ribadito – gli occhi di Meredith quando venne trovato il cadavere». E di «sentenza errata e contraddittoria» aveva parlato poco dopo il dispositivo. «C’ è una pronuncia di primo grado che condannava gli imputati – erano state la parole di Mignini – e ora ce ne è una d’appello che li assolve. Sarà la Cassazione a stabilire chi ha ragione». Alfano si chiede invece: «se la detenzione di Amanda è stata ingiusta, chi la risarcirà? Chi pagherà mai per una detenzione ingiusta sua e di Raffaele Sollecito?». «Io – conclude il segretario del Pdl – mi attengo all’esito del giudizio della Corte, che ha dichiarato innocenti i due, con ciò affermando implicitamente che la detenzione non doveva esserci».

Amanda a Fiumicino (video Ansa.it)

REVISIONE PROCESSO PER RUDY Al momento è solo un’ipotesi ma dopo l’assoluzione di Raffaele Sollecito e di Amanda Knox dall’accusa di avere ucciso Meredith Guede, per Rudy Guede potrebbe aprirsi la strada verso una eventuale revisione del processo al termine del quale è stato definitivamente condannato a 16 anni di reclusione per lo stesso delitto. Condanna che sta scontando dal 2007 nel carcere di Viterbo. Al momento i difensori dell’ivoriano, Walter Biscotti e Nicodemo Gentile, non fanno alcun commento sulla sentenza nei confronti dei due ex fidanzati. Nei giorni scorsi, però, i legali avevano in qualche modo ipotizzato che sarebbe stato valutato un ricorso alla revisione in caso di loro assoluzione. Guede è stato l’unico dei tre accusati dell’omicidio Kercher a scegliere il rito abbreviato. Ha sempre ammesso la sua presenza nella casa del delitto, negando però di averla uccisa. Omicidio avvenuto – secondo la sua versione – mentre era in bagno.

Condannato in primo grado a 30 anni di reclusione, a Guede la pena è stata ridotta a 16 anni in appello e confermata in Cassazione. Nella sentenza 7195 della prima sezione penale depositata nel febbraio scorso, i giudici hanno premesso di essere chiamati a giudicare solo la responsabilità dell’ivoriano e l’eventuale partecipazione di altri è stata esaminata solo per verificare le circostanze che consentono di addebitargli la colpa, per la sua parte, o di misurare diversamente l’apporto della sua condotta. La Cassazione non ha avuto comunque dubbi nel concordare sul fatto che l’omicidio, come stabilito dai giudici di merito, è frutto del «concorso di più persone». Senza tuttavia indicarne i nomi. Per i supremi giudici Meredith Kercher venne ferita mortalmente da una «violenza collettiva» nata da intenti sessuali e dalla «volontà orgiastica» dei suoi assassini. Prima che il suo caso possa essere riesaminato, la sentenza a carico di Sollecito e della Knox dovrà comunque diventare definitiva. Dovranno essere poi esaminate le motivazioni per valutare se si sia creato un cosiddetto contrasto di giudicato. Strada della revisione che però non ritiene praticabile l’avvocato Luca Maori, uno dei difensori di Sollecito. «Il rito abbreviato – spiega – non fa stato in quello ordinario. Non credo proprio si possa arrivare a un contrasto di giudicato».

ALFANO: “NESSUNO PAGA PER GLI ERRORI GIUDIZIARI” 
La sentenza di assoluzione per Amanda Knox e Raffaele Sollecito fa pensare che «in Italia per gli errori giudiziari nessuno paga». Lo ha detto l’ex ministro della Giustizia, Angelino Alfano, parlando con i giornalisti a margine di alcuni suoi incontri con i vertici del Ppe in veste di segretario del Pdl. Nel merito della sentenza Alfano ha osservato che «i tre gradi di giudizio sono fatti proprio per consentire ripensamenti». «Il tema che mi viene in mente, e che è giusto, è che – ha continuato Alfano – se la detenzione di Amanda è stata ingiusta, chi la risarcirà? Chi pagherà mai per una detenzione ingiusta sua e di Raffaele Sollecito?». «Io – ha concluso Alfano – mi attengo all’esito del giudizio della Corte, che ha dichiarato innocenti i due, con ciò affermando implicitamente che la detenzione non doveva esserci. In Italia il tema è che per gli errori giudiziari nessuno paga».

ANM: “ALLIBITI DA ALFANO” «Sono allibito che Alfano, che è stato ministro della Giustizia, non sappia che nel nostro ordinamento ci sono tre gradi di giudizio. E mi sembra sgradevole che non si perda occasione per denigrare l’intera magistratura». Lo ha detto il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Luca Palamara intervistato da Sky

fonte:leggo