Perugia, Raffaele e Amanda, un processo (vero) come un reality show, in attesa della sentenza

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Oltre i limiti. Un processo (vero) trattato come un reality show. Tutto è uno show. Così non valgono tanto le prove, la discussione tecnica sulle perizie contestate, ma come Raffaele e Amanda sanno presentarsi al pubblico. Hanno già parlato dichiarandosi naturalmente innocenti. Che senso ha? Non capisco come il presidente del Tribunale abbia potuto concedere un’opportunità del genere. Poi non lamentiamoci se la gente non sa più distinguere tra realtà e funzione. Come può se è tutto uguale?

Una volta si parlava genericamente di “processo mediatico”. Dopo Perugia non è più un modo di dire. Non sono i protagonisti ad andare in televisione, ma è la televisione ad andare dai protagonisti.

Il presidente della corte ha chiesto rispetto “per la bellissima ragazza che è stata brutalmente uccisa, e per la sorte dei due giovani imputati”. Per questo, ha chiesto di evitare “tifoserie da squadra”. E di chi è la colpa? La sentenza è prevista non prima delle 20 di questa sera.

Processo di Perugia,n rito celebrato davanti alle parabole e alle telecamere di tutto il mondo: come in un set cinematografico del noir internazionale. Con almeno tre nazioni direttamente coinvolte: la nostra, l’America e l’Inghilterra.

Di fronte al nuovo scenario giudiziario che avanza e porta con sé l’ipotesi per niente remota di una assoluzione, è comprensibile che lo scontro in aula sia stato molto acceso. Soprattutto in queste ultime udienze: le parti hanno giocato tutto le loro carte per convincere la Corte. Sia sul piano giuridico, sia su quello più strettamente emotivo e umano. (…) Il verdetto sarà pronunciato in diretta tv, ma senza pubblico in aula per motivi di spazio: 360 le testate accreditate. E la Cnn in pole position”.

p.s. g.f.