«Le donne morte nel crollo di Barletta lavoravano in nero a quattro euro l´ora»

0

Si indaga per disastro colposo e omicidio plurimo. Napolitano: sciagura inaccettabile. Ditta sconosciuta all’Inps

ROMA – Lavoravano in nero, senza contratto, le operaie morte nel crollo della palazzina di via Roma, nel centro di Barletta. Lo raccontano i parenti delle vittime, assiepati davanti all’obitorio del Policlinico di Bari dove si trovano i corpi delle operaie in attesa dell’autopsia. «Era gente – dicono – che lavorava per sopravvivere». Secondo una parente delle vittime, le operaie lavoravano per una paga di 4 euro l’ora. Sono quattro le donne che lavoravano nel maglificio situato nel seminterrato della palazzina morte ieri nel crollo della palazzina (Matilde Doronzo, di 32 anni, Giovanna Sardaro, di 30 anni, Antonella Zaza, di 36 anni, Tina Ceci, di 37 anni) e una ragazzina di 14 anni, Maria Cinquepalmi, figlia dei titolari del laboratorio tessile. Sono tutti in buone condizioni intanto i sei feriti del crollo. Sotto osservazione in particolare, una donna incinta al quinto mese di gravidanza, estratta dalle macerie un’oretta circa dopo il crollo, e un’altra donna tirata fuori cinque ore dopo. Gli altri quattro feriti sono stati invece colpiti di striscio perché si trovavano nei pressi della palazzina quando è avvenuto il crollo. La magistratura di Trani indaga per disastro colposo e omicidio. Sono due le inchieste aperte sul crollo della palazzina di tre piani a Barletta, in via Roma. Il pm Giuseppe Maralfa ha avviato due fascicoli: all’ipotesi del disastro colposo, si è aggiunta quella per omicidio plurimo colposo, accusa al momento a carico di ignoti. E poi ci sono verifiche sull’attività dell’opificio. In queste ore, polizia e carabinieri stanno raccogliendo documenti e informazioni sui risultati del sopralluogo effettuato venerdì 30 settembre scorso nello stabile crollato da parte di vigili del fuoco e tecnici comunali. La Guardia di finanza, invece, è stata delegata a raccogliere notizie sul maglificio e se fossero rispettati i requisiti minimi sul piano della sicurezza. Numerose persone, tra le quali abitanti della palazzina crollata che erano fuori casa al momento della tragedia, sono state ascoltate dagli investigatori. Le audizioni si tengono nel commissariato di polizia di Barletta ma alle indagini collabora anche l’arma dei carabinieri. Al vaglio sono le tante denunce sui rischi di staticità dell’edificio in seguito ai lavori di demolizione di un rudere attiguo in corso da tempo per far posto ad un nuovo stabile. E’ stata anche sequestrata la documentazione relativa alle autorizzazioni ottenute nel tempo per svolgere i lavori di demolizioni propedeutici alla costruzione del nuovo manufatto da parte del proprietario dell’area e dell’impresa edile alla quale erano stati affidati i lavori. La Guardia di finanza, dal canto suo, sta acquisendo notizie sull’attività del maglificio, ubicato in un locale al piano terra dell’edificio, soprattutto per verificare la sussistenza dei requisiti previsti dalla normativa sulla sicurezza sui luoghi di lavoro e dalla regolarità delle assunzioni. Napolitano: sciagura inaccettabile. L’inaccettabile ripetersi di terribili sciagure, laddove si vive e si lavora, impone l’accertamento rigoroso delle cause e delle responsabilità, e soprattutto l’impegno di tutti, poteri pubblici e soggetti privati, a tenere sempre alta la guardia sulle condizioni di sicurezza delle abitazioni e dei luoghi di lavoro con una costante azione di prevenzione e vigilanza». Lo scrive Giorgio Napolitano in un messaggio al sindaco di Barletta. Profondamente colpito dal tragico bilancio del crollo, Napolitano ha espresso al sindaco Nicola Maffei «sentimenti di commossa e affettuosa partecipazione al dolore delle famiglie delle vittime» e ha rivolto ai feriti «gli auguri di una pronta guarigione, manifestando all’intera comunità di Barletta, già duramente colpita negli anni da analoghi gravi eventi, la solidarietà di tutto il Paese. L’inaccettabile ripetersi di terribili sciagure, laddove si vive e si lavora – sottolinea il capo dello Stato – impone l’accertamento rigoroso delle cause e delle responsabilità, e soprattutto l’impegno di tutti, poteri pubblici e soggetti privati, a tenere sempre alta la guardia sulle condizioni di sicurezza delle abitazioni e dei luoghi di lavoro con una costante azione di prevenzione e di vigilanza». La Cgil: ditta sconosciuta all’Inps. «Abbiamo fatto delle verifiche – afferma il segretario generale della Cgil Bat, Luigi Antonucci – e dalle nostre ricerche sembra che le donne lavorassero in nero e che l’azienda fosse completamente sconosciuta all’Inps. Purtroppo molte sono le lavoratrici che accettano situazioni analoghe perché‚ guadagnare pochi euro al giorno serve comunque per mandare avanti la famiglia e per prendersi cura dei propri figli».

IL MATTINO DI NAPOLI